Infantino e la FIFA: perché è così difficile rovesciarlo

Gianni Infantino ha contro le confederazioni di Europa, Asia e Nord America e diverse federazioni nazionali. Da qualche giorno ha anche un primo sfidante dichiarato: l’ex difensore svizzero Ramon Vega. Eppure il presidente della FIFA resta il favorito per le elezioni del 18 marzo 2027 a Rabat, in Marocco. Infantino è così difficile da rovesciare per come è costruita la FIFA. Ogni federazione nazionale vale un voto. Quasi tutte vivono dei soldi che la presidenza distribuisce.
Dal Mondiale dei fischi al caso Kushner
Fino a luglio la partita sembrava chiusa. Circa 200 federazioni su 211 avevano già appoggiato la sua ricandidatura. Si profilava la terza elezione consecutiva senza avversari, dopo quelle per acclamazione del 2019 e del 2023.
Il Mondiale nordamericano non lo aveva scalfito. Infantino lo ha girato su un jet di proprietà del Qatar: 44 partite in 39 giorni. Ogni volta che compariva sui maxischermi, gli stadi lo fischiavano, anche per i prezzi dei biglietti, saliti in molti casi a migliaia di dollari. Il suo pacchetto retributivo vale 6 milioni di dollari l’anno.
A fine luglio è trapelato il progetto FIFA Forward Enterprise. Si trattava di una società commerciale destinata a cedere il 20% dei diritti sui tornei FIFA, Mondiale compreso, per 4,2 miliardi di dollari. Gli acquirenti erano un gruppo di investitori guidato da Joshua Kushner, fratello di Jared, il genero di Donald Trump. Alle federazioni erano concessi 53 giorni per decidere. In caso di sì, ciascuna avrebbe incassato subito 20 milioni di dollari, una somma vicina a un quarto del prodotto interno lordo di Montserrat. Qui tutta la storia che vi avevo raccontato su Byoblu.
Le obiezioni sono state quattro. Molti considerano il Mondiale un bene da tenere fuori dal mercato. Infantino non sembra aver consultato nessuno né cercato offerte alternative. La FIFA, ente senza scopo di lucro, ha 6 miliardi di dollari di riserve e non aveva bisogno di liquidità. Infine il prezzo: la cessione valutava il torneo più seguito al mondo 20 miliardi, appena 5 in più dei ricavi dell’ultimo ciclo mondiale.
Il 1° agosto la FIFA ha ritirato il piano, ammettendo che aveva creato «divisioni» non più compatibili con il suo obiettivo. Il 10 agosto UEFA, AFC e Concacaf, le confederazioni di Europa, Asia e Nord-Centro America con i Caraibi, hanno firmato una lettera congiunta: «Quando la fiducia viene spezzata dall’inganno, quando un individuo si pone al di sopra della collettività che gli ha affidato l’autorità, quel dovere è stato tradito». Galles, Svezia, Serbia e Grecia hanno ritirato il loro sostegno. La federazione tedesca ha parlato di «perdita di fiducia irreparabile». Il direttore operativo della FIFA Kevin Lamour è stato licenziato dopo aver criticato il progetto. Il consigliere Carlos Cordeiro si è dimesso. Infantino chiedeva allora aiuto a Trump. Ve ne ho dato conto qui.
Vega, lo sfidante che ancora non è candidato
Vega, 55 anni, 23 presenze con la Svizzera, ha giocato con Cagliari, Tottenham e Celtic. Oggi lavora nella finanza. Ha lanciato la sua corsa con una frase: «Il calcio non appartiene a presidenti, confederazioni o amministratori».
Per ora la sua è un’intenzione. Per entrare in lizza servono le firme di almeno cinque federazioni entro il 18 novembre, poi il superamento dei controlli di eleggibilità e integrità della FIFA. Ogni federazione può sostenere un solo candidato. Vega ci aveva già provato in passato, senza raccogliere abbastanza appoggi.
Gli altri nomi circolati restano ipotesi. Il presidente della UEFA Aleksander Čeferin si è chiamato fuori. Il canadese Victor Montagliani, a capo della Concacaf, avrebbe indicato di voler restare alla guida della sua confederazione. Si parla anche di Sheikh Salman, presidente dell’AFC, e della norvegese Lise Klaveness, che ha chiesto apertamente le dimissioni di Infantino.
«Il denaro della FIFA è il vostro denaro»
Infantino è nato nel 1970 a Briga, nel Vallese, figlio di immigrati italiani che gestivano un chiosco in stazione. Si è laureato in legge, parla molte lingue e nel 2000 è entrato alla UEFA, fino a diventarne segretario generale. Il magazine svizzero Republik ha intervistato 84 persone che lo conoscono. Molte lo descrivono spinto da un bisogno di rivalsa sociale, che lo porta a cercare la vicinanza dei ricchi e dei famosi.
Nel 2016 la presidenza di Sepp Blatter era crollata tra scandali di corruzione e inchieste dell’FBI. Anche Michel Platini era caduto. La UEFA candidò Infantino quasi per disperazione. Al congresso di quell’anno lui pronunciò la frase decisiva: «Il denaro della FIFA è il vostro denaro. Non è il denaro del presidente».
