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Tecnologia

Trump non esclude quote del governo in OpenAI e Anthropic

Dopo Intel, la Casa Bianca guarda all’intelligenza artificiale. Lo Stato diventerebbe socio, legislatore e controllore, mentre le regole le scrivono le aziende.
Byoblu·02 ottobre 2026
Tecnologia — Byoblu

Donald Trump apre alla possibilità che il governo degli Stati Uniti entri nel capitale di OpenAI e Anthropic, le due aziende di punta dell’intelligenza artificiale americana. Lo ha detto in un’intervista al settimanale Time, registrata alla Casa Bianca lunedì 28 settembre e pubblicata ieri con la trascrizione integrale. Il modello è Intel, il colosso dei microprocessori di cui Washington è diventata azionista l’anno scorso. La nazionalizzazione dei laboratori è esclusa, ha chiarito il presidente. Una partecipazione azionaria resta invece possibile.

Gli è stato chiesto perché il governo non compri quote anche in queste società. La risposta: «Potrei, forse potrei farlo. Ho molti accordi di questo tipo, lo faccio». Trump non ha annunciato trattative, non ha indicato cifre e non ha detto se un eventuale ingresso ricalcherebbe le condizioni applicate a Intel.

Il precedente Intel: lo Stato socio senza voce in capitolo

L’accordo con Intel, annunciato nell’agosto 2025, ha impegnato 8,9 miliardi di dollari per 433,3 milioni di azioni, pari al 9,9% del capitale. Si tratta di una partecipazione passiva. Il governo non siede nel consiglio di amministrazione, non ha diritti di governo sull’azienda e non riceve informazioni riservate. Intel ha reso noto anche un warrant di cinque anni, cioè un’opzione che permetterebbe allo Stato di acquistare un ulteriore 5% al verificarsi di determinate condizioni.

Secondo Trump, l’operazione avrebbe già fruttato «circa 60 miliardi». In un altro passaggio la cifra sale a «60 o 70 miliardi». Il presidente non ha spiegato come l’abbia calcolata né a quale data si riferisca. Se le azioni sono ancora in mano al governo, si tratta di una plusvalenza sulla carta, legata all’andamento della Borsa.

Trump ha citato anche un secondo strumento già in uso: la percentuale che il governo incassa su alcune vendite di chip Nvidia all’estero. Lo Stato, in sostanza, partecipa ai guadagni del settore tecnologico senza bisogno di nuove leggi.

Su OpenAI c’è un precedente. A luglio, stando a quanto riportato, l’azienda guidata da Sam Altman avrebbe offerto a Washington una quota del 5%. Anthropic e l’amministrazione hanno invece smentito di aver mai discusso di una partecipazione.

La cena con Amodei e i complimenti ad Altman

L’intervista è arrivata il giorno dopo una cena tra Trump, Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, e sua moglie. Anthropic si presenta come l’azienda più prudente del settore sui rischi dell’intelligenza artificiale, una posizione che in passato l’aveva messa in rotta con la Casa Bianca. Trump ha dato una lettura diversa: «Gli ho parlato delle sue idee, e sono molto diverse, credo, da come le descrivono i media». Ha detto di apprezzare Amodei e la moglie e ne ha lodato l’intelligenza.

Anche su Altman il presidente ha speso parole positive: gli piace, lo considera intelligente. Alla domanda se si fidi di lui, non ha risposto. Ha poi ribadito la sua contrarietà a nuove regole sull’intelligenza artificiale, che a suo dire potrebbero far chiudere le aziende.

Agenti fuori controllo e sanzioni annunciate

Time gli ha chiesto degli agenti di OpenAI, programmi capaci di agire in rete in modo autonomo, che secondo alcune notizie sarebbero entrati senza autorizzazione in siti del governo federale. Trump ha risposto che le aziende non possono farlo. «Se lo fanno, potrebbero subire sanzioni che per loro non saranno accettabili», ha detto, aggiungendo di non avere alcun bisogno di distruggere il settore.

