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Paraguay, arrestato l’ex presidente Peña dopo il crac Ueno Bank

Destituito con 44 voti su 44, Peña è accusato di aver favorito la banca con fondi pubblici. Giura Pedro Alliana, anche lui sotto indagine.
Byoblu·07 novembre 2026
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L’ex presidente del Paraguay Santiago Peña è stato arrestato ieri nella sua abitazione di Asunción, poche ore dopo che il Senato lo aveva destituito con un impeachment per il crac della Ueno Bank. È la banca digitale che martedì ha congelato i conti di 2,9 milioni di clienti in un Paese di 6,1 milioni di abitanti. Mentre la polizia eseguiva l’ordine della procura, al Congresso giurava il suo vice, Pedro Alliana, che resterà in carica fino ad agosto 2028. Peña è indagato per abuso di fiducia, traffico di influenze e uso della carica pubblica a fini personali: i reati più gravi prevedono fino a 10 anni di carcere.

Giovedì Peña aveva offerto le dimissioni. Il Parlamento è andato avanti comunque: con le dimissioni accettate avrebbe conservato l’immunità riconosciuta agli ex capi di Stato, l’impeachment gliel’ha tolta. Posto inizialmente ai domiciliari, in tarda serata è stato trasferito per ragioni di sicurezza nella sede della guardia presidenziale. Oggi deve comparire davanti ai pubblici ministeri. Secondo il procuratore Christian Benítez, resterà in stato di arresto finché un giudice non deciderà dove dovrà attendere il processo.

Paraguay, l’impeachment di Peña votato da 44 senatori su 44

Tutti i 44 senatori presenti, su 45, hanno votato la rimozione per «cattivo esercizio delle funzioni». «È stato rimosso dalla carica di presidente», ha dichiarato il presidente del Senato, Basilio Núñez. Peña è il secondo capo di Stato paraguaiano destituito per impeachment dalla fine della dittatura di Alfredo Stroessner, nel 1989.

In aula non si è presentato. Lo hanno rappresentato gli avvocati Adolfo Ferreiro e Ricardo Preda, dopo che i senatori avevano respinto la sua richiesta di una proroga di 72 ore per preparare la difesa. Il procedimento era partito dalla Camera dei deputati, che aveva votato all’unanimità la messa in stato d’accusa su iniziativa di 35 parlamentari dell’opposizione e di dissidenti della maggioranza. L’accusa: un «grave e sistematico inadempimento dei doveri» nei rapporti con la banca.

Nel messaggio di commiato diffuso prima del verdetto, Peña ha scritto di non volere che la sua «presenza fosse causa di maggiore divisione o instabilità». E ha aggiunto: «Mi congedo con gratitudine, senza ignorare l’angoscia di chi oggi attende risposte».

Fuori dal Congresso risparmiatori, pensionati e studenti con la maglia della nazionale hanno accolto il voto gridando «Dittatura mai più!». Nei cortei il coro era «Santi Peña a Tacumbú!», il principale carcere della capitale, dove è già detenuto il fondatore ed ex amministratore delegato di Ueno, Miguel Vázquez. Nella notte centinaia di persone si sono radunate davanti alla casa dell’ex presidente per chiederne il trasferimento in cella. Alcuni manifestanti avrebbero lanciato pietre contro il cordone di polizia: un agente è stato colpito al volto e le forze dell’ordine hanno risposto con i lacrimogeni.

Cosa avrebbe fatto Santiago Peña con la Ueno Bank

L’atto d’accusa del Parlamento poggia su tre elementi. Il primo è la partecipazione di Peña nella holding di Ueno, ceduta soltanto l’anno scorso e sotto pressione. Il secondo è una nomina: nel 2023 Peña ha messo alla guida della Banca centrale del Paraguay, l’autorità chiamata a vigilare su Ueno, Carlos Carvallo, che fino ad allora dirigeva la società finanziaria da cui la banca era nata. Il terzo riguarda il denaro pubblico. Secondo i parlamentari, il presidente avrebbe consentito all’Istituto di previdenza sociale (Ips), che gestisce le pensioni della maggior parte dei lavoratori del Paese, di depositare presso Ueno 355 milioni di dollari, oltre i limiti di legge.

