Idf, depositi armi Hezbollah vicino all’Unifil: «Hanno fallito». L’Onu: «Non è nostro compito disarmarli»

L’esercito israeliano sostiene di aver scoperto depositi di armi di Hezbollah a 100-250 metri dalle postazioni Unifil nel sud del Libano. Ha poi trasformato il ritrovamento in un atto d’accusa contro la missione delle Nazioni Unite. Secondo l’Idf, le Forze di difesa israeliane, è l’ennesima prova che i caschi blu «hanno fallito». La replica dell’Unifil, la Forza di interposizione in Libano a guida italiana, è asciutta: «Non è nostro compito disarmarli con la forza». Lo scontro arriva a meno di due mesi dal 31 dicembre, data in cui scade il mandato della missione, e mentre reparti israeliani operano all’interno di villaggi libanesi.
Depositi di armi Hezbollah a Mays al-Jabal e al-Tiri, la versione dell’Idf
Secondo la ricostruzione diffusa oggi dall’esercito, i siti sono tre. Nel villaggio di Mays al-Jabal i riservisti della brigata Oded, inquadrata nella 91ª divisione, avrebbero individuato due depositi. Il primo si trovava in un’abitazione civile a circa 200 metri da una postazione Onu, il secondo in un magazzino a circa 100 metri dallo stesso sito.
All’interno, stando all’Idf, c’erano fucili Kalashnikov, una mitragliatrice PK, lanciatori Rpg e razzi, granate, un ordigno esplosivo improvvisato, munizioni e apparati di comunicazione e osservazione. Accanto alle armi, scatole di aiuti umanitari e simboli di Hezbollah e di Amal, il movimento sciita guidato dal presidente del Parlamento libanese Nabih Berri e alleato del Partito di Dio.
Il terzo sito è ad al-Tiri. Qui la brigata Kfir avrebbe trovato un appartamento usato come base operativa, a circa 250 metri da un’altra postazione delle Nazioni Unite. Dentro c’erano strumenti di sorveglianza, equipaggiamento da combattimento, scorte per la permanenza e simboli di Hezbollah.
Idf contro Unifil, l’accusa di «inazione» e le foto consegnate alla stampa
La portavoce in lingua araba dell’esercito, Ella Waweya, ha affidato l’accusa a un messaggio su X. I ritrovamenti, ha scritto, dimostrano che le forze Unifil non hanno svolto il loro compito. Dimostrano anche lo «sfruttamento cinico» che le organizzazioni armate fanno della loro «inazione». L’esercito assicura che continuerà a rimuovere le minacce «nel rispetto dell’accordo di cessate il fuoco».
L’operazione comunicativa ha avuto anche un versante italiano: l’Idf ha consegnato a un quotidiano nazionale le fotografie dei tre siti. Il destinatario conta, perché la missione è guidata dall’Italia e il contingente italiano è fra i più numerosi.
Fuori dall’Italia la notizia è rimbalzata soprattutto sui siti israeliani, che hanno ripreso la formula del «fallimento» dell’Unifil già nei titoli. La stampa libanese l’ha riportata come annuncio dell’esercito israeliano, citando il messaggio della portavoce.
Mandato Unifil, cosa prevede davvero la risoluzione 1701
L’Unifil nasce nel 1978 con la risoluzione 425 del Consiglio di sicurezza, dopo l’invasione israeliana del sud del Libano. Il suo primo compito era verificare il ritiro delle truppe israeliane.
Il mandato attuale discende dalla risoluzione 1701, approvata nell’agosto 2006 alla fine della guerra fra Israele e Hezbollah. Ai caschi blu affida tre compiti: monitorare la cessazione delle ostilità, accompagnare il dispiegamento dell’esercito libanese nel sud e assisterlo nella creazione di un’area fra la Linea Blu e il fiume Litani libera da armi e uomini armati diversi da quelli dello Stato libanese e dell’Unifil. La Linea Blu è la linea di demarcazione tracciata dall’Onu nel 2000, dopo il ritiro israeliano.
Il testo autorizza la missione ad agire nelle proprie aree di schieramento per impedire attività ostili. Resta però una forza di interposizione e monitoraggio, che opera in coordinamento con le autorità di Beirut. Alcuni siti israeliani, come JFeed, descrivono il mandato come l’incarico di impedire a Hezbollah di ricostituire la propria presenza militare. È una lettura estensiva, che attribuisce ai caschi blu poteri di polizia che la risoluzione non contiene.
Disarmo di Hezbollah, una responsabilità dello Stato libanese
Il disarmo delle milizie spetta allo Stato libanese. Lo stabiliscono gli accordi di Taif del 1989, che chiusero la guerra civile, la risoluzione 1559 del 2004 e la stessa 1701. Anche l’accordo di cessate il fuoco del novembre 2024, quello che l’Idf dichiara di rispettare, assegna all’esercito libanese lo smantellamento delle infrastrutture militari a sud del Litani. La supervisione è affidata a un meccanismo presieduto dagli Stati Uniti.
I caschi blu, inoltre, non entrano nelle proprietà private senza l’esercito libanese. I depositi indicati dall’Idf si trovavano in un’abitazione, in un magazzino e in un appartamento, cioè fuori dalle basi Onu. In un villaggio abitato, un raggio di 100-250 metri comprende case, strade e magazzini che ricadono sotto la giurisdizione libanese.
Israele contro l’Unifil, una campagna che viene da lontano
L’attacco di oggi si inserisce in un rapporto conflittuale. Nell’ottobre 2024 le forze israeliane colpirono più postazioni della missione, tra cui il quartier generale di Naqoura e basi del contingente italiano, ferendo alcuni caschi blu. In quelle settimane il governo Netanyahu chiese ripetutamente all’Unifil di arretrare dalle zone di combattimento.
Nell’agosto 2025, con Israele e l’amministrazione Trump favorevoli alla chiusura, il Consiglio di sicurezza ha approvato la risoluzione 2790. Il testo proroga il mandato per l’ultima volta fino al 31 dicembre e prevede poi il ritiro dei contingenti nel corso del 2027.
Zona di sicurezza nel sud del Libano, la posta in gioco dopo il ritiro
I ritrovamenti sono avvenuti durante operazioni israeliane a Mays al-Jabal e al-Tiri, in territorio libanese, dentro quella che Israele chiama «zona di sicurezza». L’esercito perquisisce case civili e dichiara al tempo stesso di rispettare la tregua. Nei mesi scorsi le truppe israeliane si sono spinte anche oltre il Litani, una mossa che Parigi ha definito una violazione del diritto internazionale.
La sequenza dei fatti consente una lettura che va oltre il singolo deposito. Delegittimare la missione nelle sue ultime settimane rafforza una tesi precisa: uscita di scena la forza internazionale, l’unica garanzia al confine diventerebbe la presenza militare israeliana in Libano. È il racconto di un esercito costretto a intervenire per colmare il vuoto lasciato dall’Onu, mentre quel vuoto è stato prodotto anche dalle pressioni di Israele e Washington.
Con il ritiro dell’Unifil, il sud del Libano perde l’unico osservatore internazionale che in questi anni ha registrato e trasmesso al Consiglio di sicurezza le violazioni della Linea Blu commesse da entrambe le parti, comprese le incursioni israeliane.