Codice 7500 sul volo Ryanair Porto-Dublino: «Mi stanno seguendo»

Martedì sera il volo Ryanair FR7073, partito da Porto e diretto a Dublino, è tornato indietro pochi minuti dopo il decollo. Il comandante ha inserito sul transponder il codice 7500, il segnale internazionale di possibile dirottamento. L’allarme è partito da una passeggera di 48 anni. Stando alla ricostruzione del tabloid britannico Mirror, la donna ha consegnato a un’assistente di volo alcuni fogli di carta da recapitare al pilota, sostenendo di essere seguita da tre persone a bordo. Ryanair ha poi definito l’episodio una falsa segnalazione. Resta da chiarire che cosa sia successo alla donna una volta a terra.
Dal decollo al rientro: la cronologia del volo Ryanair
L’aereo, un Boeing 737-8 MAX immatricolato EI-IJK, è decollato dall’aeroporto Francisco Sá Carneiro alle 22:25. Poco dopo, la passeggera ha avvicinato l’equipaggio con i suoi fogli. Secondo quanto riportato dalla stampa, le autorità portoghesi hanno descritto il suo comportamento come incoerente. Alcune fonti la indicano come cittadina brasiliana.
Il comandante ha scelto la procedura più severa. Il transponder è l’apparecchio di bordo che comunica ai radar di terra identità e quota dell’aereo. Ogni volo trasmette un codice numerico di quattro cifre, e alcune combinazioni sono riservate alle emergenze. Il 7500 indica una «interferenza illecita»: un dirottamento, un’intrusione in cabina di pilotaggio o un’altra minaccia a bordo. Serve a lanciare l’allarme in modo discreto, senza parlare alla radio.
A confermare la trasmissione del codice è stato José Correia Guedes, ex pilota della compagnia portoghese TAP e autore di testi di aviazione, in un intervento su X: «Al passaggio del livello di volo 120, il comandante ha inserito nel transponder il codice 7500, segnalando un tentativo di dirottamento o un’intrusione in cabina di pilotaggio». Il livello di volo 120 corrisponde a circa 12.000 piedi, poco più di 3.600 metri.
Guedes ha descritto anche i passaggi successivi: «L’equipaggio ha chiesto assistenza radar per rientrare in aeroporto e ha domandato che venissero avvertite le autorità. Con il supporto del controllo del traffico aereo, il Boeing 737 è atterrato senza problemi a Porto, quasi a mezzanotte, e la polizia PSP ha preso in carico l’incidente». La PSP, Polícia de Segurança Pública, è la polizia civile nazionale portoghese, competente anche per la sicurezza negli scali. Sui tempi del rientro le ricostruzioni non coincidono: altre fonti parlano di un atterraggio circa 35 minuti dopo il decollo.
Cosa succede quando scatta lo squawk 7500
L’ex pilota ha spiegato il meccanismo: «Quando il codice 7500 viene inserito nel transponder di un aereo, sui pannelli dei controllori del traffico aereo scatta automaticamente un allarme. Segue una conferma, perché a volte il codice viene inserito per errore, dopodiché vengono avvisate le autorità e i servizi di emergenza».
Guedes ha precisato di non poter stabilire se si sia trattato di un vero tentativo di dirottamento o del comportamento problematico di una passeggera. In ogni caso, ha aggiunto, «quella passeggera ha ora un grosso problema da affrontare».
La versione di Ryanair e il ritardo
Un portavoce della compagnia ha dichiarato al Mirror che il volo è rientrato «a causa di una falsa segnalazione di sicurezza» e che l’incidente è stato «risolto rapidamente». L’aereo è rimasto a terra circa due ore. È ripartito poco prima dell’1:30 di mercoledì ed è atterrato a Dublino intorno alle 3:15, con circa due ore e mezza di ritardo.
Il ritardo ha anche un risvolto economico per i passeggeri. Il regolamento europeo 261 del 2004 riconosce un risarcimento forfettario solo per ritardi all’arrivo di almeno tre ore, ed esclude le «circostanze eccezionali», tra cui rientrano i rischi per la sicurezza. Chi era su quel volo, con ogni probabilità, non avrà diritto a un indennizzo.
Il nodo irrisolto: che fine ha fatto la passeggera
Sulla donna circolano due versioni incompatibili. Il quotidiano portoghese Correio da Manhã sostiene che sia stata identificata e poi fatta risalire sullo stesso aereo, «senza che la polizia verificasse le sue accuse». Altri organi di stampa portoghesi riferiscono invece che gli agenti l’avrebbero scortata fuori dall’aeroporto per un comportamento definito «molesto». Finora nessuna comunicazione ufficiale ha chiarito quale sia la versione corretta.
La differenza non è di dettaglio. Se la prima versione fosse confermata, la passeggera avrebbe volato fino a Dublino insieme alle tre persone che diceva di temere, senza che nessuno avesse accertato se la sua paura avesse un fondamento. In quel caso l’etichetta di «falsa segnalazione» sarebbe il giudizio della compagnia, e non l’esito di un accertamento reso pubblico.
In volo la procedura ha funzionato. Un comandante che riceve un biglietto del genere non può verificarlo a 12.000 piedi, e il protocollo gli impone di trattarlo come una minaccia. La parte debole della vicenda sta a terra. Un allarme di questo livello ha mobilitato controllori, forze dell’ordine e servizi di emergenza, e ha immobilizzato un aereo pieno per due ore. A due giorni di distanza, la formula «risolto rapidamente» resta l’unica spiegazione ufficiale. Una conferma della PSP sulla sorte della passeggera e sulle eventuali verifiche delle sue accuse direbbe se la risposta è stata proporzionata alla minaccia o se il caso è stato soltanto archiviato in fretta.