— 📻 Radio Byoblu Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter Petizioni 👤 Area utente ♥ Sostieni
Il primo blog di informazione indipendente
Ultim'ora
byoblu
Politica

Direttiva Piantedosi sui Cpr, stop al veto medico. Ma Anelli: «Non tutti possono stare nei Cpr»

Il parere negativo del medico non ferma più il trattenimento dei migranti. L’Ordine accetta e affida la tutela della salute a un giudizio successivo.
Byoblu·06 novembre 2026
Politica — Byoblu

Il medico continuerà a visitare lo straniero destinato a un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr). La sua valutazione, però, non basterà più a impedirne il trattenimento. Lo prevede la nuova direttiva sui Cpr del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che separa il giudizio clinico dalla decisione amministrativa e rende non vincolante l’eventuale parere sanitario negativo. Il provvedimento arriva dopo le indagini della Procura di Ravenna sulle certificazioni di idoneità al trattenimento. La Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) lo ha accolto con favore, pur chiedendo garanzie per la salute dei trattenuti.

Direttiva Piantedosi sui Cpr, cosa cambia per il parere medico

Il ministro ha descritto così il nuovo assetto: «Con la mia nuova direttiva sui Cpr i migranti irregolari continueranno a essere visitati dai medici delle aziende sanitarie locali, ma un eventuale parere negativo non sarà più vincolante per evitare il loro trattenimento nei centri».

In pratica la visita resta, ma perde il potere di fermare l’ingresso nel centro. Secondo la direttiva, la valutazione del medico viene consegnata «in busta chiusa» e spetta ad altri stabilire quali conseguenze trarne. Il testo prevede la dimissione della persona solo quando una patologia non è gestibile all’interno del Cpr.

La sequenza dei fatti è cruciale. Un’inchiesta giudiziaria ha messo sotto la lente i certificati che autorizzavano il trattenimento. La risposta del Viminale è stata ridurre il peso del filtro sanitario. Il provvedimento si aggiunge a una serie di misure dell’esecutivo, dal fermo preventivo all’estensione del Daspo ai minori, accomunate da una stessa impostazione: le garanzie procedurali arretrano davanti alle esigenze dell’ordine pubblico.

Cpr e salute dei migranti, Anelli: «Gli ambienti possono provocare patologie»

In un’intervista rilasciata oggi, il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, ha rivendicato la separazione delle funzioni: «La selezione per entrare nei centri non può essere demandata a un medico. Noi abbiamo come unico obiettivo la cura e la salute della persona».

Nella stessa intervista Anelli ha riconosciuto che i Cpr possono essere luoghi patogeni. «Gli ambienti sono determinanti per la tutela e la qualità della salute. Possono essi stessi provocare l’insorgenza di patologie», ha detto. Ha poi richiamato l’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale: se i locali non possono essere migliorati, «una serie di individui lì non può stare». E ancora: «La priorità della salute non può essere messa da parte perché qualcuno indica come prioritaria la sicurezza».

Le cronache di questi anni hanno raccontato l’ingresso nei Cpr di persone cieche, di disabili in sedia a rotelle, di epilettici e di anziani con gravi patologie. L’Organizzazione mondiale della sanità avverte che il trattenimento dei migranti può aggravare o produrre malattie, soprattutto mentali. Sul punto Anelli ha chiesto di riorganizzare l’assistenza nei centri con personale specializzato, in particolare psichiatri, e ha evocato la legge Basaglia: «Non possiamo ripetere oggi nei Cpr le condizioni che esistevano prima del 1978».

Le sue richieste al ministero sono rimaste senza seguito: Anelli ha riferito di non aver avuto alcun riscontro concreto a livello centrale. Diversi prefetti, invece, hanno avviato contatti con gli Ordini territoriali.

Parere medico «in busta chiusa», la scelta dell’Ordine

Sulla busta chiusa, che affida ad altri il giudizio sul destino del paziente, il presidente della Fnomceo ha scelto la linea del dialogo con il Viminale. Ha definito gli Ordini «enti sussidiari dello Stato» e ha giudicato la posizione di Piantedosi «un passaggio importante», capace di aprire «una grande disponibilità» a discutere delle condizioni dei trattenuti.

Alla domanda su chi risponda se l’amministrazione ignora il parere e rinchiude comunque una persona, Anelli ha indicato «una scala di responsabilità». Al medico spetta il giudizio clinico. «Se qualcuno, rispetto al giudizio clinico, assume una decisione diversa, sarà lui a risponderne. Saranno altri soggetti a occuparsene, magari la magistratura».

Cpr, la tutela della salute spostata a valle

Le due posizioni convergono più di quanto appaia. Il governo ottiene un trattenimento libero dal veto sanitario. L’Ordine ottiene che i propri iscritti, dopo l’inchiesta di Ravenna, non portino più il peso della decisione. A restare scoperti sono i trattenuti, cioè la categoria che il Codice deontologico impone ai medici di proteggere quando l’ambiente in cui vivono non è idoneo a tutelarne la salute e la dignità.

Il punto critico sta nei tempi della tutela. Con il parere vincolante la garanzia operava prima dell’ingresso nel centro. Con la nuova direttiva interviene dopo, eventualmente davanti a un giudice, quando il trattenimento è già avvenuto e l’eventuale danno alla salute si è già prodotto.

📻 RADIO Caricamento…