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Tecnologia

Trump nomina lo Zar dell’IA: è il capo dell’intelligence Jay Clayton

Guiderà la nuova Super Intelligence Force con FTC e Pentagono. Rapporto entro 120 giorni, mentre le big tech si autoregolano.
Byoblu·04 ottobre 2026
Tecnologia — Byoblu

Donald Trump ha un nuovo zar dell’intelligenza artificiale. È l’uomo che dirige le spie americane. Oggi, con un post sul suo social Truth, il presidente degli Stati Uniti ha affidato a Jay Clayton, direttore dell’intelligence nazionale, il coordinamento della politica federale sull’IA. Clayton guiderà un organismo appena creato, la «Super Intelligence Force» (SIF). Il mandato dichiarato è mantenere gli Stati Uniti in testa alla corsa globale, con la Cina come avversario di riferimento.

Clayton conserva il suo incarico attuale. Il direttore dell’intelligence nazionale, figura nata dopo l’11 settembre, coordina le 18 agenzie di spionaggio americane, ne supervisiona i bilanci e fa da principale consigliere del presidente in materia. È un apparato da oltre 80 miliardi di dollari. Da oggi la stessa persona siederà anche al tavolo che decide come lo Stato si rapporta alle aziende dell’intelligenza artificiale.

Cosa farà la Super Intelligence Force

La SIF avrà quattro capi. Con Clayton ci sono Andrew Ferguson, presidente della Federal Trade Commission, l’autorità federale che vigila su concorrenza e tutela dei consumatori; Emil Michael, sottosegretario alla Difesa per la ricerca e l’ingegneria e responsabile tecnologico del Pentagono; Scott Kupor, direttore dell’Office of Personnel Management, l’ufficio che gestisce il personale dell’amministrazione federale. I quattro risponderanno direttamente a Trump e alla capa di gabinetto della Casa Bianca, Susie Wiles. Secondo alcune ricostruzioni, nel gruppo siederebbero anche il vicepresidente JD Vance, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il segretario al Tesoro Scott Bessent.

Nel suo annuncio Trump ha scritto che l’obiettivo è garantire che l’America continui a guidare il mondo nella «Super Intelligenza», che a suo dire «molti considerano più grande della Rivoluzione industriale e di Internet», e che la nuova struttura proteggerà «gli interessi» e migliorerà «la vita di tutti gli americani». La SIF coordinerà i rapporti del governo con consumatori, gruppi di interesse pubblico, organizzazioni religiose, gestori di infrastrutture critiche e aziende del settore.

Il calendario è stretto: 120 giorni per un rapporto su rischi e opportunità dell’IA e sul ruolo che il governo federale dovrebbe avere. Stando ai contenuti dello statuto della task force anticipati alla stampa americana, il gruppo esaminerà anche i meccanismi con cui oggi lo Stato registra violazioni, attacchi informatici e altri incidenti. Poi proporrà come rafforzare la capacità di risposta federale «nell’ambito dei poteri esistenti». Tra i rischi da mappare ci sono le minacce informatiche e l’uso dell’IA a scopi militari o biologici. La task force valuterà anche eventuali misure per il Congresso, evitando però regole che possano frenare innovazione e concorrenza.

Chi è Jay Clayton, il nuovo zar dell’intelligenza artificiale

Clayton ha 60 anni e non arriva dalla Silicon Valley. Non è un ingegnere e non ha fondato startup. È un avvocato d’affari specializzato in diritto societario. Durante la crisi del 2008 ha lavorato sui dossier Bear Stearns e Lehman Brothers. Nel 2014 ha seguito la quotazione a Wall Street del colosso cinese Alibaba.

Nel 2017, durante il primo mandato di Trump, ha guidato la SEC, l’autorità che vigila sulla Borsa americana, l’equivalente della nostra Consob. Lì ha mantenuto un’impostazione favorevole al mercato, con alcuni interventi contro operatori delle criptovalute. Tornato nel privato, è stato richiamato da Trump nel 2025 come procuratore federale a Manhattan. Ad agosto è stato confermato alla guida dell’intelligence.

Le sue idee sull’IA sono note. Durante l’audizione di conferma al Senato l’ha definita una tecnologia che cambia le regole del gioco e, insieme, una minaccia. «Quando qualcosa è insieme un’opportunità e una minaccia, è meglio prenderne il controllo», disse ai senatori. A fine settembre, in un’intervista televisiva, si è opposto a un rallentamento dello sviluppo: tirarsi indietro e lasciare che la Cina sorpassi gli Stati Uniti sarebbe un’imprudenza. Ha aggiunto che le leggi esistenti sulla responsabilità per danni da prodotto bastano, per ora, a gestire i rischi. Prima dell’annuncio di oggi ha sintetizzato così la sua missione: «Il rischio di non essere i primi è elevato».

