La storia del calo del 56% dei bot russi dopo l’attacco a Yandex? Era un falso. Come sempre. Leggete qua.

Jarosław Wolski, analista militare polacco molto seguito su X, oggi ha chiesto scusa pubblicamente per aver diffuso una notizia falsa. Secondo la notizia, l‘attività dei bot legati ad Alternative für Deutschland (AfD), il partito sovranista tedesco all’opposizione a Berlino, sarebbe crollata del 56% dopo gli attacchi ucraini ai centri dati del colosso tecnologico russo Yandex. Il post si intitola «Przeprosiny i sprostowanie», cioè «Scuse e rettifica», ed è uscito nelle prime ore di oggi. Il messaggio originale, pubblicato domenica, è stato cancellato. La rettifica è stata ripresa dall’agenzia Interfax Ucraina.
Cosa è successo davvero ai centri dati Yandex
Il punto di partenza è reale. Yandex è il principale gruppo tecnologico russo: motore di ricerca, servizi cloud, intelligenza artificiale. L’azienda conferma che nella notte tra il 7 e l’8 ottobre il centro dati di Sasovo è stato gravemente danneggiato e fermato del tutto. Venerdì è stato colpito il sito di Kaluga, con una parte dell’infrastruttura fuori uso. Domenica si è aggiunto il centro di Vladimir, anch’esso fermato. Non ci sono stati feriti tra il personale.
I danni sono diversi da sito a sito. Non tutti e tre i centri sono stati distrutti.
Dal traffico di rete al «crollo» dei bot di AfD
Domenica un sito tecnologico americano ha riportato un crollo del traffico automatizzato proveniente dalla rete Yandex, fino allo 0,4% del picco registrato nelle due settimane precedenti. Il dato viene da Cloudflare, l’azienda statunitense che gestisce una quota rilevante del traffico internet mondiale e ne pubblica le statistiche.
Cloudflare definisce «bot» qualsiasi traffico non umano verso un sito: ci rientrano i programmi che indicizzano le pagine per i motori di ricerca, detti crawler, e quelli dannosi. Quello 0,4% misura quindi richieste informatiche. Non dice nulla sugli account che fanno propaganda sui social.
La sera stessa, alle 19:02 ora tedesca, l’eurodeputato ceco Tomáš Zdechovský ha pubblicato su X una grafica in tedesco con due cali evidenziati: −30% e −56%. Li collegava all’attività relativa ad AfD e agli attacchi in Russia, con una formula prudente: «se confermato». Poco dopo Wolski ha rilanciato il −56% come un fatto. Ha aggiunto che sarebbero diminuiti anche gli account che alimentano l’ostilità tra polacchi e ucraini e quelli a sostegno del movimento MAGA di Donald Trump.
La grafica nata su Threads
La grafica non indicava fonte, piattaforma, account o metodo di misura. Il servizio di verifica della radio pubblica bavarese ha notato altro: assi con intervalli irregolari e una scala temporale che arrivava fino al 15 ottobre, cioè a date ancora future al momento della prima diffusione.
Poi è arrivata l’origine. Secondo il sito polacco di sicurezza informatica Niebezpiecznik, il giornalista tedesco Jan Vollmer ha rintracciato l’immagine su Threads, il social di Meta. L’avrebbe pubblicata un utente che si presenta come «Frank, assistente di volo di 24 anni», con l’etichetta di contenuto generato dall’intelligenza artificiale. Nelle condivisioni successive, quell’etichetta è sparita. È una ricostruzione giornalistica: l’identità dell’utente non è stata verificata in modo indipendente.
Le smentite dei centri di monitoraggio
Josef Holnburger, direttore di CeMAS, centro di ricerca tedesco che monitora disinformazione ed estremismo, ha spiegato di non osservare alcun calo delle interazioni non autentiche. L’11 ottobre era domenica. Il traffico complessivo dalla Russia rilevato da Cloudflare, inoltre, non mostra il crollo visto nella sola rete Yandex.
Nel post citato da Wolski, Niebezpiecznik attribuisce ai ricercatori tedeschi questa frase: «Né l’attività dei bot esistenti né il ritmo di creazione di nuovi è diminuito, come mostrano i dati che raccogliamo».
