Condono edilizio Campania, promessa di Cirielli in manovra

Fratelli d’Italia starebbe valutando un emendamento alla manovra di bilancio per riaprire il condono edilizio in Campania. L’ipotesi è emersa oggi ed è collegata agli impegni presi in campagna elettorale da Edmondo Cirielli, esponente del partito e candidato del centrodestra alla guida della Regione. Il testo non risulta ancora depositato. Non se ne conoscono il perimetro, le tipologie di abuso coinvolte né gli effetti sui conti pubblici. La discussione riguarda però più della sola Campania: la legge di bilancio, la norma che ogni anno fissa entrate e spese dello Stato, diventa lo strumento con cui onorare una promessa fatta a un elettorato regionale.
Condono edilizio in Campania, cosa si sa dell’emendamento FdI
Le informazioni disponibili sono poche. Si parla di un’ipotesi allo studio, non di una proposta formalizzata. Mancano finora dichiarazioni ufficiali del partito o del governo sul contenuto. Resta da chiarire se l’intervento riaprirebbe i termini di una sanatoria già esistente o introdurrebbe una disciplina nuova.
Il legame politico, invece, è esplicito. Il tema rientra fra gli impegni assunti da Cirielli durante la campagna elettorale. È questo il dato che qualifica la notizia: un impegno preso in un contesto regionale passerebbe dal palco dei comizi a un articolo della legge finanziaria nazionale.
In Italia i condoni edilizi nazionali sono stati tre: nel 1985, nel 1994 e nel 2003. In Campania la questione è aperta da anni, perché la Regione avrebbe recepito l’ultimo condono in forma restrittiva e una parte delle domande sarebbe rimasta esclusa. Le richieste di una riapertura si concentrano su questo arretrato.
Manovra e promesse elettorali, il meccanismo degli emendamenti
La legge di bilancio viene presentata dal governo in autunno e deve essere approvata entro il 31 dicembre. Durante l’esame in Parlamento i gruppi depositano gli emendamenti, le proposte di modifica al testo. Ogni anno sono migliaia. Solo una parte arriva al voto: di norma quelli che i partiti indicano come prioritari, i cosiddetti «segnalati».
In questo passaggio la manovra smette di essere soltanto un documento contabile. Diventa il luogo in cui si negoziano le richieste dei territori, dei collegi e delle categorie. Il fenomeno attraversa governi e maggioranze di ogni colore. Le cronache parlamentari lo chiamano da decenni «assalto alla diligenza».
Esiste però un limite formale. La legge di contabilità pubblica, la n. 196 del 2009, esclude dalla legge di bilancio gli interventi di natura localistica o microsettoriale e le norme di carattere ordinamentale. Una sanatoria edilizia riservata a una sola regione rischia di scontrarsi con questo vincolo. L’ammissibilità degli emendamenti viene valutata dalla presidenza della commissione Bilancio. Proprio quel filtro dirà se la proposta potrà proseguire o andrà trasferita su un altro veicolo normativo.
Costi del condono e logica distributiva
I condoni vengono presentati come una forma di regolarizzazione di situazioni consolidate da decenni, spesso abitazioni di famiglie, per incassare risorse attraverso le oblazioni, le somme versate per sanare l’abuso.
Ma ogni sanatoria alimenta l’aspettativa della successiva e incentiva nuovi abusi. Penalizza poi chi ha costruito rispettando vincoli e autorizzazioni. Una parte dei costi ricade sui comuni, chiamati a garantire servizi e opere di urbanizzazione per edifici sorti fuori da ogni pianificazione. In Campania pesa anche il rischio idrogeologico e sismico. La frana di Casamicciola, a Ischia, nel novembre 2022, ha riportato al centro del dibattito il rapporto fra costruzioni abusive e sicurezza del territorio.
Sul piano distributivo lo schema è leggibile anche senza i dettagli tecnici. Il beneficio andrebbe ai proprietari di immobili irregolari in una sola regione. I costi, diretti e indiretti, si distribuirebbero sulla collettività e sulle amministrazioni locali. Un intervento territoriale inserito nella legge che regola i conti di tutto il Paese pone una questione di equità fra cittadini di regioni diverse.
Emendamenti in manovra, le domande ancora aperte
È chiaro perché ogni governo, a fine legislatura, lo faccia. Mancano pochi mesi al voto, e i partiti sono già in campagna elettorale.
Ma la vicenda solleva interrogativi che il dibattito sulla legge di bilancio raramente affronta in modo esplicito. Quante altre promesse elettorali, nazionali o locali, stanno per tradursi in emendamenti? Con quale stima dei costi e con quale copertura? Secondo quale criterio un impegno preso davanti a un elettorato regionale ottiene spazio in un provvedimento che riguarda sessanta milioni di persone?
Le risposte arriveranno dai testi. Per ora l’emendamento resta un’ipotesi e manca una relazione tecnica che ne quantifichi gli effetti. I prossimi passaggi sono il deposito formale delle proposte, il vaglio di ammissibilità e il voto in commissione Bilancio, prima dell’approvazione definitiva entro fine anno. In quella sede si capirà se la riapertura del condono in Campania entrerà davvero nella manovra o verrà affidata a un altro provvedimento.