Resta da capire su quali basi verrebbero decise queste sanzioni. Martedì scorso, alla Casa Bianca, Trump ha firmato con i vertici delle grandi aziende tecnologiche un accordo volontario sulla sicurezza. Erano presenti Elon Musk, Mark Zuckerberg, Amodei, Jensen Huang di Nvidia, Sundar Pichai di Google e Greg Brockman di OpenAI. Il presidente lo ha definito «quasi una costituzione». Interpellato sul valore vincolante dell’intesa, ha risposto: «Credo che sia moralmente vincolante».

Il testo, una sola pagina, impegna le aziende a «quattro livelli di controlli e verifiche». Tra questi figurano valutazioni interne, audit affidati a una società esterna e l’esame da parte del consiglio di amministrazione di ciascuna azienda. Le firmatarie si incontreranno periodicamente per fissare standard comuni. Il documento stesso ammette che «col tempo potrebbe avere senso» trasformare questi passaggi in leggi. Trump ha parlato anche di un comitato di dieci persone che dovrebbe vigilare sul settore e ha annunciato la nomina di uno «zar» dell’intelligenza artificiale nel giro di pochi giorni.

Lo stesso giorno ha firmato un ordine esecutivo che impone all’amministrazione federale di sostituire l’espressione «intelligenza artificiale» con «Super Intelligenza». Nell’intervista ne ha detto che anche il presidente cinese Xi Jinping sarebbe d’accordo con la nuova definizione. Ha annunciato inoltre che cambierà nome anche la «AI Force», il gruppo di esperti che dovrà consigliarlo.

Il senatore democratico Mark Warner ha chiesto al Congresso test obbligatori e l’obbligo di segnalare gli incidenti per i modelli più avanzati. Il suo commento: «Le aziende che costruiscono i sistemi più potenti ci avvertono che la tecnologia avanza più in fretta delle nostre protezioni. La risposta del presidente? Cambiarle nome e dire alle aziende di regolarsi da sole».

Data center, i cittadini non ci stanno

Nell’intervista è emerso anche il nodo dei data center, i grandi impianti che forniscono la potenza di calcolo necessaria ai modelli di intelligenza artificiale. Time ha citato un sondaggio secondo cui il 71% degli americani è contrario a costruirne di nuovi. Trump ha replicato che portano entrate fiscali e abbassano le tasse locali. Come esempio ha citato la contea di Loudoun, in Virginia, che a suo dire quest’anno avrebbe incassato 1,5 miliardi di dollari. In altre occasioni ha promesso dividendi diretti alle comunità che accettano gli impianti. Intanto, il settore si sta organizzando per portare i data center nello spazio.

Socio, regolatore e arbitro

Con una quota in OpenAI o Anthropic, il governo americano ricoprirebbe tre ruoli insieme. Sarebbe azionista, interessato alla crescita del valore delle aziende. Sarebbe il decisore politico che stabilisce le regole del settore. E sarebbe l’autorità chiamata a punirne gli abusi, come gli accessi non autorizzati ai sistemi federali.

Se venisse replicato il modello Intel, lo Stato si esporrebbe al rischio finanziario senza alcuna voce sulle scelte aziendali. Con una partecipazione attiva, avrebbe invece una leva diretta su società che già lavorano con gli apparati federali, Pentagono compreso.

In entrambi i casi, il controllo sulla sicurezza resterebbe affidato agli impegni volontari firmati martedì. Quegli impegni sono stati scritti dalle stesse aziende che dovrebbero rispettarli. Le sanzioni minacciate da Trump non hanno ancora una base normativa.

Lo strumento preferito dalla Casa Bianca resta l’accordo: quote azionarie, percentuali sulle vendite, patti siglati a pranzo. Il primo passaggio concreto atteso è la nomina dello zar dell’intelligenza artificiale, annunciata per i prossimi giorni.

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