In Polonia NASK, l’istituto statale di ricerca sulla sicurezza informatica, ha analizzato gli account X monitorati per disinformazione tra il 30 settembre e l’11 ottobre. Non ha trovato un calo significativo complessivo dopo gli attacchi. Per alcuni account cessati non è stato stabilito un legame con i raid. Queste analisi coprono gli account monitorati. Non dimostrano che ogni operazione di influenza russa sia rimasta identica.
Presidenti, ministri ed eurodeputati
La tesi del crollo dei bot è arrivata ai vertici istituzionali. Ieri, al Warsaw Security Forum, Volodymyr Zelensky ha presentato gli attacchi come risposta ai bombardamenti russi sui centri dati ucraini. Ha sostenuto che sui social erano diminuiti odio, provocazioni e bot, senza citare misurazioni.
Sempre ieri il ministro polacco Tomasz Siemoniak, coordinatore dei servizi speciali, ha dichiarato, secondo quanto riportato da Niebezpiecznik: «L’ABW ha registrato un calo radicale dell’attività dei bot russi in rete. È un fenomeno osservato in tutto il mondo dopo il bombardamento di tre centri dati». L’ABW è l’agenzia polacca per la sicurezza interna. Il deputato di sinistra Adrian Zandberg ha chiesto su quali dati si basasse l’affermazione. Oggi il portavoce Jacek Dobrzyński ha precisato che i grafici pubblici riguardavano soprattutto i crawler e che «bot» indica diverse forme di traffico automatizzato. Non risulta che il ministro si sia basato sulla grafica falsa. L’ABW, finora, non ha pubblicato dati.
Zdechovský ha spiegato di aver condiviso materiale preso da Threads senza conoscerne la fonte, anche per cercare conferme da esperti. In Germania Robin Schlingheider, esponente locale dei Verdi, ha ammesso di aver ripreso la grafica senza controllarla. La storia è arrivata anche in Italia: ieri un quotidiano online ha associato il crollo del traffico automatizzato a quello della disinformazione legata ad AfD e MAGA.
La disinformazione con il segno opposto
Chi legge ogni giorno di bot russi, troll russi e ingerenze russe trova in questa vicenda un caso di scuola. C’era un’immagine senza fonte, con buone probabilità generata dall’intelligenza artificiale e ripulita dell’etichetta che lo segnalava. Una cifra precisa, priva di qualsiasi metodo. Un bersaglio politico: AfD, il sovranismo, Trump. Poi un’amplificazione a catena, da un utente anonimo a un eurodeputato, da un analista con un vasto seguito fino ai titoli dei giornali. Sono le caratteristiche che di solito si attribuiscono alla propaganda di Mosca.
Una differenza riguarda il peso di chi parla. Un account anonimo resta un account anonimo. Quando una tesi priva di prove passa per il discorso di un capo di Stato o per la dichiarazione di un ministro che cita i servizi di sicurezza, acquista un’autorità che nessun bot possiede. Né Zelensky né Siemoniak hanno citato la grafica. Hanno però dato forza istituzionale alla stessa conclusione, senza renderne pubbliche le basi.
La storia ha avuto successo perché confermava ciò che molti speravano. Una rettifica, del resto, non dimostra che chi ha sbagliato volesse ingannare. Resta il dato: un’informazione falsa ha circolato tra politici e media occidentali per due giorni, ed è stata smontata da ricercatori, siti indipendenti e utenti critici.
Le scuse di Wolski
Wolski ha scritto che il suo post ha raggiunto «milioni» di visualizzazioni. Ha chiesto scusa ai lettori. Ha aggiunto: «Mi assumo la piena responsabilità di ciò che ho fatto, e semplicemente, umanamente, mi vergogno di avervi disinformato». Si è scusato anche con gli oppositori che per primi gli avevano mostrato l’errore. D’ora in poi, sui temi estranei al settore militare, indicherà le fonti originali o segnalerà in modo esplicito quando mancano.
Nel dibattito pubblico è raro vedere qualcuno ritrattare in questi termini: senza attenuanti e ringraziando chi lo aveva contraddetto. La sua rettifica, a differenza di altre dichiarazioni sul presunto crollo dei bot, è arrivata accompagnata dalle fonti.