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Attacco hacker ai frigoriferi in Europa: colpito anche il Regno Unito.

Aziende britanniche della carne tra le vittime. In Europa decine di negozi, venti in Sicilia. Sotto accusa i vecchi controller Danfoss senza aggiornamenti.
Byoblu·03 novembre 2026
Esteri — Byoblu

L’attacco hacker ai frigoriferi che nella notte tra domenica e lunedì ha colpito supermercati in mezza Europa ha raggiunto anche il Regno Unito. Oggi il National Cyber Security Centre (NCSC), l’agenzia britannica per la sicurezza informatica, ha confermato che alcune aziende di lavorazione della carne sono state colpite. Gli impianti di refrigerazione sono stati manomessi a distanza con lo stesso schema osservato in Belgio, Svezia, Irlanda, Estonia, Germania e in una ventina di negozi siciliani. L’agenzia definisce «minimo» l’impatto sul Paese. Fino a stamattina, oltremanica, nessun punto vendita risultava coinvolto.

Attacco hacker ai frigoriferi nel Regno Unito, colpita la filiera della carne

La conferma è arrivata durante la presentazione del rapporto annuale del NCSC a Londra. «Siamo a conoscenza di quegli incidenti nel Regno Unito e stiamo lavorando con le organizzazioni colpite», ha detto Paul Chichester, direttore delle operazioni. L’agenzia sta cercando di individuare le vulnerabilità ancora aperte nel Paese per chiuderle prima che qualcuno le sfrutti.

Il direttore Richard Horne ha spiegato che nella notte il suo personale ha contattato le aziende che risultavano avere tecnologia vulnerabile esposta in rete. Ai microfoni della radio pubblica britannica ha parlato di «manciate» di organizzazioni allertate e di «un paio» di casi in cui la tecnologia vulnerabile è stata effettivamente sfruttata. L’entità complessiva dei danni non è ancora nota. Sugli autori, Horne ha detto che è «troppo presto» per dare una risposta definitiva.

Alla domanda se l’episodio rafforzi l’invito del ministro della Difesa a costituire scorte domestiche, Horne ha risposto: «Assolutamente». Ha ricordato che già l’anno scorso attacchi criminali avevano colpito la grande distribuzione britannica.

Attacco ai frigoriferi dei supermercati, dal Belgio alla Sicilia

Il quadro europeo è quello ricostruito stamattina su Byoblu. Banchi frigo e congelatori comandati a distanza, messi in sbrinamento continuo, con temperature fino a 50 gradi. Carne, latticini e surgelati da buttare.

Il Belgio è il Paese più colpito. Delhaize parla di un «incidente informatico» in circa 40 punti vendita tra Belgio e Lussemburgo. Stephan Moelans, amministratore delegato di Sabcobel, che gestisce gli impianti frigoriferi della catena, ha confermato l’attacco: i tecnici hanno passato la notte a scollegare gli evaporatori. Carrefour indica 15 negozi colpiti su oltre 700. Colruyt e Intermarché segnalano rispettivamente cinque e 15 punti vendita, ma parlano di problemi tecnici. La procura belga ha aperto un’indagine penale.

In Svezia ICA ha ricondotto l’incidente a un sistema esterno di controllo della refrigerazione fornito da Danfoss. Coop conta sei negozi su circa 800, collegati alla vecchia rete 4G e quindi, secondo il portavoce Carlos Cancino, «più esposti». In Irlanda il grossista Musgrave ha ritirato i prodotti freschi da 13 supermercati SuperValu. In Estonia Jann Mutso, direttore del distributore Kitman Coldtech, ha riconosciuto nei dispositivi colpiti vecchi modelli Danfoss, come in Francia: «La firma è la stessa». In Germania si è aggiunto un Edeka a Reisbach, in Bassa Baviera.

In Sicilia Giovanni Arena, delegato regionale di Federdistribuzione, parla di circa 20 punti vendita tra Catania, Ragusa e Palermo. Gli aggressori sarebbero passati dai servizi di telegestione degli impianti. «Il comune denominatore è stato l’accesso diretto tramite gli IP dei frigoriferi», ha spiegato. Le raccomandazioni diffuse dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale dopo il caso francese non sono bastate.

Danfoss e i controller legacy, falle note da oltre un anno

Byoblu aveva raccontato il primo attacco, in Francia, il 12 ottobre, quando centinaia di negozi Intermarché, Coopérative U ed E. Leclerc si erano ritrovati con i frigoriferi a 50 gradi per circa sei ore. Già allora emergevano i due elementi che oggi tornano su scala continentale: i controller Danfoss di vecchia generazione e vulnerabilità documentate da tempo.

