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Politica

Medici cattolici di Verona: «Sul Covid gravissimi crimini contro l’umanità». Andrete all’inferno! E viene giù il finimondo.

Undici pagine contro i vertici degli Ordini, richiesta di dimissioni, la Curia tace e la Federazione risponde: «Non perdo tempo a replicare».
Byoblu·17 settembre 2026
Politica — Byoblu
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Lunedì scorso è venuta alla luce una lettera che ha fatto saltare sulla sedia un bel po’ di gente in camice bianco e in tonaca. A firmarla sono il presidente della sezione veronese dell’Associazione medici cattolici italiani, Enrico Tolentinati, e il suo Consiglio direttivo. I destinatari: i vertici della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e dell’Ordine del Veneto. Il tema: la gestione del Covid, i decreti dei governi Conte e Draghi, la campagna vaccinale. Il tono: quello del confessore, non del collega.

Undici pagine fitte, sei allegati e un passaggio che è già diventato un tormentone: i peccati commessi dai destinatari sono «tutti di tipo mortale», e la loro anima «ben difficilmente si salverà». I firmatari chiedono quindi le dimissioni in blocco: presidente della Federazione, vicepresidente Giovanni Leoni, direttore generale, segretario nazionale, presidenti e consiglieri locali. Tutti a casa.

Colpo di Stato, barbarie, crimini contro l’umanità

Il lessico della lettera non fa sconti. Le scelte del periodo pandemico vengono descritte come violazioni medico-giuridiche paragonabili a un colpo di Stato e all’instaurazione di una dittatura. La campagna vaccinale è stata «il baratro più profondo della barbarie». Il tutto culmina nell’accusa di «gravissimi crimini contro l’umanità», commessi in Italia dal 2020 in avanti con la collaborazione, attiva e omissiva, degli Ordini.

Parole pesantissime. Che sono arrivate anche nelle stanze della Curia veronese. E lì è scattato il classico riflesso italiano: nessuno commenta, molti si dicono sconcertati, chi voleva prendere le distanze pubblicamente è stato fermato per non alimentare polemiche. Si aspetta che sia Roma a sbrogliare la matassa.

La presidenza nazionale scarica la sezione

Roma, in effetti, non si è fatta attendere. Stefano Ojetti, presidente nazionale dei medici cattolici, ha dichiarato che la presidenza «si discosta completamente» da quanto scritto dalla sezione veronese. La questione è stata girata al Consiglio di disciplina, con un ventaglio di esiti che va dal commissariamento alla chiusura della sezione e alla nascita di una nuova. Saranno sentite anche le autorità ecclesiastiche locali.

Traduzione: la macchina si è messa in moto per isolare i firmatari. È legittimo, un’associazione ha le sue regole. Ma vale la pena ricordare cosa disse Papa Francesco proprio ai medici cattolici, nel settembre 2013: la Chiesa fa appello alle coscienze dei professionisti della sanità, e testimoniare la cultura della vita «richiede spesso di andare controcorrente, pagando di persona». Ecco, qualcuno a Verona ha preso l’invito molto alla lettera, e controcorrente c’è andato.

La Federazione: «Non perdo neanche tempo a replicare»

Sul fronte opposto, la Federazione degli Ordini si è messa sulla difensiva con la sicurezza di chi non ha nulla da farsi perdonare. Il vicepresidente Giovanni Leoni ha detto di essere «assolutamente tranquillo» sulla gestione della pandemia e sul supporto dato al ministero della Salute e all’Istituto superiore di Sanità. La medicina, ha ricordato, non è una scienza esatta; il virus era sconosciuto; poi sono arrivati i vaccini, «ci sono state delle complicanze», ma con miliardi di dosi nel mondo «ne siamo usciti» [ndr. non tutti, a dire il vero, ne sono usciti. Citofonare danneggiati e vittime del vaccino].

