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Esteri

USA: in Iran bruciati armamenti per tre anni. Se si apre fronte anche con la Cina son guai! Ora investimenti quadruplicati per recuperare!

Un’analisi del CSIS stima che alcune munizioni critiche non torneranno ai livelli pre-bellici prima del 2030-2031.
Byoblu·01 giugno 2026
Esteri — Byoblu

Washington, fine maggio 2026 — A oltre un mese dalla fine della campagna militare americana contro l’Iran e dall’entrata in vigore del cessate il fuoco (7 aprile 2026), emergono i primi bilanci sull’impatto che l’operazione ha avuto sugli arsenali delle forze armate statunitensi. Secondo un’analisi pubblicata mercoledì 27 maggio dal Center for Strategic and International Studies (CSIS), think tank bipartisan con sede a Washington, il Pentagono avrebbe bisogno di almeno tre anni per riportare alcune delle sue scorte di armamenti ai livelli precedenti al conflitto.

La campagna e il consumo di munizioni

L’operazione, denominata “Epic Fury” e durata 38 giorni, avrebbe colpito oltre 12.000 obiettivi secondo quanto dichiarato dal Comando Centrale americano (CENTCOM). Il CSIS stima che nel corso delle operazioni siano stati lanciati più di 1.000 missili Tomahawk (TLAM), una cifra che supera di gran lunga la media annua di approvvigionamento degli ultimi dieci anni, pari a circa 86 unità. Per ricostituire quelle scorte potrebbero essere necessari quattro o cinque anni, con un orizzonte temporale indicato tra il 2030 e il 2031.

Il rapporto segnala anche un significativo consumo di intercettori del sistema THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) — fino a 290 unità impiegate, secondo le stime — e di missili Patriot. Le riserve di THAAD, sempre secondo l’analisi, non tornerebbero ai livelli precedenti prima della metà o della fine del 2029.

La «finestra di vulnerabilità»

Gli autori del rapporto avvertono che questa situazione avrebbe creato una «finestra di vulnerabilità» qualora si profilasse un conflitto nel Pacifico occidentale, in chiaro riferimento a possibili scenari che coinvolgano la Cina. Il CSIS sottolinea tuttavia che, allo stato attuale, gli Stati Uniti disporrebbero «di munizioni sufficienti per qualsiasi scenario plausibile nella guerra con l’Iran».

Il documento include anche una nota su Pechino: la Cina sarebbe «pienamente consapevole di non avere recente esperienza di combattimento» e di aver subito una sconfitta nel suo ultimo conflitto, quello contro il Vietnam nel 1979. Secondo gli autori, questa asimmetria potrebbe contribuire a preservare l’effetto deterrente fino al ripristino delle scorte americane.

Le posizioni ufficiali

Il Pentagono non ha ancora reso pubblici i dati ufficiali sulle munizioni consumate, adducendo ragioni di sicurezza operativa. Jules Hurst III, comptroller ad interim del Dipartimento della Difesa, avrebbe riferito al Congresso a inizio maggio che il conflitto è costato circa 29 miliardi di dollari, con ulteriori spese ancora attese.

La Casa Bianca ha risposto con toni critici all’analisi del CSIS. La portavoce aggiunta Anna Kelly ha affermato che le forze armate americane dispongono di «più che sufficienti munizioni e scorte per realizzare tutti gli obiettivi strategici del presidente Trump e oltre», aggiungendo che «i think tank non hanno accesso alle informazioni riservate e non sanno di cosa parlano».

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha invece riconosciuto che il ripristino degli arsenali richiederà «mesi e anni», a seconda dei sistemi considerati, ma ha sottolineato che il processo sarebbe già in corso. Trump ha incontrato i vertici di alcuni dei principali produttori della difesa americana — tra cui Lockheed Martin, Northrop Grumman, Boeing e Raytheon — annunciando successivamente l’intenzione di quadruplicare la produzione di armamenti cosiddetti «di alta fascia».

Sviluppi attesi

La situazione descritta nel rapporto del CSIS risale alla fine di maggio 2026 e potrebbe essere nel frattempo evoluta. Nei prossimi mesi si attende che il Congresso esamini le richieste di finanziamento aggiuntivo per il riarmo e che il Pentagono fornisca ulteriori dettagli sull’entità delle munizioni effettivamente consumate durante l’operazione.


Fonti:

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