L’Ue all’Italia: “Preoccupa l’indipendenza della Rai”. Solo ora?

Bruxelles si è svegliata. Nel capitolo italiano del rapporto sullo Stato di diritto 2026, pubblicato oggi, la Commissione europea esprime “preoccupazioni” per i rischi che gravano sul “funzionamento indipendente” e sulla “sostenibilità finanziaria” della Rai, e invita l’Italia a tutelare la libertà di stampa. Fari accesi anche sul caso Paragon, lo spyware usato contro giornalisti italiani, e sulla mancata riforma della diffamazione.
Fermi tutti. Rileggiamo: l’Unione europea si accorge oggi, nel luglio del 2026, che la televisione pubblica italiana ha un problema di indipendenza dalla politica. Benvenuti nel mondo reale. Da queste parti lo diciamo da vent’anni, e non ci siamo limitati a dirlo: Byoblu, insieme a Generazioni Future, ha promosso una class action contro la Rai proprio per ottenere la fine della lottizzazione partitica e la restituzione ai cittadini dei canoni ritenuti illegittimi. Mentre a Bruxelles compilavano rapporti, qui si andava in tribunale.
Cosa dice il rapporto Ue sulla Rai
Il cuore dei rilievi è la governance. La Commissione registra che lo stallo sulla nomina del presidente del cda è stato letto da diverse parti interessate come “un esempio delle carenze delle norme attuali nel proteggere efficacemente la Rai dai rischi di influenze indebite”. Tradotto dal burocratese: i partiti si spartiscono viale Mazzini e le regole attuali glielo consentono. Chi l’avrebbe mai detto.
C’è poi il nodo dei soldi: il taglio di 10 milioni di euro ai finanziamenti pubblici per il 2026, che il governo motiva con la razionalizzazione dei costi e che la stessa Rai considera un rischio per la propria sostenibilità. E c’è la riforma all’esame del Senato, pensata per allineare l’Italia all’European Media Freedom Act (Emfa): per gli stakeholder va “nella giusta direzione”, ma “può essere migliorata”. Il commissario alla Giustizia Michael McGrath è stato chiaro: l’obiettivo è “garantire la piena attuazione” dell’Emfa, inclusa “la garanzia dell’indipendenza dei media di servizio pubblico”. E la vicepresidente Henna Virkkunen ha aggiunto che “l’indipendenza editoriale deve sempre essere salvaguardata”.
Stampa, Paragon e diritto di protesta
Il rapporto non risparmia il resto: nessun progresso sulla riforma della diffamazione e sulla tutela delle fonti giornalistiche, indagini ancora in corso sul caso Paragon per identificare i responsabili dell’uso del software spia contro i cronisti, e “preoccupazione” per i decreti sicurezza, tra reato di blocco stradale e fermo preventivo fino a 12 ore, per il loro possibile impatto sullo spazio civico.
Le reazioni sono arrivate puntuali. Il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli parla di criticità “certificate anche quest’anno” e chiede al legislatore di recepire le raccomandazioni. L’Usigrai invita ad “ascoltare l’allarme”. Dal Pd, l’eurodeputato Alessandro Zan attacca: “Il rapporto certifica il declino dello Stato di diritto sotto il governo Meloni”. Il governo, dal canto suo, rivendica che la riforma in Parlamento rafforzerà indipendenza e stabilità finanziaria della Rai. Ognuno recita il proprio copione, come da tradizione.
La lottizzazione non è nata ieri
La lottizzazione della Rai non è un’invenzione di questo governo né del precedente: è il sistema operativo di viale Mazzini da decenni, con tutti i colori politici al timone. Chi oggi si straccia le vesti citando il rapporto Ue, ieri nominava i propri direttori di rete. E chi oggi minimizza, domani griderà allo scandalo quando toccherà agli altri spartirsi le poltrone.
Per questo il punto non è il rapporto in sé, che fotografa l’ovvio con qualche anno di ritardo. Il punto è cosa si fa. Byoblu una strada l’ha indicata e percorsa: un’azione legale dei cittadini, per i cittadini, per chiedere che chi paga il canone in bolletta — obbligato per legge — abbia in cambio un servizio pubblico e non un megafono dei partiti di turno.
Quindi grazie, Bruxelles, per la diagnosi. Ma se qualcuno lassù vuole davvero l’indipendenza della Rai, non serve un altro rapporto: basta dare ragione a chi la lottizzazione l’ha portata davanti a un giudice. Noi il canone lo conosciamo bene. È il prezzo che i cittadini pagano per farsi raccontare dalla politica quanto è brava la politica.