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Cultura

Vasco Rossi rompe il silenzio sui conflitti: «La musica è resistenza contro i sociopatici guerrafondai»

Il rocker parte da Rimini con il VascoLive26. Ma la domanda resta aperta: perché ci vogliono decine di migliaia di morti civili prima che gli artisti trovino la voce?
Byoblu·30 maggio 2026
Cultura — Byoblu

Rimini, 30 maggio 2026. Allo stadio “Romeo Neri”, Vasco Rossi ha aperto questa sera la data zero del suo VascoLive26, il tour che lo porterà in giro per l’Italia fino all’estate. Poche ore prima di salire sul palco, il rocker di Zocca ha rilasciato alcune dichiarazioni che vanno ben oltre la promozione di uno spettacolo: parole nette sulla guerra, sul potere, sui «sociopatici» che guidano grandi potenze mondiali e sulle vittime civili dei conflitti contemporanei.

Dichiarazioni coraggiose, per carità. Ma che arrivano — è lecito domandarsi — dopo quante decine di migliaia di bambini uccisi sotto le bombe?

Le parole che pesano

In un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, Vasco non ha usato mezzi termini. Parlando del contesto geopolitico attuale, ha descritto un mondo in cui «le prepotenze premono sulla legge del più forte» e in cui «individui particolarmente sociopatici» si trovano a capo di potenze enormi, spartendosi il mondo «con gli artigli» mentre le vittime sono sempre e solo civili: «Nelle guerre moderne non muoiono più i soldati, muore la gente comune, che viene massacrata. Sono senza casa e vivono in mezzo a enormi sofferenze, mentre i miliardari potenti restano nascosti nei loro bunker e si arricchiscono sempre di più».

Parole che suonano giuste. Parole che, però, in molti aspettavano da tempo.

Il coraggio tardivo degli artisti

Qui sta il nodo critico che non può essere ignorato. Vasco Rossi è uno degli artisti italiani più seguiti e influenti degli ultimi cinquant’anni. Il suo pubblico si misura in centinaia di migliaia di persone a concerto, milioni di ascoltatori sui social. Eppure, per sentirlo parlare con questa chiarezza di guerra, di potere, di vittime civili, si è dovuto aspettare il 2026 — mentre i conflitti che ha evocato durano da anni, mietendo vittime tra cui un numero ancora non definitivamente accertato di minori.

Lo stesso Vasco, peraltro, si è schermito dietro le sue canzoni: «Non ho bisogno di fare discorsi dal palco perché non li faccio mai. Le canzoni parlano chiarissimo per chi vuole sentire». Una posizione intellettualmente onesta — e coerente con la sua storia artistica — ma che di fatto ha rinviato per anni una presa di posizione pubblica esplicita su conflitti concreti e identificabili.

Non è questione di prendersela con Vasco in particolare: il problema è sistemico. La gran parte del mondo dello spettacolo italiano e internazionale ha mantenuto un silenzio prudente — o si è limitata a dichiarazioni vaghe e non compromettenti — mentre le guerre continuavano. Il richiamo di Vasco alla canzone Non siamo mica gli americani («noi non possiamo sparare in giro») è emblematico: il brano esiste da decenni, ma solo adesso viene riletto come «scritto per oggi».

La musica come resistenza: basta, o serve di più?

Vasco ha definito la musica «una forma attiva di resistenza contro la violenza, l’odio e la paura», citando persino Spinoza sul potere che ha bisogno della tristezza del popolo per perpetuarsi. Concetti profondi, condivisibili. Ma la resistenza attraverso le canzoni, da sola, ha fermato qualche bomba? Ha salvato qualche bambino?

Il dibattito è aperto anche nel mondo della cultura. Il cantautore Francesco De Gregori, citato nell’intervista, ha dichiarato di sentirsi «in imbarazzo» davanti ai proclami degli artisti sul palco contro le guerre. Vasco ha risposto con rispetto: «Ognuno fa quello che sente la propria coscienza». Ma forse è proprio questo il problema: la coscienza degli artisti si è svegliata troppo tardi, e troppo lentamente.

Il tour e i prossimi appuntamenti

Il VascoLive26 partirà ufficialmente da Rimini questa sera, con una scaletta costruita attorno agli anni Ottanta — inclusa Vado al Massimo, portata a Sanremo nel 1982, e Marea, mai eseguita dal vivo prima d’ora. Il tour proseguirà nelle prossime settimane in altri stadi italiani. Per il 2027, anno in cui Vasco festeggerà i cinquant’anni di carriera, l’artista ha lasciato aperta la possibilità di concerti con oltre 500mila spettatori complessivi — e persino un ritorno a Sanremo: «Non ho niente contro Sanremo», ha detto. «Chi vivrà, vedrà».

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