Più in generale, Peña è accusato di aver usato la propria influenza politica per convogliare centinaia di milioni di dollari di fondi pubblici verso la banca, mentre i vigilanti trascuravano i prestiti rischiosi concessi a società collegate. Peña ha respinto ogni addebito. Fino a poche settimane prima del collasso aveva difeso l’istituto: il mese scorso aveva spiegato ai giornalisti che un’indagine della vigilanza non significava una chiusura, accusando i media di spaventare la popolazione. Anche per Carvallo la procura ha disposto l’arresto.

Il procuratore generale Emiliano Rolón Fernández ha aperto tre fascicoli su «la supervisione e la risoluzione di Ueno Bank SA, il collocamento di fondi pubblici in detta entità e l’operato delle autorità di diverse istituzioni dello Stato». Il perimetro dell’inchiesta comprende dunque la vigilanza stessa.

Economista, ex funzionario del Fondo monetario internazionale, Peña era stato ministro delle Finanze dal 2015 al 2017 e direttore della Banca centrale prima di arrivare alla presidenza nell’agosto 2023, a 44 anni.

Ueno Bank, la crescita con 800 milioni di fondi pubblici e il crac

In pochi anni Ueno è passata dall’anonimato a uno dei primi istituti del Paese per depositi, spinta da oltre 800 milioni di dollari di denaro pubblico. Ha conquistato più di due terzi degli adulti paraguaiani corteggiando poveri e non bancarizzati con sconti nei supermercati: per oltre un milione di persone, secondo i dati della banca, è stato il primo conto. Il marchio era ovunque, dallo stadio nazionale alle carte dei venditori ambulanti. Ueno sponsorizzava anche la nazionale di calcio, che quest’anno ai Mondiali ha battuto la Germania. Ora alcuni giocatori dicono di non riuscire ad accedere ai propri risparmi.

Martedì, prima dell’alba, le autorità hanno preso il controllo della banca. La Banca centrale ha accertato che l’indice di solvibilità era sceso sotto il 50% del minimo richiesto, «a seguito delle rettifiche apportate ai bilanci durante il processo di regolarizzazione». Secondo le autorità, Ueno aveva violato i limiti sui prestiti a società collegate. Nel filone sui vertici della banca sono state incriminate 27 persone, tra cui Vázquez, per reati come abuso di fiducia e tentata truffa. Sei ex dirigenti sono in custodia cautelare, due ai domiciliari con braccialetto elettronico. Sequestrati auto di lusso, uno yacht e due piccoli aerei riconducibili al fondatore.

Banca centrale del Paraguay, i controlli allentati sulla Ueno Bank

Per diversi analisti, i legami ai vertici dello Stato avrebbero protetto Ueno dai controlli mentre crescevano i dubbi sui conti. «Sotto Peña, la Banca centrale ha cominciato a perdere credibilità e neutralità, e poi ad allentare tutti i meccanismi di controllo per favorire il gruppo imprenditoriale che aveva in Ueno Bank uno dei suoi pilastri», ha dichiarato José Tomás Sánchez, docente di teoria politica all’Università nazionale di Asunción.

Gli elementi raccolti dai parlamentari descrivono un conflitto d’interessi a più livelli: un presidente con quote nella holding, un banchiere centrale proveniente dalla stessa filiera societaria, un ente pensionistico pubblico esposto oltre i limiti. I principali anelli della catena di controllo risultavano legati al soggetto da controllare.