Il produttore danese ha confermato alla televisione del suo Paese che gli incidenti riguardano anche i suoi prodotti. Dopo il caso francese aveva indicato come bersaglio modelli «legacy», tra cui i regolatori AK-SM800 e AK-SC355, che non ricevono più aggiornamenti di sicurezza, e aveva ricordato di averne raccomandato la sostituzione.

Una raccomandazione che nessuno era tenuto a seguire. A maggio 2025 l’agenzia statunitense CISA aveva segnalato una falla grave (CVE-2025-41450) che consentiva di aggirare l’autenticazione sulla piattaforma AK-SM 8xxA. Ad agosto 2025 i ricercatori di Team82, del gruppo Claroty, avevano scoperto nei controller un accesso nascosto basato su un codice giornaliero, con pieni poteri di amministratore, e contato migliaia di apparecchi raggiungibili da internet. Danfoss non ha mai chiarito quanti sistemi obsoleti restino in funzione né quanti siano stati compromessi.

Le valutazioni tecniche successive ridimensionano l’ipotesi di un attacco sofisticato. Vincent Strubel, direttore dell’ANSSI, l’agenzia francese per la sicurezza informatica, ha parlato di «difetti di sicurezza elementari»: impianti esposti in rete con password deboli o predefinite. Per Kévin Tellier, ingegnere della società Synacktiv, l’autore «può essere chiunque».

Sicurezza informatica, l’avvertimento del NCSC sulla tecnologia al risparmio

Horne ha usato il caso dei frigoriferi per una critica di sistema. Per decenni, ha detto, si è fatta «tecnologia al risparmio»: sistemi a fine vita tenuti in funzione «per un altro anno», aggiornamenti rinviati in nome dell’efficienza, fornitori che non investono nella sicurezza fin dalla progettazione. Lo stesso vale, secondo il direttore del NCSC, per i sistemi che governano processi fisici: reti elettriche, dighe, linee produttive, controlli di riscaldamento e refrigerazione. Alcuni esperti britannici considerano gli episodi di questi giorni le prime avvisaglie di una minaccia più ampia.

Il rapporto annuale dell’agenzia registra 1.831 segnalazioni di attacchi nell’ultimo anno, 80 delle quali di rilevanza nazionale, e prevede entro il 2028 un uso sistematico dell’intelligenza artificiale da parte di gruppi criminali e Stati ostili.

Filiera alimentare europea sotto pressione, nessuna rivendicazione

Il settore della carne ha un precedente. Il 30 maggio 2021 un attacco ransomware, cioè con richiesta di riscatto, aveva fermato i macelli di JBS, il primo produttore mondiale, negli Stati Uniti, in Canada e in Australia. L’azienda pagò 11 milioni di dollari in bitcoin. La Casa Bianca attribuì l’operazione a un gruppo “probabilmente russo“, identificato dalla stampa in REvil. Il caso mise in luce la fragilità di una filiera concentrata in poche mani.

Per l’ondata di questi giorni nessuno ha rivendicato nulla. Il commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen ha parlato di un «tentativo deliberato di interrompere la nostra filiera alimentare e di minare la fiducia dei consumatori», escludendo rischi per la sicurezza alimentare. Il tema degli «attacchi ibridi» attribuiti alla Russia torna nel dibattito, senza elementi pubblici a sostegno. Secondo la testata specializzata Silicon, la divisione investigativa dell’esercito statunitense starebbe indagando su episodi simili in alcune basi militari.

I danni crescono a ogni ondata. In Francia due soli supermercati di Haguenau avevano stimato 270.000 euro di perdite, con proiezioni nazionali nell’ordine dei milioni di euro. Per l’attacco di lunedì le prime stime indicano almeno 100.000 euro di alimenti distrutti. L’11 ottobre un incidente informatico aveva inoltre bloccato siti e prezzi elettronici di Albert Heijn e disservizi erano stati segnalati da Delhaize, senza prove di un legame con i frigoriferi.

Messo in fila, il quadro descrive un sistema economico vulnerabile in più punti contemporaneamente. La distribuzione alimentare, la logistica e la fiducia dei consumatori sono leve con cui si può deprimere l’economia di un’area senza bisogno di strumenti sofisticati: bastano dispositivi obsoleti lasciati in rete e una filiera in cui nessuno si assume l’obbligo di sostituirli.

In Germania l’Ufficio federale per la sicurezza informatica (BSI) chiede di installare subito gli aggiornamenti, di proteggere gli impianti con reti private virtuali (VPN) e di adottare l’autenticazione a più fattori. Le procure di Parigi e di Bruxelles devono ancora completare il censimento dei negozi colpiti e la stima dei danni.

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