Appalti Difesa, chieste 20 misure cautelari. I pm citano Mulè

Nell’inchiesta sugli appalti pilotati alla Difesa la procura ha chiesto 20 misure cautelari. La notizia è di oggi. Gli inquirenti indagano su commesse da milioni di euro assegnate dal ministero della Difesa, dalla Marina militare, dall’Aeronautica, da Rete ferroviaria italiana, da Terna, dal Polo strategico nazionale e dalla Polizia di Stato.
Nelle carte compare anche Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera. Mulè non è indagato. Secondo i pubblici ministeri, l’imprenditore Spalletta si sarebbe rivolto a lui per favorire la promozione a generale dell’ufficiale Pierfrancesco Coppola. Per la procura, Mulè avrebbe raccomandato l’ufficiale.
Un’inchiesta che va oltre le caserme
Il perimetro dell’indagine racconta più delle cifre. Accanto alle Forze armate e alla Polizia ci sono tre soggetti che gestiscono infrastrutture vitali per il Paese.
Rfi, Rete ferroviaria italiana, fa parte del gruppo Ferrovie dello Stato e gestisce binari e stazioni. Terna gestisce la rete elettrica nazionale ad alta tensione. Il Polo strategico nazionale è l’infrastruttura cloud in cui le amministrazioni pubbliche stanno trasferendo dati e servizi, compresi quelli più delicati.
Trasporti, energia, dati, difesa: sono i settori che lo Stato stesso definisce critici. Se le accuse venissero confermate, la questione andrebbe oltre il denaro pubblico finito alle imprese sbagliate. Riguarderebbe anche chi ha avuto accesso, con quali criteri, a sistemi da cui dipende la sicurezza nazionale.
Il ruolo di Mulè e le promozioni ai vertici
Mulè, ex giornalista ed esponente di Forza Italia, conosce bene il ministero di via XX Settembre: è stato sottosegretario alla Difesa nel governo Draghi. Il fatto che non sia indagato significa che, allo stato, i magistrati non gli contestano alcun reato.
Al momento mancano alcune risposte. Non sappiamo se Coppola abbia poi ottenuto la promozione. Non sappiamo se l’eventuale intervento di Mulè abbia pesato sulla decisione. Non risulta, al momento, una replica del vicepresidente della Camera alla ricostruzione dei pm.
Resta però una questione che il codice penale non esaurisce. Le promozioni ai gradi più alti delle Forze armate dovrebbero dipendere dal merito e da valutazioni tecniche. Secondo l’impianto dell’accusa, un imprenditore interessato agli appalti avrebbe cercato un canale politico per spingere la carriera di un ufficiale. Questo, se confermato, descriverebbe un intreccio tra affari, gerarchie militari e politica che va oltre la responsabilità dei singoli.
Più soldi alla difesa, più appetiti
L’inchiesta arriva mentre la spesa militare italiana cresce. L’Italia spende oggi 34 miliardi per la difesa, il livello più alto mai raggiunto. Quando aumentano i fondi, aumenta anche il valore delle commesse e dei rapporti che servono per ottenerle.
C’è poi il problema dei tempi della giustizia. In Italia le grandi inchieste sugli appalti pubblici hanno spesso tempi lunghissimi. Tra rinvii e prescrizioni, a pagare sono più spesso gli anelli deboli della catena che i livelli più alti. Proprio per questo la fase che si apre adesso conta. Le misure cautelari servono a tutelare le indagini e non devono trasformarsi in pene anticipate. Dopo, però, serve un processo che arrivi a sentenza in tempi ragionevoli.
Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri denuncia una tendenza: «La moda degli ultimi tempi è che ogni volta che avviene un fatto-reato subito diventa un caso politico». Gratteri si riferiva a un altro caso, quello del gioielliere Mario Roggero. Il rischio però vale anche qui. Il nome di un vicepresidente della Camera può spostare lo scontro sul terreno politico e lasciare in secondo piano il funzionamento delle gare pubbliche.
L’inchiesta, con i dettagli che si hanno a disposizione
L’inchiesta della Procura di Roma riguarda un presunto sistema di condizionamento delle commesse informatiche che attraversa ministero della Difesa, Marina, Aeronautica, Terna, Rete Ferroviaria Italiana e Polo Strategico Nazionale. Il procedimento, collegato agli sviluppi dell’indagine Sogei, aveva portato a marzo a perquisizioni e a 26 indagati; il 3 ottobre Repubblica ha riferito la richiesta di venti misure cautelari, che non equivale alla loro concessione. Al centro della ricostruzione accusatoria figurano Francesco Dattola, indicato come amministratore di fatto di NSR, e l’intermediario Antonio Spalletta: il primo avrebbe cercato di assicurare alle proprie imprese una posizione privilegiata nelle forniture, il secondo avrebbe sfruttato le relazioni con dirigenti e ufficiali per favorirne l’accesso. Una parte delle risorse sarebbe stata procurata attraverso fatture per operazioni inesistenti, emesse da società riconducibili a Stefano Tronelli, e acquisti e rivendite di orologi di lusso, trasformando i bonifici in contante. I resoconti del decreto di perquisizione indicano almeno 590.000 euro ottenuti illecitamente attraverso questo meccanismo.
Le contestazioni riguardano soprattutto l’accesso anticipato ai capitolati, la possibilità di influenzare i requisiti tecnici delle forniture e accordi per favorire determinati operatori. Per il generale dell’Aeronautica Pierfrancesco Coppola viene ipotizzato uno scambio tra informazioni riservate su una gara per sensori meteorologici e l’interessamento di Spalletta per la sua promozione. Altri episodi riguardano informazioni sulle forniture informatiche della Difesa e presunte utilità offerte ai dirigenti di Teledife, comprese promesse di aiuto nella carriera e nella collocazione professionale dei familiari. Nel filone Cisco, relativo a una gara da 180 milioni di euro, gli investigatori ipotizzano un accordo per favorire il raggruppamento guidato da Massimo Rossi e inserire Sferanet nella catena di distribuzione. Per una fornitura Nutanix della Marina da oltre tre milioni, l’ufficiale Antonio Angelo Masala avrebbe invece favorito l’inserimento di Innovery nella filiera, ricevendo in cambio pagamenti attraverso società intermedie fino a un’impresa riconducibile a lui e alla moglie.
Fuori dalla Difesa, le carte descrivono presunte interferenze su una commessa Terna da sei milioni, una sponsorizzazione alla società sportiva della quale un dirigente era vicepresidente, la circolazione anticipata e la modifica del capitolato di una gara Rfi da 400 milioni e l’inserimento dei prodotti Red Hat nel catalogo del Polo Strategico Nazionale, benché inizialmente esclusi. Le ipotesi di reato comprendono, secondo le diverse posizioni, corruzione, anche tra privati, traffico di influenze, turbativa delle procedure, reati fiscali e riciclaggio. Giorgio Mulè, al quale Spalletta si sarebbe rivolto per la promozione di Coppola, non risulta indagato nella notizia del 3 ottobre e ha respinto ogni coinvolgimento illecito. Il ministero della Difesa ha dichiarato di avere collaborato con gli investigatori fin dall’avvio delle attività. La ricostruzione pubblica resta fondata sui resoconti degli atti: le responsabilità individuali devono essere accertate e gli importi delle commesse non rappresentano automaticamente né tangenti né danni per lo Stato.
Ora la parola passa al gip, che dovrà decidere quali delle 20 misure richieste accogliere, dopo gli eventuali interrogatori preventivi degli indagati.