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Esteri

Droni ucraini colpiscono Mosca: raffineria in fiamme e pioggia nera sui residenti. E Konstantin Malofeev invoca le armi nucleari.

Il più grande attacco dall’inizio della guerra: 17 feriti, 4 aeroporti chiusi e gocce oleose cadute sui quartieri a sud-est della capitale russa.
Byoblu·19 giugno 2026
Esteri — Byoblu
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Nella mattina di giovedì 18 giugno 2026, centinaia di droni ucraini hanno colpito Mosca in quella che viene definita la più vasta offensiva aerea su suolo russo dall’inizio dell’invasione su larga scala. L’obiettivo principale è stata la raffineria di Kapotnya, nella zona sud-orientale della capitale, già colpita due giorni prima e ora in fiamme per la terza volta in un mese. Le autorità regionali moscovite hanno riferito di almeno 17 feriti, tra cui due bambini. Quattro aeroporti della capitale — Vnukovo, Sheremetyevo, Zhukovsky e un quarto scalo — sono stati temporaneamente chiusi, con oltre 500 voli cancellati o ritardati.

La dichiarazione di Zelenskyy e la risposta russa

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha rivendicato l’attacco definendolo una risposta diretta al bombardamento russo del complesso monastico della Pechersk Lavra a Kyiv, avvenuto nei giorni precedenti. «Non vogliamo questa guerra e non l’abbiamo mai voluta», ha dichiarato Zelenskyy in un messaggio audio ai giornalisti. «Ma se l’Ucraina brucia, brucerà anche la vostra Mosca. È tempo di porre fine all’aggressione, è tempo di porre fine a questa guerra.»

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha risposto annunciando che la Russia condurrà attacchi di massa contro l’Ucraina «su base regolare». Nel frattempo, voci più radicali nell’establishment russo hanno invocato rappresaglie ancora più dure: il miliardario ultraconservatore Konstantin Malofeev ha apertamente evocato l’uso delle armi nucleari sul suo canale Telegram, mentre il deputato ed ex generale Andrey Gurulyov ha chiesto di «colpire il nemico senza pietà».

La pioggia nera: cos’è, da dove viene, che rischi comporta

Uno degli aspetti più inquietanti dell’attacco è stato il fenomeno descritto dai residenti della zona sud-orientale di Mosca come «pioggia nera». Gocce minuscole di idrocarburi, rilasciate nell’atmosfera dall’incendio della raffineria, sono ricadute al suolo sotto forma di una leggera pioggerella scura, macchiando abiti, superfici e automobili.

Origini fisiche del fenomeno. Quando una raffineria o un deposito di combustibili prende fuoco, i prodotti della combustione incompleta — composti organici volatili, particolato di carbonio, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e residui oleosi — si disperdono in colonne di fumo. Con determinate condizioni atmosferiche, le particelle più pesanti si condensano e precipitano nelle aree circostanti. Il fenomeno è simile, in scala molto più ridotta, alle ricadute documentate dopo grandi incendi industriali.

Rischi per la salute. L’esposizione a piogge di idrocarburi può provocare irritazione cutanea, oculare e delle vie respiratorie. Alcune delle sostanze coinvolte — in particolare gli IPA — sono classificate come potenzialmente cancerogene dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC). L’esposizione acuta, soprattutto per categorie vulnerabili come bambini, anziani e persone con patologie respiratorie, può aggravare condizioni preesistenti come asma e bronchiti croniche. Non a caso, il canale Telegram ufficiale delle autorità moscovite — pur smentendo l’esistenza di una vera e propria «pioggia di petrolio» — ha invitato i residenti del distretto interessato a tenere le finestre chiuse e ha raccomandato alle famiglie con bambini, agli anziani e agli asmatici di lasciare temporaneamente la zona.

Rischi ambientali. Il deposito di idrocarburi sul suolo può contaminare falde acquifere superficiali e terreni agricoli. Le sostanze chimiche rilasciate da un grande incendio industriale possono persistere nell’ambiente per periodi prolungati. Video verificati dalla BBC mostrano un’evidente pellicola oleosa scura su asfalti e parcheggi.

Una residente intervistata dalla BBC ha raccontato: «Appena sono uscita dal palazzo ho sentito questa leggera pioggerellina. Poi ho notato macchie nere sui miei vestiti. Adesso staremo a guardare se i capelli inizieranno a cadere a causa dei prodotti petroliferi.» Un altro abitante nei pressi della raffineria ha riferito di essere stato svegliato dalle scosse nell’edificio e di non riuscire a respirare a causa dell’odore di bruciato.

La raffineria di Kapotnya e il contesto energetico

La raffineria di Kapotnya è uno degli impianti energetici più rilevanti della capitale russa: secondo le fonti citate dal Guardian, fornisce circa il 40% della benzina e il 50% del diesel consumati a Mosca. Il suo danneggiamento si inserisce in una strategia ucraina di lungo periodo volta a colpire le infrastrutture energetiche russe, riducendo le risorse disponibili per finanziare lo sforzo bellico. La Russia, terzo produttore mondiale di petrolio, è già costretta secondo alcune fonti ad importare carburante via mare per far fronte alla carenza provocata dai ripetuti attacchi ucraini agli impianti di raffinazione.

Il contesto geopolitico

La guerra tra Russia e Ucraina è in corso dall’invasione su larga scala del febbraio 2022, ma il conflitto affonda le radici nell’annessione russa della Crimea del 2014.

Nei giorni precedenti all’attacco del 18 giugno, Zelenskyy ha partecipato al vertice del G7 a Évian e ha poi preso parte a un vertice dell’Unione Europea a Bruxelles, dove la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che «la marea sta girando». La UE ha formalmente avviato i negoziati di adesione con l’Ucraina. Il Segretario alla Difesa britannico Dan Jarvis ha nel frattempo annunciato un finanziamento di 750 milioni di sterline per la fornitura di 150.000 droni di produzione ucraina e oltre 350 missili per la difesa aerea.

Il presidente russo Vladimir Putin si trovava a Kazan, a circa 700 chilometri da Mosca, per un vertice con i leader dell’ASEAN, e non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’attacco.

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