— 📻 Radio Byoblu Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter Petizioni 👤 Area utente ♥ Sostieni
Il primo blog di informazione indipendente
Ultim'ora
byoblu
Politica

Conte: riconosceremo la Palestina, stop all’accordo militare con Israele, e divieto di import dei prodotti delle colonie israeliane.

Il leader M5s accusa il governo di «disertare» sul diritto internazionale. Pd, M5s e Avs chiedono di fermare le merci dagli insediamenti illegali.
Byoblu·03 novembre 2026
Politica — Byoblu

Giuseppe Conte fissa due impegni per un eventuale governo progressista: riconoscere lo Stato di Palestina e cancellare l’intesa di cooperazione militare con Israele. «Riconosceremo la Palestina e stracceremo l’accordo militare con Israele», ha dichiarato oggi il presidente del Movimento 5 Stelle. Ha poi rivolto un’accusa diretta all’esecutivo: «Sul diritto internazionale l’Italia continua a disertare».

Nello stesso giorno Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno presentato una richiesta comune al governo. Definiscono «urgente lo stop all’importazione di beni dagli insediamenti israeliani illegali». Le informazioni disponibili non indicano la sede delle dichiarazioni né gli eventuali strumenti parlamentari con cui la proposta sarà formalizzata.

Conte e la Palestina, l’accusa al governo sul diritto internazionale

La formula usata da Conte è al futuro. Indica quindi un programma di governo più che un’iniziativa immediata, a meno di un anno dalla scadenza naturale della legislatura, prevista nel 2027. Il leader pentastellato lega i due impegni al rispetto del diritto internazionale. Su questo terreno accusa l’Italia di essersi sottratta ai propri obblighi.

La scelta del verbo «disertare» richiama un ritardo rispetto ad altri partner occidentali. Diversi governi europei e del Commonwealth hanno già riconosciuto lo Stato palestinese. Roma ha invece subordinato il passo a precise condizioni.

Il richiamo al diritto internazionale ha anche un riferimento più ampio. La Corte penale internazionale, istituita con un trattato multilaterale, ha emesso un mandato di arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu. Gli Stati Uniti hanno risposto con sanzioni contro il tribunale dell’Aia. È uno strumento coercitivo unilaterale che indebolisce un’istituzione nata per sostituire la giustizia alla rappresaglia. Su quelle sanzioni, e sulla tenuta della giurisdizione della Corte, il governo italiano ha mantenuto un profilo prudente.

Insediamenti israeliani illegali, la richiesta di Pd, M5s e Avs

La proposta comune dei tre partiti di opposizione riguarda i prodotti delle colonie israeliane in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. La loro illegalità è un punto fermo per gran parte della comunità internazionale. Nel luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia, il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, ha dichiarato illegittima l’occupazione dei territori palestinesi. Nel suo parere consultivo ha inoltre invitato gli Stati a non prestare aiuto né assistenza al suo mantenimento.

L’Unione europea impone già un’etichettatura specifica per queste merci, distinta da quella dei prodotti israeliani. Le opposizioni chiedono un passo ulteriore: il divieto di importazione. Una parte della dottrina giuridica considera questa misura la conseguenza coerente del parere della Corte. I sostenitori del governo la giudicano invece una forma di boicottaggio con ricadute sui rapporti bilaterali.

Accordo militare Italia-Israele, che cosa prevede il memorandum

L’«accordo militare» citato da Conte è il memorandum d’intesa sulla cooperazione nel settore della difesa. Fu firmato nel 2003 e ratificato dal Parlamento con una legge del 2005. Regola la collaborazione tra le industrie della difesa dei due Paesi, gli scambi di materiali, la ricerca, l’addestramento e le esercitazioni congiunte. Si rinnova tacitamente ogni cinque anni, salvo disdetta di una delle parti.

Proprio il meccanismo del rinnovo automatico è da tempo al centro delle richieste delle opposizioni. Sostengono che la prosecuzione dell’intesa sia incompatibile con quanto accade nella Striscia di Gaza. L’impegno di oggi trasforma quella richiesta in un punto programmatico esplicito.

Governo Meloni e Palestina, la linea del riconoscimento condizionato

La posizione dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni resta finora quella del riconoscimento subordinato. Palazzo Chigi lo lega alla liberazione degli ostaggi israeliani e all’esclusione di Hamas da qualsiasi ruolo di governo in un futuro Stato palestinese. È una linea approvata anche con una mozione della maggioranza in Parlamento. Secondo il centrodestra, un riconoscimento senza garanzie avrebbe un valore soltanto simbolico e rischierebbe di legittimare un’organizzazione terroristica.

Le opposizioni rispondono che le condizioni poste dal governo spostano il riconoscimento a un orizzonte indefinito. Ricordano che la grande maggioranza degli Stati membri delle Nazioni Unite ha già compiuto quel passo.

Gaza e il programma delle opposizioni in vista del 2027

Sullo sfondo resta la catastrofe umanitaria di Gaza. Il governo Netanyahu porta una responsabilità schiacciante nella distruzione della Striscia e nel numero delle vittime civili. È su questo terreno che Conte cerca di dare un profilo netto all’alternativa di governo. Il riconoscimento della Palestina e la revisione del memorandum sono decisioni che dipendono interamente dall’esecutivo nazionale e non richiedono il consenso di altri partner.

La convergenza di Pd, M5s e Avs sugli insediamenti indica una piattaforma comune in politica estera, uno dei temi su cui la coalizione progressista è stata in passato meno compatta. La prima verifica sarà la risposta del governo alla richiesta di bloccare le importazioni dalle colonie. La questione palestinese, intanto, entra stabilmente nel confronto programmatico in vista delle elezioni politiche.

Sulla guerra in Ucraina, invece, non si registra la stessa compattezza tra i membri della coalizione di centro-sinistra.

📻 RADIO Caricamento…