ALLARME UE all’Italia: tagliate i consumi. Crisi in arrivo.

Il commissario europeo per l’Energia, il danese Dan Jørgensen, ha scritto ai ministri dell’Energia dei 27 Paesi dell’Unione. Chiede di valutare misure per ridurre i consumi di gas ed elettricità in vista dell’inverno. La lettera, diffusa venerdì, parla di una «crisi dei prezzi collegata a una crisi dell’offerta». All’origine ci sono due fattori. Il primo è la guerra con l’Iran, iniziata il 28 febbraio con i bombardamenti di Stati Uniti e Israele. Il secondo è la concorrenza dei compratori asiatici sui carichi di gas naturale liquefatto (GNL, il gas trasportato via nave). Gli stoccaggi europei sono pieni intorno al 70%. L’Italia è oltre l’86%.
Cosa chiede Bruxelles ai governi
Jørgensen invita i governi a «prendere in considerazione di adottare, o continuare ad adottare, misure che possano sostenere le iniezioni o ridurre la domanda di gas ed elettricità per tutto il tempo necessario». Le iniezioni sono il gas pompato nei depositi sotterranei durante l’estate, da consumare d’inverno. Secondo il commissario, la situazione non è migliorata dal primo avvertimento, lanciato a marzo.
L’elenco delle misure ricalca il 2022:
- meno consumi elettrici nelle ore di punta, quando entrano in funzione le centrali a gas;
- incentivi a spostare i consumi in altre fasce orarie, tramite contatori intelligenti e tariffe differenziate;
- tetti alle temperature negli edifici pubblici;
- stop al riscaldamento all’aperto;
- spegnimento dell’illuminazione pubblica non necessaria di notte.
Nessun obbligo. Jørgensen scrive che le misure di riduzione della domanda, se volontarie e ben pianificate, si sono rivelate utili durante la crisi del 2022. Restano sul tavolo i piani nazionali di emergenza, con strumenti più pesanti. Tra questi, i contratti interrompibili, con cui i grandi consumatori accettano di essere staccati in cambio di condizioni più vantaggiose. E la conversione delle centrali dal gas ad altri combustibili. Anche gli eventuali aiuti a famiglie e imprese, per il commissario, dovrebbero essere mirati e temporanei. Sussidi generalizzati terrebbero artificialmente alta la domanda.
Stoccaggi di gas: Italia all’86%, Germania al 57%
I dati di Gas Infrastructure Europe, l’associazione che riunisce i gestori delle infrastrutture del gas, fotografano un’Europa spaccata. La media Ue è al 70,62%, poco meno di 799 terawattora (TWh). La Germania è ferma al 57%, pari a 141 TWh. L’Italia è all’86,3%, con 175 TWh: prima in Europa per volumi. Rispetto a un anno fa, il livello medio europeo è più basso di circa 12 punti percentuali.
Il confronto al 9 settembre rende l’idea: media europea al 67,33%, contro il 79,63% dello stesso giorno del 2025. Anche l’Italia era scesa, dall’89,68% all’84,06%, per poi recuperare nel corso del mese. Snam, la società che gestisce la rete e gli stoccaggi italiani, punta al 90% entro fine ottobre.
La regola europea fissa un obiettivo del 90%, da raggiungere in qualsiasi momento tra il 1° ottobre e il 1° dicembre. Le flessibilità previste consentono di scendere all’80% in condizioni normali e al 75% nei casi estremi. Già a luglio il Gruppo di coordinamento del gas, l’organismo in cui Commissione e Stati membri monitorano la sicurezza delle forniture, aveva giudicato sufficiente l’80%. Ora Jørgensen invita esplicitamente a usare quella soglia, per evitare acquisti affannosi su un mercato già teso.
La logica è semplice: comprare molto gas quando costa caro fa salire ancora il prezzo. Il risultato pratico, però, è che l’asticella si abbassa mentre la prima economia dell’Unione è indietro di oltre 13 punti sulla media. Chi ha riempito i depositi lo ha fatto nei mesi dei rincari, pagando il gas a prezzi elevati.
Prezzi del gas più che raddoppiati dall’inizio della guerra
Il riferimento per il gas europeo è il TTF, la piattaforma di scambio olandese su cui si formano i prezzi all’ingrosso. Oggi quota intorno ai 72 euro per megawattora, circa 40 euro in più rispetto a fine febbraio. A inizio settembre, secondo la Commissione, il gas valeva 71,40 euro, contro i 32 di un anno prima. Nello stesso periodo il TTF ha toccato i massimi dalla fine del 2022. Giovedì il contratto per ottobre ha chiuso in rialzo del 5,74%, a 76,13 euro, dopo l’intervento del presidente iraniano Masoud Pezeshkian all’Assemblea generale dell’Onu.
Gli analisti non escludono picchi oltre i 100 euro nei mesi più freddi. Succederebbe se le esportazioni di GNL dal Golfo non riprendessero o se la manutenzione degli impianti norvegesi limitasse a lungo le forniture. La stessa Commissione, nello scenario di uno shock prolungato sullo Stretto di Hormuz, stima prezzi intorno agli 80 euro nell’ultima parte dell’anno. Da Hormuz, oggi di fatto chiuso, passa normalmente il 20% del petrolio e del GNL mondiali.
Una lettera al posto di una politica energetica
Bruxelles stessa esclude un’emergenza fisica. Il Gruppo di coordinamento del gas, riunito giovedì, ha confermato la stabilità delle forniture. La lettera lo ribadisce: gli stoccaggi sono «eccezionalmente bassi» e la situazione «resta difficile», ma non ci sono «rischi immediati per la sicurezza degli approvvigionamenti». Il problema è il prezzo. E la risposta è chiedere ai cittadini di abbassare il termostato.
Jørgensen sostiene che l’Unione sia più attrezzata rispetto al 2021, grazie a più capacità di importare GNL, più rinnovabili e una domanda in calo. Resta un dato strutturale: circa l’80% del gas consumato nell’Ue arriva dall’estero. Sostituire i gasdotti russi con le navi ha legato l’Europa a un mercato globale dove compete con l’Asia, e dove ogni crisi nel Golfo si scarica sulle bollette.
C’è poi chi punta il dito sulle scelte di Bruxelles. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, sostiene che la politica energetica europea abbia appesantito il costo dell’energia rispetto a Stati Uniti e Cina. Nel mirino c’è l’ETS, il sistema che obbliga chi emette CO2 ad acquistare quote: quel costo entra nel prezzo dell’elettricità, soprattutto quando è il gas a fissarlo. La Commissione ha proposto una revisione mirata dell’ETS in nome della competitività. Guerra, tagli alle forniture e domanda mondiale restano comunque fattori decisivi dei rincari.
Intanto, alla pompa
In Italia il caro energia corre anche sui carburanti. Con il dimezzamento dello sconto sulle accise, da 12,2 a 6,1 centesimi al litro, il gasolio al self ha raggiunto 2,35 euro e la benzina 2,15. Eni ha fissato un tetto sui propri impianti: 2,19 euro per il gasolio, 1,99 per la verde. Per Tabarelli è «un piccolo aggiustamento» che «conferma proprio quanto stia diventando grave» la situazione. Gli autotrasportatori minacciano lo sciopero: il credito d’imposta esclude i mezzi sotto le 7,5 tonnellate e quelli delle categorie meno recenti.
L’8 ottobre il governo incontrerà gli operatori della raffinazione. Sul fronte dell’offerta, il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha prorogato di cinque anni il decreto che consente a Eni di perforare il pozzo offshore Lince, alla ricerca di gas nel tratto di mare tra Gela e Licata.