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Siria-Arabia Saudita, patto militare: niente truppe in Yemen, per ora

Riad cerca alleati contro gli Houthi e trova Damasco, ieri nell’orbita di Teheran. Sul tavolo addestramento e il patto della Mecca.
Byoblu·07 novembre 2026
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Damasco non manderà soldati in Yemen, almeno in questo momento. Lo ha detto oggi una fonte diplomatica siriana all’agenzia ufficiale SANA, definendo «prive di fondamento» le notizie su un dispiegamento di truppe siriane a fianco di Riad. Nella stessa dichiarazione, la fonte ha spiegato che il nuovo accordo militare tra Siria e Arabia Saudita riguarda addestramento e consulenza, e che potrebbe trasformarsi in un patto di difesa reciproca o nell’adesione siriana all’alleanza difensiva della Mecca. La smentita arriva mentre l’Arabia Saudita, sotto il fuoco degli Houthi da luglio, cerca sostegno militare presso tutti gli alleati disponibili. Fra questi, adesso, c’è anche un Paese che per decenni ha gravitato nell’orbita di Teheran e Mosca.

Siria Arabia Saudita, cosa prevede il patto militare

L’intesa è stata firmata mercoledì a Riad dai ministeri della Difesa dei due Paesi, durante la visita del presidente siriano Ahmed al-Sharaa, ricevuto dal principe ereditario Mohammed bin Salman. Per i due leader era il secondo incontro in un mese. I contenuti dell’accordo sono stati illustrati soltanto oggi, attraverso una fonte che ha chiesto l’anonimato.

Secondo questa fonte, gli accordi in vigore riguardano la formazione delle forze siriane, il rafforzamento delle loro capacità, lo scambio di competenze e la consulenza militare, «al servizio degli interessi nazionali di entrambi i Paesi». Le visite di coordinamento dei funzionari sauditi in Siria cominceranno a dicembre. Le priorità di Damasco, ha aggiunto, restano la sicurezza interna, la ricostruzione e la ripresa economica.

Il passaggio più rilevante riguarda il futuro. La cooperazione, ha spiegato la fonte, potrebbe arrivare a un accordo di difesa reciproca o all’ingresso nel patto della Mecca, «a seconda degli interessi comuni». La stampa internazionale ha messo l’accento proprio su questo punto: la porta sullo Yemen resta chiusa, quella su un’alleanza militare formale con Riad si apre.

Siria e truppe in Yemen, una smentita a tempo

La formula scelta da Damasco va letta con attenzione. Le notizie sull’invio di forze siriane in Yemen sono infondate «in questo momento». La precisazione temporale lascia aperta l’ipotesi per il futuro.

Venerdì l’agenzia Reuters, citando due fonti militari siriane e un alto funzionario americano, aveva riferito che nelle ultime settimane decine di militari siriani erano arrivati in Arabia Saudita per addestrare e consigliare unità saudite e yemenite all’interno del regno. Un funzionario saudita ha confermato la prosecuzione degli scambi di esperienze e delle esercitazioni congiunte. Le stesse fonti hanno parlato di presenza nel regno, senza riferimenti a soldati siriani sul suolo yemenita.

La smentita di oggi, dunque, riguarda il territorio dello Yemen. La presenza di istruttori siriani accanto a reparti destinati a combattere gli Houthi rientra nella definizione di «addestramento» fornita da Damasco. In un conflitto come quello yemenita, il confine fra preparare chi combatte e partecipare alla guerra è molto sottile.

A Washington se ne sono accorti. Il funzionario americano citato da Reuters ha avvertito che un coinvolgimento di Damasco in Yemen rischierebbe di trascinarla in un conflitto regionale più ampio. Mercoledì un funzionario statunitense, parlando con il sito Axios, aveva richiamato la «dimensione religiosa» di un eventuale invio di combattenti siriani contro un movimento sciita come quello degli Houthi.

Arabia Saudita e Houthi, Riad a caccia di alleati

Il quadro militare spiega la fretta saudita. Riad guida la coalizione che sostiene il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale. Da luglio gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno lanciato un’offensiva che ha portato la guerra dentro i confini del regno. Il mese scorso un attacco rivendicato dal movimento contro l’aeroporto internazionale di Riad ha ucciso 14 persone: il più grave contro civili sauditi da un decennio. Anche in queste ore la coalizione ha riferito di aver intercettato un missile da crociera lanciato dagli Houthi verso la capitale.

Le due parti raccontano la guerra in modo opposto. Per Riad e per il governo di Aden gli Houthi sono uno strumento dell’influenza iraniana nella penisola arabica. Gli Houthi presentano la propria lotta come resistenza a un’aggressione esterna sostenuta dall’Occidente, e accusano la coalizione di colpire quasi ogni giorno le aree sotto il loro controllo, con centinaia di morti. Riad si porta dietro una contraddizione evidente: guida da oltre dieci anni la coalizione che alimenta il conflitto da cui oggi deve difendersi, e non riesce più a contenere da sola la pressione yemenita.

Patto della Mecca: Turchia, Pakistan e ora Damasco

Il patto della Mecca unisce Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. Il 5 ottobre i tre Paesi hanno tenuto a Riad una riunione d’emergenza sulle minacce al regno e hanno nominato il primo segretario generale dell’alleanza. Giovedì il parlamento turco ha ratificato l’accordo, ma Ankara ha fissato un paletto: secondo un funzionario turco citato dall’agenzia AP, l’ingresso di nuovi membri non sarà discusso prima che i meccanismi dell’intesa siano definiti.

Damasco aveva già mosso i primi passi il 31 ottobre, quando il ministro degli Esteri Asaad al-Shaibani aveva annunciato consultazioni per entrare in un sistema regionale di sicurezza e difesa, patto della Mecca compreso.

Dalla Siria di Assad a quella di al-Sharaa: la nuova mappa del Golfo

Per decenni la Siria degli Assad è stata un pilastro dell’asse costruito dall’Iran, con le basi russe sulla costa mediterranea e l’Arabia Saudita schierata sul fronte opposto. Con la caduta di Bashar al-Assad, nel dicembre 2024, il quadro si è rovesciato. Oggi Damasco si propone come partner militare del regno colpito dagli Houthi, a loro volta parte della rete di alleanze di Teheran.

Il riallineamento disegna una nuova geografia del potere nella regione. La minaccia yemenita sta riunendo attori con storie e interessi diversi: una potenza nucleare asiatica, un membro della NATO, un Paese appena uscito da oltre un decennio di guerra civile. Per Riad il risultato è un margine di manovra sempre più stretto, che la costringe a cercare sostegno anche presso chi fino a pochi anni fa considerava un avversario. Per Damasco, che dichiara di voler pensare alla ricostruzione, il rischio indicato dagli stessi funzionari americani è restare coinvolta in una guerra combattuta da altri.

Il primo passaggio concreto è fissato per dicembre, con l’arrivo in Siria dei funzionari sauditi incaricati del coordinamento.

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