Da Sacks a Clayton: il ruolo sale di grado

Lo zar dell’IA, nel gergo politico americano, è un coordinatore con mandato trasversale su tutta l’amministrazione. Trump aveva creato la figura nel gennaio 2025, unendo IA e criptovalute, e l’aveva affidata al venture capitalist David Sacks. Sacks ha lasciato a marzo, raggiunto il limite di servizio previsto per i «dipendenti governativi speciali», cioè i collaboratori a tempo parziale. Resta copresidente del Consiglio dei consulenti presidenziali per scienza e tecnologia.

Con Clayton il ruolo passa a un membro del governo con rango ministeriale. Finora la risposta della Casa Bianca agli strumenti di IA capaci di attacchi informatici era affidata al direttore nazionale per la cybersicurezza, Sean Cairncross, a capo di un ufficio di poche decine di persone. In primavera era entrato in partita anche Bessent, spinto dagli allarmi di Wall Street. Il più noto è quello del numero uno di JPMorgan, Jamie Dimon, sul rischio che armi informatiche autonome destabilizzino l’economia. Trump aveva valutato Bessent per il posto di zar, salvo poi preferire lasciarlo al Tesoro.

Allarmi, accordi volontari e la parola «super»

La nomina arriva in settimane agitate. Alcuni ricercatori hanno avvertito che una parte di chi costruisce questi sistemi ritiene che l’IA possa uccidere esseri umani entro un decennio. Parlamentari repubblicani e democratici hanno chiesto interventi. Il mese scorso Trump aveva bollato come una «bufala» i timori per l’umanità e promesso che non avrebbe in alcun modo ostacolato l’industria. Martedì, però, ha firmato alla Casa Bianca con sei dirigenti del settore un accordo volontario. Le aziende si impegnano a creare sistemi di controllo interni ed esterni per garantire un uso corretto della tecnologia e gestire i problemi di sicurezza. Nello stesso giorno Trump ha escluso di voler collaborare con il presidente cinese Xi Jinping sulla gestione dell’IA. Nelle stesse ore si registrano intanto nuove dimissioni dentro OpenAI.

Il quadro è coerente. Le regole le scrivono le aziende, il governo coordina, la priorità è vincere la gara con Pechino. Gli impegni restano volontari e senza sanzioni previste. A verificarli saranno strutture interne o scelte dalle stesse imprese.

C’è poi il lessico. Trump ha deciso di chiamare l’intelligenza artificiale «super intelligenza». Elon Musk ha subito rilanciato: su X ha scritto che la sigla SI è «migliore» di AI e ha ribattezzato la divisione di intelligenza artificiale di SpaceX da SpaceXAI a SpaceXSI.

Le spie al timone dell’intelligenza artificiale

Il dato politico è la scelta di affidare l’IA all’intelligence. L’apparato di sicurezza americano sta già integrando i sistemi più avanzati della Silicon Valley nell’analisi dei dati, nelle operazioni informatiche militari e nell’individuazione dei bersagli in guerra. Con Clayton, militari e servizi segreti avranno una voce diretta nella politica nazionale sull’IA. Il Pentagono, con Emil Michael, è già nella cabina di regia.

Per chi si occupa di privacy, negli Stati Uniti come in Europa, è un segnale preoccupante. Dalle rivelazioni di Edward Snowden nel 2013 si sa quanto potere abbia il governo americano nell’ottenere dai giganti tecnologici i dati degli utenti. Ora il capo dell’apparato che raccoglie informazioni coordinerà anche i rapporti con le aziende che quei dati li possiedono, compresi quelli di milioni di cittadini europei.

La nomina conferma un tratto ormai evidente della seconda presidenza Trump. L’uomo che prometteva di combattere l’establishment affida una tecnologia decisiva a un avvocato di Wall Street diventato capo delle spie. L’impostazione è pragmatica: poche regole per le imprese, molta sicurezza nazionale, l’IA come strumento del predominio americano. Resta da capire che fine farà l’idea, lanciata da Trump a settembre, di una «AI Force» paragonabile a un nuovo corpo delle forze armate. Il prossimo passaggio concreto è il rapporto della SIF, atteso entro 120 giorni.

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