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Esteri

Cuba sull’orlo del baratro: Trump stringe il cappio entro l’estate, tra embargo e minaccia militare

Dal blocco petrolifero ai piani d’invasione del Pentagono: la strategia di pressione di Washington sull’isola caraibica e i suoi rischi.
Byoblu·02 giugno 2026
Esteri — Byoblu
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A fine maggio 2026, Cuba si trovava in una condizione che molti osservatori internazionali hanno definito senza precedenti: un blackout pressoché permanente su larga parte del territorio, scaffali vuoti, proteste di piazza soffocate dalla polizia e, sullo sfondo, un Pentagono che — stando a quanto riportato dalla testata americana Politico — avrebbe già predisposto piani operativi per un possibile attacco all’isola, in attesa di un ordine presidenziale che potrebbe non tardare. Probabilmente entro l’estate. I fatti qui ricostruiti risalgono al periodo compreso tra febbraio e la fine di maggio 2026: la situazione potrebbe essere ulteriormente evoluta nelle ultime settimane.

Il presidente che voleva il Nobel e fa la guerra ai Caraibi

Donald Trump si era presentato al suo secondo mandato con ambizioni da peacemaker: aveva evocato un Nobel per la pace per i presunti progressi in Ucraina e in Medio Oriente. Eppure, a guardare il quadro complessivo della sua politica estera, il profilo che emerge è molto diverso. Dal Venezuela — dove a gennaio 2026 forze speciali statunitensi hanno catturato l’allora presidente Nicolás Maduro installandogli la sua ex vice come successore — all’Iran, passando per il sostegno incondizionato alle operazioni militari israeliane a Gaza e in Libano, fino all’escalation in corso contro Cuba: l’amministrazione Trump ha sistematicamente privilegiato la coercizione rispetto alla diplomazia, la forza rispetto al negoziato.

Nel caso di Cuba, la strategia ha seguito un copione preciso. Dal 9 gennaio 2026, nessuna petroliera ha potuto rifornire l’isola senza rischiare sanzioni statunitensi. Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha ammesso pubblicamente che il Paese non riceve carburante “neppure un goccio”. Il risultato: blackout che durano fino a 14 ore consecutive, ospedali in difficoltà, trasporti paralizzati, alimenti in deterioramento per mancanza di refrigerazione. La Unión Eléctrica cubana ha dichiarato un deficit record di oltre 2.100 megawatt, con appena un terzo della domanda nazionale coperta.

“Un’acquisizione amichevole”: il linguaggio della finanza applicato a un Paese

A fine febbraio, Trump aveva usato un’espressione che aveva lasciato di stucco buona parte della comunità internazionale: aveva parlato di una possibile “acquisizione amichevole” di Cuba, come se si trattasse di un’operazione di mercato anziché della sovranità di una nazione. “Il governo cubano sta parlando con noi e ha grossi problemi”, aveva detto, aggiungendo che le trattative erano condotte dal segretario di Stato Marco Rubio. Secondo il quotidiano Axios, contatti riservati erano stati avviati con Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote dell’anziano ex presidente Raúl Castro, per aggirare i canali diplomatici ufficiali.

Ad aprile, Trump era andato oltre, dichiarando in conferenza stampa: “Credo proprio che avrò l’onore di conquistare Cuba”. Il New York Times ha riferito, citando quattro fonti a conoscenza dei colloqui, che Washington avrebbe esplicitamente chiesto le dimissioni del presidente Díaz-Canel come condizione per qualsiasi accordo.

Il Pentagono pianifica, la portaerei Nimitz si avvicina

A maggio 2026, secondo fonti citate da Politico e riprese da diversi media internazionali, l’amministrazione Trump avrebbe ordinato allo US Southern Command di aggiornare i piani operativi per potenziali interventi militari a Cuba. Le opzioni sul tavolo spaziano da raid mirati per la cattura di singoli individui — sul modello dell’operazione contro Maduro a Caracas — fino a scenari che includono un’invasione di terra. In concomitanza, il dipartimento di Giustizia ha incriminato l’ex presidente Raúl Castro, 94 anni, per l’abbattimento nel 1996 di due aerei civili di un’associazione anti-castrista: mossa letta da molti analisti come un possibile pretesto per un blitz di cattura.

L’arrivo del gruppo navale della portaerei Nimitz nei pressi dell’isola ha ulteriormente alzato la tensione. Una fonte citata da Politico ha spiegato la logica interna all’amministrazione: “L’idea iniziale era che la leadership cubana era debole e che sanzioni, blocco petrolifero e la vittoria in Venezuela li avrebbero spinti a un accordo. Ora i cubani si stanno dimostrando più duri del previsto e l’azione militare è sul tavolo in un modo in cui non era prima”.

Da parte sua, Díaz-Canel ha risposto duramente: “Le minacce di aggressione militare da parte della più grande potenza militare del pianeta sono un crimine internazionale. Trasformarle in fatti provocherebbe un bagno di sangue di conseguenze incalcolabili”. Il governo cubano ha distribuito alla popolazione un opuscolo intitolato Proteggiti, resisti, sopravvivi, con istruzioni per i civili in caso di attacco straniero. Immagini di addestramenti militari di massa sono comparse sui media statali.

Le contraddizioni di una strategia senza uscita

Analisti ed esperti sollevano numerose obiezioni alla strategia di Trump. La prima è di natura umanitaria: l’Alto commissario Onu per i diritti umani Volker Türk ha dichiarato che Cuba è stata spinta “sull’orlo del collasso” e ha aggiunto: “Qualunque siano gli obiettivi, nulla può giustificare l’asfissia di un’intera popolazione”. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha parlato di “crisi umanitaria senza precedenti” e ha tentato di organizzare spedizioni di viveri e carburante aggirando le sanzioni.

La seconda contraddizione è strategica. Secondo Politico, Cuba non è il Venezuela: non ha petrolio, non ha infrastrutture funzionanti e non esiste una figura locale disposta a fare da interlocutore per una transizione controllata. “Stiamo parlando di un Paese che ha assolutamente bisogno di essere ricostruito al 100%”, ha dichiarato Horacio Garcia Jr., imprenditore cubano-americano e membro del Cuban Liberty Council. Perfino il senatore repubblicano Rick Scott, tra i più accesi sostenitori di un intervento, ha ammesso che nessun investitore metterà soldi seri in un Paese privo di stato di diritto e democrazia.

La terza obiezione riguarda le conseguenze interne agli stessi Stati Uniti: un eventuale collasso economico dell’isola potrebbe innescare un massiccio esodo verso la Florida, in aperto cortocircuito con le politiche anti-immigrazione dell’amministrazione Trump. “Con la gente che sopravvive con mille calorie al giorno”, ha commentato l’analista Adam Isacson del Washington Office on Latin America, “sono sorpreso che questo esodo non sia già iniziato”.

Un modello che si ripete

Il caso cubano si inserisce in un pattern ricorrente della politica estera trumpiana: pressione economica massima, retorica aggressiva, piani militari in attesa di ordine esecutivo. Lo stesso schema era stato applicato al Venezuela, all’Iran, e si intreccia con il supporto alle operazioni israeliane a Gaza e in Libano, che hanno provocato decine di migliaia di vittime civili. Difficile conciliare questo quadro con l’immagine del presidente che ambiva a un Nobel per la pace.

Al momento in cui le fonti utilizzate per questo articolo sono state pubblicate — la più recente datata 28 maggio 2026 — la crisi cubana era in piena evoluzione. Nei giorni successivi la situazione potrebbe essere cambiata significativamente: i lettori sono invitati a seguire gli aggiornamenti.

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