Esclusa dalla mensa per 12 euro: «Non c’è il piatto per te»

Una bambina di 9 anni è stata esclusa dalla mensa scolastica a Taranto perché il padre risultava debitore di 12 euro nei confronti del Comune. Il caso è emerso oggi. Il genitore ha denunciato l’accaduto e ha inviato all’amministrazione una diffida con una richiesta precisa: ripristinare subito il servizio, altrimenti si rivolgerà al giudice con un ricorso urgente.
La dinamica è semplice. L’uomo è stato chiamato dalla scuola e informato che una richiesta di pagamento del Comune, per una somma di pochi euro, era rimasta inevasa. Ha dovuto andare a riprendere la figlia mentre i compagni di classe pranzavano regolarmente.
L’episodio è riassunto in una frase: «Non c’è il piatto per te, tuo padre non ha pagato 12 euro».
Esclusa dalla mensa a Taranto, la diffida del genitore al Comune
La diffida pone l’amministrazione davanti a un’alternativa: riammettere la bambina al servizio oppure affrontare un’azione legale in tempi stretti. Il ricorso d’urgenza serve a ottenere dal giudice un provvedimento rapido quando un ritardo rischia di causare un danno difficile da rimediare. In questo caso il danno riguarda il pasto quotidiano di una minorenne e la sua permanenza a scuola insieme ai compagni.
La vicenda va oltre il singolo episodio, perché tocca il modo in cui i Comuni gestiscono i crediti legati ai servizi scolastici.
Mensa scolastica e debiti con il Comune: come funziona la riscossione
La refezione scolastica è un servizio a domanda individuale: il Comune lo organizza e le famiglie ne coprono una parte del costo con le tariffe. Gli enti locali hanno quindi l’obbligo di incassare quanto dovuto, anche per rispetto verso le famiglie che pagano con regolarità.
Per farlo dispongono di diversi strumenti: solleciti, piani di rateizzazione, ingiunzioni di pagamento e, nei casi più ostinati, riscossione coattiva. Sono procedure che si rivolgono al debitore, cioè all’adulto che ha sottoscritto il servizio.
Alcuni regolamenti comunali prevedono invece la sospensione del servizio in caso di morosità. È una scelta che produce un effetto immediato sull’incasso, ma sposta le conseguenze del debito dal genitore al figlio. Per una cifra come 12 euro c’è anche un aspetto di proporzione: il costo di una procedura formale di recupero può avvicinarsi alla somma da riscuotere, e l’esclusione dal pasto diventa così la via più rapida e meno costosa per l’ente.
Diritto all’alimentazione e frequenza scolastica: il nodo del tempo pieno
Il punto più delicato riguarda il significato della mensa nell’organizzazione scolastica. Nelle classi a tempo pieno il pranzo rientra nell’orario e nel progetto educativo. Nel 2019 le Sezioni unite della Cassazione, chiamate a decidere sul cosiddetto «panino da casa», hanno descritto il momento della refezione come parte integrante del tempo scuola.
Se il pasto è attività scolastica, l’esclusione per un debito familiare incide sulla frequenza della bambina oltre che sulla sua alimentazione. A questo si aggiungono i principi della Costituzione sul diritto allo studio e quello del superiore interesse del minore fissato dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, che impone di considerare in via prioritaria le esigenze dei bambini nelle decisioni che li riguardano.
Dall’altra parte resta l’esigenza delle amministrazioni di non lasciare scoperti i crediti e di non creare disparità tra chi paga e chi no. Le due esigenze possono convivere solo se la riscossione si rivolge agli adulti e la tutela del servizio resta ai bambini.
Scuole e Comuni, rigore sui crediti e risorse che mancano
Il caso di Taranto si inserisce in un dibattito più ampio sulle priorità della spesa per la scuola. Negli ultimi anni famiglie e insegnanti hanno segnalato in molte città italiane aule surriscaldate, edifici bisognosi di manutenzione e la mancanza di fondi per la climatizzazione, spesso giustificata dalla scarsità di risorse.
La stessa macchina amministrativa che fatica a garantire condizioni adeguate negli edifici scolastici si mostra invece efficiente nel far valere un credito di 12 euro, fino a interrompere il pranzo di una bambina. È questo squilibrio, più del singolo episodio, a sollevare interrogativi sulla gestione dei servizi pubblici rivolti ai minori.
Per ora la decisione spetta al Comune di Taranto. Se il servizio non sarà ripristinato, il padre ha annunciato che presenterà il ricorso urgente per far riammettere la figlia alla mensa.