Quella frase descrive il meccanismo. Quasi tutte le entrate della FIFA arrivano dal Mondiale maschile e vengono ripartite tra le 211 federazioni. Nel ciclo chiuso nel 2026 ognuna, a prescindere dalle dimensioni, aveva diritto fino a 9,2 milioni di dollari. Montserrat, isola caraibica di circa 4.300 abitanti, riceve quanto l’India e pesa quanto l’India nelle votazioni. Nicholas McGeehan, direttore dell’ong per i diritti umani FairSquare, racconta che gli esperti di cooperazione allo sviluppo a cui lo spiega non ci credono.
Come modello di sviluppo del calcio, questo sistema ha poco senso. Come macchina del consenso funziona benissimo. Lo ha ammesso lo stesso Infantino, difendendo i prezzi dei biglietti: «Senza la FIFA non ci sarebbe calcio in 150 paesi». Alcuni presidenti federali usano i fondi per campi e arbitri. Altri, secondo diverse testimonianze, se li intascano.
Una giustizia a geometria variabile
A volte la FIFA punisce. A settembre ha squalificato a vita Vincent Cassell, storico presidente della federazione di Montserrat, per abuso di posizione e uso improprio dei fondi. Il primo procedimento contro di lui risaliva però al 2011.
Miguel Maduro, chiamato da Infantino nel 2016 a guidare il comitato di governance e poi rimosso, sostiene che le sanzioni arrivano in modo selettivo e opaco. Il comitato etico può archiviare senza spiegazioni e non è tenuto a rendere conto di ciò che fa. Secondo Maduro, quello della FIFA è «un sistema di regole senza stato di diritto».
Lo stesso vale per i calciatori. Cristiano Ronaldo si è visto revocare una squalifica che gli avrebbe fatto saltare le prime due partite del Mondiale. Stando a quanto riportato, la sospensione dell’attaccante statunitense Folarin Balogun sarebbe stata annullata dopo una telefonata di Trump a Infantino. Čeferin ha disertato la finale per protesta.
A dicembre del 2025 Infantino ha creato un «Premio FIFA per la Pace» e lo ha consegnato a Trump durante il sorteggio mondiale. Per i critici è una violazione dell’obbligo di neutralità politica. La Norvegia ha sostenuto la richiesta di indagine presentata da FairSquare al comitato etico. Secondo Klaveness, la risposta è arrivata subito: «Non vi daremo alcuna informazione».
Il portiere d’albergo
Infantino incarna un tipo svizzero classico: il portiere d’albergo. È cordiale, poliglotta, senza ideologia. Ricorda il nome di ogni ospite e sa chi può pagare il conto. Oggi i clienti più solvibili arrivano dal Golfo. Infantino ha difeso il Qatar del 2022 e ha guidato l’assegnazione del Mondiale 2034 all’Arabia Saudita, unica candidata. Le federazioni, collegate in video, hanno approvato applaudendo a microfoni spenti. Il giornalista James Montague lo racconta nel libro «Engulfed». «Noi non abbiamo applaudito», precisa Klaveness.
Nel 2018 Infantino ha assistito alla partita inaugurale del Mondiale russo accanto a Vladimir Putin e al principe saudita Mohammed bin Salman. Un anno dopo ha definito l’Ordine dell’Amicizia ricevuto da Putin «un onore incredibile».
Tra il 2023 e il 2026 non ha tenuto conferenze stampa. A un giornalista che gli poneva una domanda di fatto ha risposto con un sms: «Fuck off mate». Al congresso le votazioni sono quasi sempre plebiscitarie. Alex Phillips, ex dirigente di FIFA, UEFA e Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori, ironizza: i pochi contrari di solito hanno «premuto il tasto sbagliato».
Il limite statutario è di tre mandati. Infantino punta al quarto. Sostiene che il primo, dal 2016, non conti perché completava quello interrotto di Blatter.
I numeri che lo proteggono
La rivolta riguarda le federazioni più ricche. Il voto, invece, appartiene a tutte. Restano con Infantino la CAF, la confederazione africana, e la CONMEBOL sudamericana. La CONMEBOL ha respinto qualsiasi tentativo di rimozione che non passi dal voto di tutte le 211 federazioni. Lo appoggiano anche Messico, Argentina (e qui c’è una possibile spiegazione del perché), le federazioni arabe e quella del Qatar.
Il progetto Kushner rivela anche il suo metodo. Ha messo sul tavolo 20 milioni a federazione, incassabili subito, rivolgendosi proprio a chi dipende dai fondi FIFA.
Al primo turno serve la maggioranza dei due terzi dei voti validi. Dal secondo basta la maggioranza semplice: 106 voti se votano tutti. Lo scrutinio è segreto, quindi le prese di posizione delle confederazioni non vincolano le singole federazioni. Esiste anche una strada anticipata: 43 federazioni possono chiedere un congresso straordinario, dove servirebbe poi la maggioranza per sfiduciarlo.
Il primo passaggio concreto è il 18 novembre, quando si saprà chi avrà raccolto le cinque firme necessarie per sfidarlo a Rabat.