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Scienza

Zanzare sterili contro dengue e Zika: il piano di Google divide la scienza

Verily chiede l’autorizzazione per rilasciare 32 milioni di maschi infettati con Wolbachia in Florida e California. Ma i rischi per l’ecosistema restano in gran parte inesplorati.
Byoblu·04 giugno 2026
Scienza — Byoblu
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Verily, la divisione di scienze della vita di Alphabet — la società madre di Google — ha presentato alle autorità americane una richiesta per liberare 32 milioni di zanzare maschio nelle zone più calde e umide degli Stati Uniti, in particolare Florida e California. Il bersaglio è la Aedes aegypti, specie invasiva e principale vettore di malattie gravi come dengue, Zika, febbre gialla e chikungunya. Il programma si chiama «Debug» — termine informatico che indica l’eliminazione degli errori di sistema — e punta a ridurre drasticamente la popolazione di questa zanzara attraverso la manipolazione biologica della sua riproduzione.

Il meccanismo è articolato in tre passaggi: in laboratorio vengono selezionati e allevati solo esemplari maschi, i quali non pungono l’uomo nutrendosi di linfa vegetale. Questi maschi vengono poi infettati con il batterio Wolbachia, un microrganismo presente in natura, che ha la proprietà di impedire la schiusa delle uova quando il maschio si accoppia con una femmina selvatica. Il rilascio continuativo di questi insetti per più generazioni consecutive dovrebbe, nelle intenzioni di Verily, far crollare la popolazione locale di Aedes aegypti in modo irreversibile. A supporto della strategia, i promotori citano i risultati ottenuti a Singapore, dove un approccio simile avrebbe ridotto la presenza della zanzara tra l’80 e il 90%, con un calo di oltre il 70% dei casi di dengue tra la popolazione. Il progetto attende ancora il via libera definitivo dell’EPA, l’Agenzia americana per la Protezione Ambientale.

Le domande a cui la scienza non ha ancora risposto

Al di là dell’efficacia tecnica della soluzione, sono almeno due le grandi questioni ecologiche che la comunità scientifica internazionale solleva e che, secondo molti esperti, non hanno ancora ricevuto risposta adeguata.

La prima riguarda gli effetti su altre specie animali: le modifiche artificiali alle dinamiche riproduttive di una specie — anche se condotte attraverso un batterio «naturale» come la Wolbachia — alterano l’evoluzione biologica di quella specie in modo intenzionale e su scala potenzialmente massiva. Rimane aperta la domanda se questi cambiamenti possano avere ricadute imprevedibili su altri insetti, su predatori, o più in generale sull’equilibrio di habitat complessi come quelli delle zone umide della Florida.

La seconda questione, forse ancora più dirompente, riguarda le conseguenze a cascata di una riduzione drastica della popolazione di zanzare. Le zanzare, pur essendo vettori di malattie, costituiscono una fonte di nutrimento fondamentale per numerose specie di uccelli, pipistrelli, anfibi e pesci. Una loro eliminazione massiccia — soprattutto se la tecnica dovesse rivelarsi così efficace da propagarsi su scala geografica vasta — potrebbe innescare una serie di reazioni a catena nell’ecosistema, difficili da prevedere e ancora più difficili da invertire.

Non si tratta di timori astratti: la storia delle manipolazioni umane sull’ambiente è costellata di interventi che, partiti con intenzioni lodevoli, hanno prodotto effetti disastrosi.

Quando l’uomo ha «aggiustato» la natura: i precedenti storici

Il caso più emblematico — e più citato in questo contesto — è quello della campagna cinese contro i passeri lanciata da Mao Zedong nel 1958 nell’ambito del Grande Balzo in Avanti. Gli uccelli vennero sterminati a milioni perché mangiavano i raccolti. Il risultato fu l’opposto di quello sperato: privati del loro predatore naturale, le cavallette esplosero in numero incontrollabile, devastando i campi di grano e contribuendo in modo significativo a una delle peggiori carestie della storia moderna, con milioni di morti.

Ancora più vicino al contesto americano è il caso delle carpe asiatiche, introdotte negli anni Settanta negli Stati Uniti per controllare la crescita delle alghe negli allevamenti ittici. Fuggite nei fiumi durante le piene, hanno invaso il bacino del Mississippi, eliminando specie native e alterando in modo permanente l’ecosistema di fiumi e laghi.

In Australia, l’introduzione del rospo marino (Bufo marinus) negli anni Trenta per combattere i coleotteri della canna da zucchero si trasformò in un disastro ecologico tuttora irrisolto: il rospo, privo di predatori naturali, proliferò senza controllo, decimando serpenti, lucertole e persino cani domestici attraverso le sue ghiandole velenose.

Più recentemente, anche interventi con organismi geneticamente modificati hanno sollevato preoccupazioni: nel 2021 la statunitense Oxitec ottenne l’autorizzazione per rilasciare zanzare Aedes aegypti geneticamente modificate in Florida, in una sperimentazione che ancora oggi viene monitorata con attenzione critica da diverse organizzazioni ambientaliste.

Tecnologia contro biologia: chi valuta il rischio?

Il nodo centrale del dibattito non è se le zanzare siano pericolose — lo sono — né se le malattie che diffondono debbano essere combattute — devono esserlo. La questione è se uno strumento di questa portata, progettato da un colosso tecnologico privato e fondato su intelligenza artificiale e biotecnologie avanzate, abbia alle spalle una valutazione ecologica abbastanza approfondita e indipendente.

Molti scienziati ritengono di no. Il fatto che i pesticidi tradizionali si siano rivelati inefficaci non significa necessariamente che l’alternativa biologica sia priva di rischi: significa semplicemente che stiamo cambiando strumento. Le conseguenze a lungo termine di una riduzione verticale della Aedes aegypti in interi ecosistemi rimangono, per ammissione degli stessi esperti, «difficili da prevedere».

L’EPA dovrà ora decidere se queste incertezze siano accettabili. Nel frattempo, la comunità scientifica chiede che la valutazione del rischio ecologico sia condotta in modo rigoroso, trasparente e svincolato dagli interessi commerciali di chi propone l’intervento.

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