Wanna Marchi e Stefania Nobile premiate in Campidoglio per la “cultura”. Ecco tutta la storia.

Wanna Marchi e Stefania Nobile sono state premiate in Campidoglio con il «Premio Internazionale della Cultura». È successo mercoledì 23 settembre nella Sala della Protomoteca, uno degli spazi di rappresentanza del Comune di Roma. Madre e figlia hanno ricevuto il riconoscimento per i libri che hanno pubblicato quest’anno. Le immagini della serata sono circolate sui social nei giorni successivi e hanno aperto una polemica. Ne è stata investita anche l’Assemblea capitolina, cioè il consiglio comunale di Roma.
Il Premio Internazionale della Cultura e i libri premiati
Il P.I.C., acronimo di Premio Internazionale della Cultura, è un’iniziativa privata arrivata alla seconda edizione. L’hanno ideata l’editore Alessandro Gian Maria Ferri e il presidente Silvestro Mucillo. Secondo gli organizzatori, il premio è dedicato a personalità della letteratura, dell’arte, dello spettacolo e dell’impegno sociale. La serata ha riunito oltre 200 ospiti ed era stata presentata come «uno degli eventi dedicati alla promozione della cultura e delle eccellenze italiane».
Stefania Nobile è stata premiata per Vendere… cara la pelle, un libro dedicato alla sua storia personale. Wanna Marchi ha ricevuto il riconoscimento per un ricettario: La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l’unica misura è l’amore.
Entrambi i volumi sono usciti per Edizioni &Cento, la casa editrice di Ferri. L’organizzatore del premio è quindi anche l’editore dei due libri premiati. Nel catalogo compaiono titoli come Il manuale dell’albergatore e Trasforma i tuoi numeri in soldi.
Pochi istanti prima della consegna, in un video girato durante la serata, Nobile ha parlato così: «Io vengo da una famiglia di venditori, sono la figlia della numero 1, per cui sarò sempre la numero 2, ma orgogliosa di essere nata dalla numero 1».
Chi ha chiesto la Sala della Protomoteca
Roma Capitale non ha istituito il premio e non lo ha assegnato. La Protomoteca, la sala del Campidoglio che ospita i busti di italiani illustri, può però essere concessa anche a soggetti esterni, dietro pagamento delle tariffe fissate dal Comune. Chi la chiede deve presentare una domanda che descriva l’evento, i relatori, i partecipanti e la scaletta degli interventi.
In questo caso la richiesta è passata attraverso un consigliere comunale: Dario Nanni. È stato eletto nella lista legata a Carlo Calenda e oggi siede nel gruppo misto, che raccoglie i consiglieri non iscritti a un gruppo di partito. Presiede inoltre la commissione speciale del Comune sul Giubileo 2025. La sera della premiazione è stato lui ad accogliere gli ospiti in sala.
Dopo le polemiche, Nanni si è assunto la responsabilità: «Mi assumo personalmente la responsabilità di aver richiesto, in qualità di consigliere comunale, la concessione della Protomoteca per il Premio organizzato dalla casa editrice. È una procedura spesso utilizzata nel tempo dai consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione. Ovviamente non ero assolutamente a conoscenza della presenza di Wanna Marchi e Stefania Nobile tra le persone premiate. Se lo avessi saputo, chiaramente, non avrei mai sostenuto la richiesta di utilizzare la sala». Poi si è scusato «per l’imbarazzo arrecato a Roma Capitale», ricordando che la Protomoteca «è una sala di tutti i romani e merita il massimo rispetto».
Dai banchi dell’opposizione ha preso la parola Virginia Raggi, ex sindaca e oggi consigliera. Raggi mette in dubbio questa versione: «Che l’amministrazione non sapesse chi e cosa sarebbe stato celebrato nella sala più prestigiosa del Campidoglio appare davvero surreale, visto che la concessione delle sale per eventi è soggetta a una verifica rigorosa a partire dall’identificazione degli organizzatori, la descrizione dell’evento, l’elenco degli invitati».
La condanna per truffa e le pene scontate
Il passato giudiziario delle due donne risale all’epoca delle televendite. In quelle trasmissioni vendevano prodotti presentati come dotati di proprietà miracolose, anche contro il malocchio, e il giro di denaro si misurava in miliardi di lire. Il processo si è chiuso il 4 marzo 2009 con la condanna definitiva della Corte di Cassazione per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Wanna Marchi ha avuto 9 anni e 6 mesi, Stefania Nobile 9 anni, 4 mesi e 9 giorni.
Nobile ha finito di scontare quella pena nell’ottobre 2013. Marchi nel novembre 2015. In quel periodo era affidata ai servizi sociali, una misura alternativa al carcere. Ha poi ottenuto la liberazione anticipata, e con essa sono cessate anche le pene accessorie, cioè le restrizioni che accompagnano la condanna principale.
Le reazioni sui social
Sotto i post in cui madre e figlia mostravano i premi sono comparse centinaia di commenti. Molti utenti hanno creduto a una bufala. «Ecco il livello che abbiamo raggiunto in fatto di cultura in Italia», ha scritto uno di loro. «Complimenti soprattutto alle istituzioni che l’hanno accolta». Nobile ha risposto con tre parole: «Fattene una ragione».
Il nodo del premio
Sul piano legale il conto è chiuso. Le pene sono state scontate da oltre dieci anni. L’articolo 27 della Costituzione attribuisce alla pena una funzione rieducativa. Scrivere e pubblicare libri è un diritto pieno anche per chi è stato condannato. Chi difende la serata può aggiungere un altro argomento: il riconoscimento riguarda opere uscite quest’anno, non la vicenda giudiziaria.
Un premio, però, è qualcosa di diverso dall’esercizio di un diritto. È un giudizio di merito espresso in pubblico. In questo caso porta il nome della cultura ed è stato consegnato nella sala più rappresentativa del Comune. La notorietà di Marchi e Nobile nasce da una condanna definitiva per aver truffato moltissime persone, che si erano fidate delle loro promesse. Uno dei due libri premiati è dedicato proprio alla storia personale della sua autrice, e quella vicenda ne fa parte.