UE accelera sull’adesione di Kiev, ma la Lega è contro: “L’Ucraina è in guerra: significa sicurezza e conti a rischio”.

Bruxelles è pronta a compiere un passo formale verso l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore nella giornata di oggi, 27 maggio 2026, la Commissione Europea starebbe orientandosi verso la proposta di apertura del primo gruppo di capitoli negoziali — i cosiddetti cluster — da sottoporre al Consiglio Affari Generali del prossimo 16 giugno. Quella riunione precede il summit europeo di capi di Stato e di governo, che si preannuncia come uno dei più politicamente densi degli ultimi anni.
Cosa sono i cluster negoziali
Nel processo di adesione all’Unione Europea, i cluster sono raggruppamenti tematici di capitoli che coprono aree specifiche del diritto e delle politiche comunitarie — dall’economia alla giustizia, dallo stato di diritto alla concorrenza. L’apertura formale di un cluster non significa adesione automatica: si tratta di un lungo percorso di allineamento normativo e istituzionale che può richiedere anni, come dimostrano le esperienze dei paesi balcanici, fermi da decenni in corridoi d’attesa.
L’avanzamento verso Kiev, tuttavia, assume un significato politico rilevante: è un segnale che Bruxelles intende mantenere aperta la prospettiva europea per l’Ucraina, anche nel mezzo del conflitto armato ancora in corso con la Russia.
La Lega si oppone
Non tutti, però, condividono questo orientamento. Sempre nella giornata di oggi, l’ANSA ha riportato la posizione netta della Lega, che si è espressa contro l’ingresso di Kiev nell’Unione Europea. Il partito di Matteo Salvini si inserisce così in un fronte critico che guarda con preoccupazione all’allargamento in piena fase bellica, sollevando interrogativi legittimi sulla tenuta delle istituzioni europee di fronte a un paese in guerra, sulle implicazioni in termini di sicurezza collettiva e sugli oneri economici che un’eventuale adesione comporterebbe per gli stati membri.
Il nodo geopolitico
L’accelerazione di Bruxelles sul dossier ucraino va letta nel contesto più ampio di un conflitto che non accenna a concludersi e di trattative tra grandi potenze — Washington e Mosca in testa — che sembrano seguire canali paralleli rispetto alle dichiarazioni ufficiali. La prospettiva di un’Ucraina nell’UE, lungi dall’essere una questione meramente tecnica, è anche un elemento del grande scacchiere negoziale in cui si discute il futuro dell’ordine europeo.
Ci si chiede, tra l’altro, se Bruxelles stia davvero agendo nell’interesse dei propri cittadini o se stia inseguendo un’agenda che privilegia l’espansione geopolitica a scapito della coesione interna — mentre gli investimenti produttivi calano e la competitività dell’eurozona continua a perdere terreno rispetto a Cina e Stati Uniti.
I prossimi passi
L’appuntamento del 16 giugno al Consiglio Affari Generali sarà dunque un momento-chiave. La Commissione dovrebbe presentare la propria raccomandazione formale, che poi dovrebbe ricevere il via libera degli stati membri. Non è scontato che il processo scorra senza ostacoli: le posizioni di paesi come l’Ungheria — storicamente critica sull’allargamento verso est — e le resistenze di forze politiche come la Lega potrebbero complicare il percorso.