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Esteri

Congresso spagnolo boccia il decreto casa. Tira aria di elezioni anticipate

Decisivo il no di Junts insieme a PP e Vox. Fuori dall’aula la protesta degli inquilini, mentre Feijóo chiede le urne e la Moncloa prende tempo.
Byoblu·02 ottobre 2026
Esteri — Byoblu

Il Congresso dei deputati spagnolo ha bocciato oggi i due decreti sulla casa del governo di Pedro Sánchez. Il primo è caduto con 172 sì e 178 no, il secondo con 166 sì e 184 no, senza astenuti. Contro hanno votato il Partito Popolare, Vox e i sette deputati di Junts per Catalunya, il partito di Carles Puigdemont, che si sono rivelati decisivi. Sul secondo testo si sono aggiunti al fronte del no anche i nazionalisti baschi del PNV. Dopo la sconfitta, il premier socialista valuta elezioni anticipate. La prima data utile è il 29 novembre.

Perché il voto del Congresso era decisivo

In Spagna il governo può varare un real decreto-ley, un decreto con forza di legge immediata. Entro trenta giorni, però, il Congresso, la Camera bassa delle Cortes, deve convalidarlo. Se non lo fa, il decreto decade.

I due provvedimenti erano stati approvati dal Consiglio dei ministri martedì scorso ed erano in vigore da mercoledì. Secondo quanto riportato dalla stampa spagnola, in questi pochi giorni avevano già fermato diversi sfratti. Non è ancora chiaro che cosa accadrà ora a quelle procedure.

Il governo Sánchez è una coalizione di minoranza tra socialisti del PSOE e la sinistra di Sumar. Per approvare le sue leggi dipende da un mosaico di partiti regionali e indipendentisti. Su 350 seggi la maggioranza è di 176. Con il sostegno di Coalición Canaria, formazione regionalista di centro e centrodestra, l’esecutivo arrivava a 172 voti sul primo decreto. Sarebbe bastata l’astensione di Junts per salvarlo. PSOE, Sumar e i catalani di ERC avevano chiesto il voto per appello nominale, che obbliga ogni deputato a esprimersi pubblicamente.

Cosa prevedevano i decreti sulla casa

Il primo decreto era il più ampio. Prevedeva la sospensione degli sfratti per le persone vulnerabili fino al 2030 e limiti agli acquisti di immobili da parte dei cosiddetti «fondi avvoltoio», i fondi d’investimento accusati di speculare sul mattone. Conteneva inoltre sovvenzioni per la prima casa, incentivi fiscali all’affitto, regole sugli affitti stagionali e delle singole stanze e interventi per alloggi a canone accessibile.

Il secondo riguardava i contratti di locazione. Introduceva il rinnovo automatico per due anni dei contratti in scadenza fino al 2028. Secondo alcune ricostruzioni, il proprietario avrebbe potuto negare il rinnovo solo per giusta causa. In caso contrario, avrebbe dovuto versare all’inquilino un indennizzo pari a dodici mensilità.

Le posizioni in aula

Sánchez è intervenuto a sorpresa prima del voto. «Vi chiedo di pensare alla gente, la gente comune che ha più bisogno di essere protetta dal pubblico», ha detto, invitando i deputati a «dimenticare i calcoli ideologici». Poi ha aggiunto: «Se oggi i decreti decadono, il danno al nostro Paese sarà immenso, e questa volta non sarà colpa della Troika né dello spread né delle banche: sarà di coloro che votano no». E infine: «La storia vi giudicherà prima di quanto pensiate e con più durezza di quanto immaginiate».

La ministra per la Casa, Isabel Rodríguez, si è rivolta direttamente a Junts. «Il novanta per cento di quello che hanno consegnato al presidente del governo è ora pubblicato nella Gazzetta ufficiale», ha sostenuto. Rodríguez si era impegnata a trasformare i decreti in disegno di legge, per accogliere in seguito correzioni tecniche.

Junts non si è mossa. La portavoce Míriam Nogueras ha chiesto di ritirare i testi e di negoziarne uno nuovo a porte chiuse. Secondo il partito catalano, alcune misure ridurrebbero l’offerta di case in affitto e farebbero salire i prezzi. Junts chiede più garanzie per i proprietari e ha annunciato una propria proposta. Il governo ha respinto la richiesta, sostenendo che i decreti erano già il frutto di mesi di trattative.

Critiche sono arrivate anche dagli alleati. Il PNV ha sostenuto uno dei due testi «con molti dubbi», lamentando la mancanza di un accordo minimo. Da sinistra, la segretaria di Podemos Ione Belarra ha votato a favore, ma ha accusato il governo di aver «spezzettato» le misure: «La gente non vuole scuse, vuole soluzioni».

Il leader popolare Alberto Núñez Feijóo ha letto la seduta come un’operazione elettorale. «Oggi il voto non riguardava un decreto per aiutare Maricarmen o chiunque altro», ha detto ai cronisti. «Se il primo ministro aveva bisogno di una narrazione per indire le elezioni e mascherare la corruzione, allora proceda pure».

Maricarmen e le due letture della piazza

La crisi è esplosa dopo lo sfratto, il 23 settembre, di María del Carmen Abascal, 87 anni, da un appartamento nel centro di Madrid dove viveva da settant’anni. Le immagini, trasmesse in televisione, l’hanno mostrata portata via in barella. Ne abbiamo scritto pochi giorni fa su Byoblu. La società proprietaria, sotto la pressione dell’opinione pubblica, ha poi accettato che la donna rientriassein casa. Abascal è ancora ricoverata in ospedale.

Da allora circa un migliaio di persone è accampato in Puerta del Sol, la piazza centrale di Madrid, e la mobilitazione si è estesa alle principali città. Molti osservatori l’hanno paragonata al movimento 15M, gli «indignados» del 2011. Oggi, sotto il Congresso, i manifestanti hanno accolto la bocciatura gridando «I vostri profitti, la nostra miseria» e «Sciopero generale». Il Sindicato de Inquilinas, la principale associazione degli inquilini, ha convocato nuove proteste per domani.

La vicenda divide anche fuori dalla Spagna. In molti guardano al decreto con diffidenza: vedono nella protesta la regia dell’attivismo organizzato, e nelle misure una tutela per chi non libera gli appartamenti o paga canoni molto bassi, a spese dei proprietari. Sul piano economico, l’obiezione si avvicina a quella sollevata in aula da Junts: vincolare gli affitti e rendere i contratti di fatto rinnovabili all’infinito potrebbe spingere i proprietari a ritirare le case dal mercato.

Chi sostiene i decreti indica altri numeri. Secondo il portale immobiliare Idealista, il prezzo medio degli affitti in Spagna è passato da 8,20 euro al metro quadro nel 2016 a 15,1 euro quest’anno: quasi il doppio in dieci anni, a fronte di stipendi rimasti molto più bassi.

Sánchez e il voto anticipato

La legislatura dovrebbe durare fino al 2027. Diversi dirigenti socialisti e ministri spingono ora per le urne. La vicepremier Yolanda Díaz non ha escluso questa possibilità. Solo il premier può sciogliere le Cortes. Per votare il 29 novembre deve annunciarlo entro l’inizio della prossima settimana.

Secondo i suoi critici, Sánchez cercherebbe di trasformare il malcontento sulla casa in consenso, dopo mesi segnati dagli scandali di corruzione che hanno colpito il suo partito. La Moncloa, sede della presidenza del governo, invita alla «calma» e parla di un fine settimana di riflessione. Stando a quanto riportato, Sánchez comunicherà la sua decisione lunedì.

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