Sul passaggio teologico, un’alzata di spalle: «Non perdo neanche tempo a replicare». E la chiosa che ormai conosciamo a memoria: «da tempo spira un vento negazionista». Le parole dei veronesi sarebbero irrispettose verso chi ha lavorato «seguendo le indicazioni ufficiali».

Ecco il punto. Le indicazioni ufficiali. Chi le ha date, chi le ha eseguite, chi ha sospeso dal lavoro i colleghi che non si sono adeguati. Su questo la lettera di Verona, sotto la crosta di zolfo e dannazione eterna, pone una domanda che nessun Consiglio di disciplina potrà archiviare: chi risponde delle scelte compiute? Perché «ci sono state delle complicanze» è una frase che, detta da un vicepresidente della Federazione, suona come un’ammissione buttata lì di sfuggita. E le complicanze hanno un nome, un cognome, una famiglia.

Il problema non è l’inferno (forse): è la contabilità

Parlare di anime che non si salvano, oggi come oggi, è un modo sicuro per consentire a questi tempi in cui Dio è stato smaltito – senza neppure essere riciclato – di far sorridere molti e di regalare agli avversari l’argomento più comodo: «Sono no-vax esaltati, fine della discussione». Anche se, per gente che dovrebbe andare in chiesa tutte le domeniche e preoccuparsi del giudizio universale – almeno per loro! – il monito della sezione veronese dell’Associazione Medici Cattolici Italiani non dovrebbe poi far sorridere molto. Tolentinati, che non ha mai nascosto le proprie posizioni critiche sui vaccini, ha scritto una lettera che i suoi destinatari hanno potuto liquidare in una frase. Però è stato coerente. Troppo comodo definirsi cattolici e poi comportarsi come se si fosse laici! Se uno ha delle convinzioni, il coraggio di esprimerle merita un plauso (di ipocriti ne abbiamo già abbastanza, in questo paese). Del resto, il dibattito sui green pass, sugli obblighi, sulle sospensioni dei medici, sulla sorveglianza degli eventi avversi, dovrebbe esserci già: c’è la Commissione Covid ad esempio. La teologia morale dovrebbe valere solo per i credenti.

Ma l’errore di forma dei veronesi non cancella l’errore di sostanza degli altri: quattro anni dopo, sull’analisi di ciò che è stato fatto agli italiani in nome della salute pubblica, la risposta ufficiale resta «siamo tranquilli» e «non perdo tempo». Detto da chi, nel marzo 2020, in pieno lockdown (la stessa Federazione nazionale e quella lombarda) scriveva al Capo dello Stato e al governo chiedendo un provvedimento legislativo urgente per proteggere i medici da eventuali cause legali. Chiedevano, cioè, uno scudo. Ma gli scudi non possono diventare una licenza per trincerarsi dietro i “siamo tranquilli”.

Se i vertici degli Ordini andranno o no in paradiso è affare loro e riguarda la loro anima. Su questa terra, a noi interessa se qualcuno, prima o poi, farà un bilancio onesto: cosa ha funzionato, cosa no, quanto sono costate in salute e libertà le misure coercitive, quanti medici sono stati messi alla porta per aver detto di no, chi ha sbagliato, chi ci ha marciato, chi ha pagato, con la vita e non solo, chi ha rubato, chi ha offeso, denigrato, umiliato e abusato dei diritti fondamentali dell’umanità. Un’informazione sanitaria seria avrebbe bisogno di numeri, di trasparenza e di responsabilità. Esattamente le tre cose che mancano da entrambe le parti di questa lettera. Del resto, quando qualcuno voleva cercarli, quei numeri, gli è stato impedito (ricordate le parole di Maurizio Federico?).

Nel frattempo la Curia tace, la presidenza nazionale prepara il commissariamento e la Federazione si dichiara serena. Tutti compatti, tutti allineati, tutti «tranquilli». L’unico peccato mortale di cui ci si preoccupa in Italia è cercare le responsabilità. Per quello, non esistono Ave Marie in grado di farti assolvere.

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