India, arrestato Dipke, leader del Partito del popolo degli scarafaggi. Un miliardo di voti a rischio.

Abhijeet Dipke, fondatore del Cockroach Janta Party, il «Partito del popolo degli scarafaggi», è stato fermato oggi dalla polizia a Nuova Delhi insieme ad altri dirigenti del movimento. Mancavano poche ore alla manifestazione che il partito aveva convocato nella capitale e che le autorità non avevano autorizzato. Stando a quanto riferito dal movimento, Dipke sarebbe stato bloccato appena atterrato in città. Doveva guidare il corteo contro Gyanesh Kumar, capo della Commissione elettorale indiana, di cui i manifestanti chiedono le dimissioni. Al centro della protesta ci sono le modifiche alle liste elettorali. Secondo il movimento e le opposizioni, avrebbero escluso dal voto decine di milioni di cittadini.
Delhi blindata per fermare il corteo
Per la giornata di oggi le autorità hanno schierato migliaia di agenti. Hanno sospeso i trasporti e i servizi di telecomunicazione e imposto restrizioni estese in città. Insieme ai leader sono stati fermati decine di manifestanti.
Il partito sostiene che migliaia di suoi iscritti siano stati fermati già nei giorni precedenti, man mano che si avvicinava la data del corteo. Il dato non ha conferme ufficiali. Al momento non risultano comunicazioni delle autorità sui capi d’accusa né sulla durata dei fermi. L’unico elemento formale noto è la mancata autorizzazione della manifestazione.
La Commissione elettorale è l’organo che organizza le elezioni in India, nazionali e statali, e tiene aggiornati gli elenchi degli aventi diritto al voto. In un Paese di quasi un miliardo di elettori, chi gestisce quelle liste decide in concreto chi entra nella cabina e chi resta fuori. La revisione degli elenchi è diventata il nuovo fronte della mobilitazione giovanile.
Il partito degli scarafaggi nato da un insulto
Tutto comincia il 15 maggio (Cfr. “India, il Movimento degli Scarafaggi vince: il Ministro si dimette. Cosa succede quando il potere chiama “insetti” i cittadini” su Byoblu). Durante un’udienza, il presidente della Corte Suprema indiana, Surya Kant, paragona a «scarafaggi» e «parassiti della società» i giovani senza lavoro che, a suo dire, si riciclano come attivisti o commentatori sui social per attaccare le istituzioni. Kant preciserà poi di essere stato frainteso. Si riferiva, ha spiegato, a chi esercita professioni con lauree false, e ha aggiunto di avere grande stima per i giovani indiani.
La precisazione non basta. Il giorno dopo Dipke, stratega della comunicazione politica ed ex volontario dell’Aam Aadmi Party, il «Partito dell’uomo comune» che ha governato Delhi, lancia online il Cockroach Janta Party. Il nome fa il verso al Bharatiya Janata Party, il «Partito del popolo indiano» del premier Narendra Modi. Lo slogan è «la voce dei pigri e dei disoccupati». In una settimana il profilo Instagram supera i 15 milioni di follower, più di quelli dei partiti tradizionali.
Dietro la satira c’è un programma in cinque punti. Riguarda la condotta dei parlamentari, l’indipendenza dei commissari elettorali, la rappresentanza delle donne in politica e le licenze ai media. Il bersaglio di oggi, quindi, era scritto nel manifesto fin dall’inizio. Il movimento, tra l’altro, non è registrato come partito proprio presso quella Commissione elettorale che ora contesta.
La vittoria di luglio sulla scuola
I ragazzi hanno già piegato il governo una volta. Il 25 luglio, come Byoblu aveva raccontato, il ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan si è dimesso dopo giorni di presidio e scioperi della fame. La causa era l’ennesima fuga di notizie sugli esami di ammissione all’università, a partire dal Neet-Ug, il test nazionale per Medicina. Circa 2,2 milioni di candidati hanno dovuto ripeterlo.
Per milioni di famiglie indiane quei test sono l’unico canale di mobilità sociale. Il governo, invece di investire sulla credibilità del sistema, ha risposto prima con i manganelli e poi con una legge che inasprisce le pene per chi truffa agli esami. Le dimissioni di Pradhan hanno sacrificato un volto politico. Le cause del problema sono rimaste dov’erano.
Il copione della prevenzione
Il fermo di oggi arriva dopo una serie di eventi Il 21 maggio il ministero dell’Elettronica e delle Tecnologie dell’informazione ha oscurato in India l’account X del movimento. Lo ha fatto con la sezione 69A della legge sull’informatica, che consente al governo di bloccare contenuti online senza rendere pubbliche le motivazioni. Il 7 luglio l’Alta Corte di Delhi ha ordinato di ripristinare l’account. A luglio l’attivista Sonam Wangchuk, in sciopero della fame, era stato fermato giorni prima della marcia verso il Parlamento.
Le opposizioni indiane conoscono questo schema da anni. Nel marzo 2024, a poche settimane dalle elezioni generali, il primo ministro di Delhi Arvind Kejriwal fu arrestato dall’Enforcement Directorate, l’agenzia federale per i reati finanziari. L’inchiesta riguardava presunte tangenti sulle licenze per la vendita di alcolici, accuse che Kejriwal respinge. Nel 2022 alcuni dirigenti del Congresso furono arrestati in Kerala mentre protestavano contro l’interrogatorio di Sonia Gandhi da parte della stessa agenzia. Sono vicende diverse, con basi giuridiche diverse. Tutte però hanno colpito un leader d’opposizione proprio mentre era in programma una mobilitazione.
Dall’esame al voto
Il salto è evidente. A luglio i ragazzi difendevano il diritto a un esame pulito. Oggi difendono il diritto di voto. La risposta dello Stato è rimasta la stessa: ordine pubblico, fermi preventivi, comunicazioni interrotte.
Con Pradhan il governo aveva un ministro da sacrificare. Il capo della Commissione elettorale è una figura formalmente indipendente. Cedere significherebbe ammettere che il problema delle liste esiste. Per questo meglio reprimere e arrestare.
Resta da capire se il corteo si terrà comunque senza i suoi dirigenti e quanto durerà il fermo di Dipke. A luglio l’arresto di Wangchuk non aveva svuotato la piazza.