Usa-Iran, accordo di pace raggiunto: firma il 19 giugno in Svizzera

Washington/Teheran, 14 giugno 2026 – Nel giorno del suo ottantesimo compleanno, Donald Trump ha annunciato il raggiungimento di un accordo di pace con la Repubblica Islamica dell’Iran. Il conflitto, iniziato il 28 febbraio scorso, si chiude con una cerimonia ufficiale di firma fissata per venerdì 19 giugno in Svizzera.
L’annuncio ufficiale
L’ufficialità è arrivata attorno alle 23:15 di domenica 14 giugno, attraverso un messaggio pubblicato su X dal premier pakistano Shehbaz Sharif, che ha svolto il ruolo di mediatore super partes nella crisi. «A seguito di intensi colloqui, siamo lieti di annunciare che l’Accordo di Pace tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran è stato raggiunto», ha scritto Sharif, specificando che entrambe le parti hanno dichiarato «la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano», e che «la cerimonia ufficiale di firma avrà luogo venerdì 19 giugno in Svizzera».
Quindici minuti dopo, alle 23:29, Trump ha confermato personalmente l’intesa sulla sua piattaforma Truth Social: «L’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è ora completo. Congratulazioni a tutti!». Il presidente americano ha contestualmente autorizzato la piena riapertura dello Stretto di Hormuz al transito internazionale e la rimozione immediata del blocco navale statunitense, concludendo con un messaggio diretto alle navi commerciali di tutto il mondo: «Accendete i motori. Lasciate fluire il petrolio».
Gli effetti immediati
L’intesa produce conseguenze operative immediate. Lo Stretto di Hormuz — passaggio strategico per circa il 20% del traffico mondiale di petrolio, che il conflitto aveva di fatto paralizzato — torna accessibile alla navigazione internazionale. I combattimenti cessano su tutti i fronti, incluso il Libano, dove le operazioni erano proseguite fino alle ultime ore, anche a causa di un raid israeliano su Beirut che, secondo quanto riferito da fonti americane, aveva ritardato di alcune ore la firma elettronica a distanza.
Sulla gestione concreta del traffico nello Stretto, l’agenzia iraniana Fars ha precisato che il coordinamento sarà affidato a Iran e Oman.
La posizione di Teheran
La conferma iraniana è arrivata circa mezz’ora dopo, affidata al viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, con toni più cauti rispetto a Washington. Il funzionario ha chiarito che «il testo dell’intesa sarà reso pubblico solo dopo la firma ufficiale di venerdì», e che «nei prossimi sessanta giorni proseguiranno i negoziati per un accordo definitivo». Gharibabadi ha anche tenuto a sottolineare che «l’accordo non equivale a fidarsi degli Stati Uniti» e che rappresenta «il risultato della vittoria sul campo dell’Iran».
I contenuti dell’intesa: nucleare e sanzioni
Alcuni dettagli sui contenuti dell’accordo erano stati anticipati da Trump in un’intervista al Wall Street Journal pubblicata pochi minuti prima dell’annuncio ufficiale. Secondo quanto dichiarato dal presidente americano, l’Iran non riceverà finanziamenti, ma potrà beneficiare di un alleggerimento parziale delle sanzioni. Sul dossier nucleare, Trump è stato netto: Teheran non potrà mai dotarsi di un’arma atomica, ma la questione dello smantellamento delle scorte esistenti non è urgente e sarà affrontata nei prossimi uno o due mesi. Trump ha anche escluso esplicitamente che un cambio di regime in Iran rientri tra i propri obiettivi.
La variabile israeliana
L’incognita principale che pesa sull’accordo resta la posizione di Israele. Il premier Benjamin Netanyahu, principale alleato regionale di Washington, avrebbe già espresso contrarietà, ritenendo che l’intesa metta a rischio gli interessi di sicurezza israeliani. La cessazione delle ostilità in Libano è vincolante per le parti firmatarie, ma non è chiaro se e come Israele intenda rispettare i termini di un accordo concluso senza il suo consenso.
Il contesto
Il conflitto tra Stati Uniti e Iran era scoppiato il 28 febbraio 2026 ed era rapidamente coinvolto anche il fronte libanese. La crisi aveva prodotto un grave impatto sull’economia globale, principalmente attraverso la chiusura dello Stretto di Hormuz, con effetti diretti sui mercati energetici internazionali. La mediazione pakistana — con il premier Sharif nei panni di interlocutore neutrale — ha rappresentato uno degli elementi inattesi della crisi diplomatica.
Nei prossimi giorni, tutti gli occhi saranno puntati sulla cerimonia di Ginevra del 19 giugno e sulla risposta israeliana, che potrebbe ridefinire gli equilibri già fragili di questa tregua.