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Esteri

Vadym Ermolaev, l’oligarca ucraino ferito a Monaco: chi è il “re di Dnipro”

Chi è Vadym Ermolaev, l’oligarca ucraino ferito ieri a Monaco: dall’impero nell’edilizia e negli alcolici alle sanzioni di Zelensky per i presunti legami con la Russia.
Byoblu·30 giugno 2026
Esteri — Byoblu
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L’attentato compiuto ieri nel Principato di Monaco ha ferito Vadym Ermolaev, 58 anni, imprenditore ucraino noto come l’ex «re di Dnipro». Il nome di Ermolaev non è nuovo alle cronache: nel dicembre 2023 era già finito al centro di un provvedimento governativo firmato dal presidente Volodymyr Zelensky, che aveva disposto il congelamento dei suoi beni per dieci anni su impulso del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (SBU).

Un impero costruito negli anni del dopo-Urss

Origini a Dnipro, uno dei principali poli industriali del Paese, e passaporto cipriota dal 2017: Ermolaev è, per molti versi, un prodotto tipico della stagione di transizione post-sovietica. Nella metà degli anni Novanta, quando l’economia ucraina si stava convertendo alle regole del mercato, fonda il gruppo Alef, destinato a diventare un conglomerato attivo in settori molto diversi tra loro: sviluppo immobiliare, edilizia, agroalimentare, produzione e distribuzione di bevande alcoliche.

Sotto il marchio Alef Estate nascono alcuni dei simboli architettonici della Dnipro moderna: il centro commerciale Most-City, il complesso residenziale e commerciale Cascade Plaza, il business center Bosphorus. Parallelamente, Ermolaev diventa uno dei principali sostenitori della comunità ebraica locale, finanziando tra l’altro il complesso religioso della sinagoga Golden Rose, in collaborazione con il movimento Chabad-Lubavitch. Nel 2021 Forbes lo inserisce tra le cento persone più ricche d’Ucraina.

Le sanzioni del 2023 e l’accusa di legami con la Russia

Il punto di svolta nella vicenda di Ermolaev arriva il 23 dicembre 2023, quando Zelensky firma il decreto presidenziale n. 850/2023, che recepisce una decisione del Consiglio per la sicurezza nazionale e la difesa. Il provvedimento applica sanzioni personali della durata di dieci anni, con congelamento dei beni.

A muoversi non è la presidenza di propria iniziativa, ma l’SBU, l’intelligence interna ucraina: una circostanza che, secondo gli osservatori, segnala come il caso Ermolaev sia stato classificato come questione di sicurezza nazionale. Stando alle accuse formulate dai servizi segreti di Kiev, alcune società riconducibili all’imprenditore avrebbero continuato a operare in Crimea anche dopo l’annessione della penisola alla Russia nel 2014, adeguandosi alla legislazione di Mosca e versando le imposte alle autorità russe.

Ermolaev ha contestato il decreto davanti alla Corte Suprema ucraina, ma i ricorsi presentati sono stati respinti e i giudici hanno confermato la legittimità delle misure restrittive.

Il contesto: la guerra e la caccia agli oligarchi

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio. Dall’inizio dell’invasione su larga scala della Russia in Ucraina, avviata nel febbraio 2022, il governo di Kiev ha moltiplicato i procedimenti contro uomini d’affari accusati di mantenere rapporti economici con Mosca o con i territori occupati. Le sanzioni a carico di Ermolaev rientrano in questa stagione di stretta, che ha colpito figure con profili molto diversi e ha sollevato, in alcuni casi, interrogativi sull’effettiva proporzionalità delle misure e sulle garanzie processuali.

L’attentato di ieri a Monaco — le cui circostanze e mandanti restano ancora da accertare — riporta all’attenzione internazionale una figura che si trovava già al crocevia tra affari, politica e sicurezza. Le autorità monegasche e quelle ucraine non hanno, fino a questo momento, rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’identità o sulle eventuali motivazioni dei responsabili.

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