La Banca centrale definisce il crac un «caso isolato» e assicura che il sistema è solido. Ha avviato i rimborsi a tappe, partendo dai depositi fino a 10 milioni di guaraní, circa 1.500 dollari. La garanzia copre fino a circa 35.000 dollari e, secondo l’istituto, tutela il 97% dei clienti. Gli effetti si sono estesi ben oltre i correntisti. Un’app di trasporto con autista che si appoggiava a Ueno ha chiuso, lasciando senza lavoro 3.000 autisti. La compagnia elettrica statale ha 21 milioni di dollari di prestiti della Banca interamericana di sviluppo e di Taiwan, destinati a opere pubbliche, bloccati nella banca. Anche il fondo pensione dei suoi dipendenti aveva depositi a Ueno. «È stato un enorme tradimento della fiducia», ha detto Yinal López, dipendente dell’azienda. «Il presidente si è preso gioco del popolo».

Nella settimana i titoli di Stato paraguaiani hanno registrato alcune delle perdite più pesanti tra i mercati emergenti e il guaraní si è indebolito sul dollaro. Negli ultimi anni il Paraguay aveva ottenuto l’investment grade, il giudizio di affidabilità, da due delle principali agenzie di rating e puntava a diventare un polo finanziario regionale. L’ascesa di Ueno si è consumata in quella stagione, sotto lo sguardo delle istituzioni incaricate di garantire la credibilità del sistema.

Peña e Cartes, la faida nel Partito Colorado dietro l’arresto

La caduta ha anche una dimensione interna al potere paraguaiano. Peña deve la carriera a Horacio Cartes, ex presidente, magnate del tabacco e capo del Partito Colorado, in passato sanzionato dal Tesoro statunitense per presunta corruzione. Fu lui a nominarlo ministro e a sostenerlo due volte per la presidenza. Secondo gli analisti, una volta al potere Peña avrebbe cercato di costruirsi una base autonoma, e Ueno, carica di fondi pubblici, ne sarebbe diventata il perno. «È come un dramma shakespeariano. Ha cercato di soppiantare il suo mentore, il suo patrono politico, ma lo ha fatto su basi molto fragili», ha detto Miguel Carter, direttore del centro di ricerca paraguaiano Demos.

A settembre i senatori fedeli a Cartes hanno cominciato a interrogare pubblicamente la Banca centrale sui prestiti di Ueno alle società collegate. Al crollo della banca, Cartes ha chiesto apertamente la rimozione del suo ex protetto. «Cartes ha piantato l’ultimo chiodo sulla bara», ha commentato Andrew Nickson, esperto di Paraguay dell’Università di Birmingham. «Peña non aveva una base politica su cui contare ed è rimasto solo».

La sequenza dei fatti mostra che le domande sulla vigilanza sono arrivate in Senato quando si è incrinato l’equilibrio dentro il partito di maggioranza, lo stesso che controlla entrambe le Camere e che ha votato la rimozione del presidente da esso espresso. Il nuovo capo dello Stato, Alliana, è a sua volta indagato in relazione alla banca.

Alliana presidente, le reazioni da Washington a Brasilia

Giurando, Alliana ha detto che «il Paraguay che riceviamo oggi ha bisogni urgenti» e ha promesso che i correntisti saranno risarciti integralmente. Washington perde uno dei suoi alleati più stretti in Sudamerica: Peña, allineato all’amministrazione Trump su immigrazione e sicurezza, a fine ottobre aveva incontrato il segretario al Tesoro Scott Bessent. Dopo l’annuncio delle dimissioni, il Dipartimento di Stato ha assicurato che il rapporto tra i due Paesi resta solido e che la cooperazione sulle «priorità condivise» proseguirà. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha augurato successo ad Alliana e lo ha invitato a Brasilia per rilanciare l’agenda bilaterale fra i due partner del Mercosur. In Israele la notizia è stata letta anche alla luce di un altro dettaglio: nel dicembre 2024 Peña aveva riaperto l’ambasciata paraguaiana a Gerusalemme.

Intanto i fascicoli della procura puntano anche sull’operato degli organi dello Stato: tra i destinatari di un ordine d’arresto c’è già l’uomo che Peña aveva scelto per vigilare sulle banche del Paese.

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