Vannacci sfida il centrodestra: «O con noi o con von der Leyen»

Roma, 13 giugno 2026. All’Auditorium della Conciliazione, con circa 1.700 tra delegati e ospiti in sala, Roberto Vannacci ha tenuto a battesimo ufficiale Futuro Nazionale, il partito da lui fondato dopo la rottura con la Lega. Un’assemblea costituente che ha il sapore di una dichiarazione di guerra politica — non alla sinistra, ma soprattutto al centrodestra che siede a Palazzo Chigi.
«Noi rappresentiamo lo scarto e la feccia, e siamo orgogliosi di esserlo. In Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e fierissimi di esserlo»: con queste parole, volutamente provocatorie, Vannacci ha scelto di aprire il suo intervento, trasformando l’insulto in vessillo identitario e costruendo attorno a sé la narrativa del movimento che non si piega al potere costituito.
La sfida al centrodestra: «O con noi o con von der Leyen»
Il cuore politico del discorso è però altrove. Vannacci ha lanciato una domanda retorica destinata a rimbalzare nelle stanze dei leader della coalizione di governo: «O con noi di Futuro Nazionale, guardiani del sovranismo e della cittadinanza, o con von der Leyen, Draghi, multinazionali e globalismo?»
La mossa è politicamente chirurgica. Occupando lo spazio del sovranismo coerente — quello che non si ferma alle parole ma si misura sui voti in Parlamento europeo — Vannacci punta a intercettare un elettorato che si sente tradito da un centrodestra percepito come sempre più allineato alle posizioni europeiste. E lo fa ribaltando l’accusa che gli viene rivolta: non è lui ad aiutare la sinistra, dice, ma chi continua a sostenere l’agenda Draghi e il Green Deal.
«Perché dovrei allearmi con un’alleanza di centrodestra che porta avanti quelle politiche?», ha chiesto dal palco, ricordando come Forza Italia abbia più volte votato in Europa fianco a fianco con Pd, M5S e Avs su provvedimenti che lui considera in contraddizione con i valori della destra. Una ricostruzione mai smentita nei fatti, e che mette i partiti della maggioranza di fronte a una domanda scomoda.
Significativo il dettaglio sul metodo: pur rispondendo di fatto alle critiche della premier Giorgia Meloni, Vannacci non ha mai pronunciato il suo nome in sala. «Se avrà una domanda da farmi, me la fa direttamente»: una scelta che evita lo scontro frontale e lascia aperta una porta, mentre mantiene intatta la postura autonoma.
Un vuoto di rappresentanza da riempire
La strategia di Futuro Nazionale è leggibile proprio in questa logica: non posizionarsi come alternativa generica al sistema, ma incunearsi in uno spazio preciso — quello degli elettori sovranisti delusi da chi governa senza mantenere le promesse. Uno spazio che i sondaggi, stando a quanto riportato da Il Sole 24 Ore, indicano in crescita, con FnV quasi a tallonare la Lega nei consensi.
Il partito si presenta già con otto deputati in Parlamento e dichiara circa 100mila adesioni. Durante l’assemblea verranno scelti i 100 componenti dell’organismo dirigente e verrà definito un programma che, oltre ai tradizionali cavalli di battaglia — remigrazione, stop agli aiuti militari all’Ucraina, difesa della famiglia tradizionale — intende affrontare anche temi come fisco, scuola, imprese e sanità, ancora largamente da dettagliare.
Il centrodestra risponde a mezza voce
I vertici della coalizione hanno scelto di non presenziare personalmente all’evento, inviando invece delegazioni di esponenti locali — una decisione concordata tra Meloni, Salvini, Tajani e Lupi, secondo quanto riferisce Il Sole 24 Ore. Un segnale di distanza che però non chiude definitivamente i conti con un partito in crescita.
Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione di FdI, ha commentato che chi vota come «Schlein, Boldrini e Ricciardi» ha evidentemente fatto la propria scelta. Il vicesegretario della Lega Claudio Durigon ha parlato di «incompatibilità ideologica» e ha sottolineato che «il muro lo ha messo lui», non votando la fiducia al governo. Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha ribadito la stessa posizione.
Dall’interno di FnV, tuttavia, il deputato Edoardo Ziello ha respinto le accuse, sostenendo che è chi non mantiene le promesse a indebolire il centrodestra, non Vannacci. E ha evocato il parallelo con il cordone sanitario costruito da Merz contro AfD in Germania — «peraltro senza riuscirci», ha puntualizzato.
Domani le proposte?
Vannacci parlerà nuovamente domenica mattina, nel discorso conclusivo della due giorni, quando dovrà tradurre la narrazione antisistema in una proposta politica concreta e strutturata. Sarà quello il vero banco di prova: trasformare la notorietà del generale e il malcontento che intercetta in un progetto capace di reggere nel tempo e alle urne. Sperando che non si tratti di un nuovo Cinque Stelle.