Zelensky scrive a Putin: «Incontriamoci». Il Cremlino: «Benvenuto a Mosca»

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha indirizzato il 4 giugno 2026 una lettera aperta al presidente russo Vladimir Putin, chiedendogli esplicitamente un incontro diretto. La risposta da Mosca non si è fatta attendere: secondo quanto riportato dai media statali russi, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha dichiarato che Zelensky è «benvenuto a Mosca in qualsiasi momento» per incontrare Putin.
L’iniziativa rappresenta un passaggio inedito nel conflitto in corso: per la prima volta il leader ucraino si rivolge pubblicamente e direttamente al capo dello Stato russo con una proposta di colloquio, e Mosca risponde con un’apertura formale, per quanto condizionata.
La posizione russa: sì al dialogo, no alla tregua
Putin, stando a quanto riportato dalle fonti, si è detto disponibile a «una soluzione pacifica», ma ha precisato che a suo avviso non sarebbe necessaria una tregua preventiva. Una distinzione non secondaria: da parte ucraina e dei suoi alleati occidentali, la sospensione delle ostilità è tradizionalmente considerata un prerequisito per qualsiasi negoziato credibile.
Il Cremlino avrebbe inoltre rilancito il nome dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder come possibile mediatore, una figura che negli anni ha mantenuto rapporti personali con Putin e che era già stata evocata in passato in analoghi tentativi di dialogo.
Trump si unisce al coro: «Sarebbe bellissimo»
Dall’altra parte dell’Atlantico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato la vicenda affermando che Putin e Zelensky «devono incontrarsi», definendo un eventuale faccia a faccia «bellissimo». Washington, nel frattempo, si sarebbe detta pronta a inviare nuovi pacchetti di aiuti militari a Kiev, confermando un doppio binario — sostegno militare e pressione diplomatica — che caratterizza l’approccio americano.
Un contesto più ampio: il ponte sotto lo Stretto di Bering
In questo clima di caute aperture, va segnalato anche un altro segnale di potenziale distensione tra le grandi potenze: secondo quanto riferisce La Stampa citando il consigliere del Cremlino Dmitriev, starebbe riprendendo quota il progetto di collegamento sottomarino tra Russia e Stati Uniti attraverso lo Stretto di Bering. Un’intesa per realizzarlo sarebbe in fase di firma, a indicare che, almeno su alcuni dossier economici e infrastrutturali, i canali tra Mosca e Washington non sono del tutto chiusi.
Cosa succede adesso
Resta da chiarire se la lettera di Zelensky e la risposta del Cremlino possano tradursi in un incontro reale, e a quali condizioni. Le posizioni di partenza rimangono distanti su questioni fondamentali come il cessate il fuoco, i territori occupati e le garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Nessuna data né sede per un eventuale summit è stata indicata da nessuna delle parti. Gli sviluppi delle prossime ore e dei prossimi giorni diranno se si tratta di un’apertura sostanziale o di una mossa dal valore prevalentemente comunicativo.