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Cronaca

Adinolfi resta ai domiciliari, la gip dice no alla revoca dei domiciliari. I legali: “È una persecuzione!”

Respinta la richiesta di revoca degli arresti per il fondatore del Popolo della Famiglia. La difesa ricorre al Riesame e denuncia una “persecuzione giudiziaria”
Byoblu·19 luglio 2026
Cronaca — Byoblu

Mario Adinolfi resta ai domiciliari. La gip di Roma Giulia Arcieri ha respinto la richiesta di revoca della misura cautelare presentata dai difensori del giornalista e fondatore del Popolo della Famiglia, arrestato lo scorso 8 luglio dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’inchiesta su un presunto sistema di truffe legato alle scommesse calcistiche, la cosiddetta “Scommessa Collettiva“. I legali hanno annunciato ricorso al Tribunale del Riesame e parlano apertamente di “persecuzione giudiziaria“.

Le accuse e la decisione della gip

Come sappiamo orma da un po’, Adinolfi è indagato per truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. Secondo l’ipotesi della procura, coordinata dall’aggiunto Maurizio Arcuri, avrebbe raccolto denaro da decine di persone — tra cui anziani e soggetti fragili — con la promessa di guadagni consistenti sulle scommesse sportive, per un giro che ammonterebbe a quasi cinque milioni di euro.

Durante l’interrogatorio di garanzia, durato circa un’ora, Adinolfi ha risposto a tutte le domande, respingendo ogni addebito: “Non truffo le vecchiette, facevo un’attività lecita. Sono un giocatore“, le sue parole davanti al giudice. Sul punto più delicato, quello dei bonifici con causali riferite ad acquisti di beni di lusso, l’ex parlamentare ha sostenuto che quelle diciture fossero volutamente false perché suggerite dal gestore del sito di scommesse online, allo scopo di eludere i controlli.

Una ricostruzione che, però, non ha convinto la gip. Arcieri l’ha giudicata poco credibile e meritevole di ulteriori approfondimenti, ravvisando in quel passaggio una “mancanza di trasparenza” compatibile con il sistema ipotizzato dall’accusa. Pesa, nella valutazione del giudice, anche la circostanza che Adinolfi non avrebbe manifestato alcuna reale disponibilità a restituire le somme che decine di persone dicono di aver perso. Confermate, dunque, le esigenze cautelari: rischio di reiterazione del reato e di interferenze con le indagini ancora in corso. Nessuna apertura nemmeno sulle richieste accessorie della difesa: niente visite di parenti non conviventi, niente contatti con i giornalisti. Il politico può comunicare solo con i legali e i familiari più stretti.

La difesa: “Persecuzione giudiziaria”

Di tutt’altro avviso gli avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo, che venerdì hanno depositato istanza al Riesame. “A nulla è valso lo spirito collaborativo” del loro assistito, osservano, sottolineando che questa “sarebbe l’unica truffa della storia attuata con totale trasparenza su bonifici tracciati e verificabili sul conto bancario del presunto truffatore, che sempre da quel conto ha ripagato poi la stragrande maggioranza dei presunti truffati“. I legali ricordano inoltre che due denunce, in due diverse procure, sarebbero già state accompagnate da richieste di archiviazione avanzate dagli stessi pm.

Ma la difesa va oltre il piano tecnico. Secondo De Luca e Di Lorenzo, la macchina giudiziaria si sarebbe messa in moto dopo che Adinolfi, il 23 marzo, ha superato il 5% alle elezioni suppletive per la Camera e ha “inteso resistere alle violente aggressioni subite da parte di interessi assai rilevanti di questo Paese”. Denunciano atti coperti da segreto finiti sulla stampa prima ancora di essere depositati alla difesa, liste di beni di lusso “di cui mai Adinolfi ha avuto proprietà o possesso” e un'”insistenza cinica” sul presunto ruolo della madre ottantenne cardiopatica. E si chiedono, con un paragone destinato a far discutere, perché Lavitola, “indagato come mandante di strage dalla stessa procura di Roma”, possa intrattenersi liberamente con i giornalisti mentre al loro assistito è stato tolto “persino il semplice utilizzo della e-mail”.

Da una parte, dunque, una gip che ravvisa opacità e rischi concreti; dall’altra, una difesa che denuncia un accanimento a orologeria politica e mediatica. Due letture inconciliabili della stessa vicenda, sulle quali sarà ora il Tribunale del Riesame a dover dire la sua. In attesa di quella pronuncia — e ricordando che Adinolfi resta, a oggi, un indagato presunto innocente — la partita è tutt’altro che chiusa.


Fonti:

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