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Cronaca

Meloni nella lista nera iraniana per la morte di Khamenei: appare nel manifesto dei nemici da colpire pubblicato dal Comune di Teheran.

Il quotidiano di Teheran Hamshari pubblica le foto dei leader mondiali in tuta arancione da detenuti e col mirino rosso sulla fronte: vendetta annunciata.
Byoblu·11 luglio 2026
Cronaca — Byoblu

Giorgia Meloni è finita sulla lista nera di un quotidiano iraniano come uno dei presunti responsabili della morte dell’ayatollah Ali Khamenei. La premier italiana è ritratta in uniforme arancione da detenuta — la stessa degli ospiti di Guantánamo — insieme a Donald Trump e Benjamin Netanyahu, entrambi con un mirino rosso disegnato sulla fronte. L’immagine, pubblicata oggi dal quotidiano Hamshari, di proprietà del comune di Teheran, porta un titolo esplicito: «La vendetta è inevitabile».

Chi c’è nella lista e cosa significa

Non si tratta di una lista breve. Accanto a Meloni, Trump e Netanyahu compaiono il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz. E poi una lunga serie di figure militari e diplomatiche statunitensi e israeliane: il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth, il comandante del Centcom Brad Cooper, l’ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee, i ministri israeliani della Difesa Israel Katz e degli Esteri Gideon Sa’ar, il capo di stato maggiore delle IDF Eyal Zamir.

Titolo del manifesto: «La vendetta è certa»

Sottotitolo: «I criminali assaporeranno una morte lenta e dolorosa»

Dall’alto verso il basso, da sinistra a destra:

* Benjamin Netanyahu

* Donald Trump

* Israel Katz — ministro della Difesa israeliano

* Brad Cooper — comandante del CENTCOM

* Pete Hegseth — ministro/segretario della Difesa degli Stati Uniti

* Marco Rubio — ministro/segretario di Stato degli Stati Uniti

* Mike Huckabee — ambasciatore statunitense in Israele

* Eyal Zamir — capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano

* Giorgia Meloni — presidente del Consiglio italiana

* Gideon Sa’ar — ministro degli Esteri israeliano

* Friedrich Merz — cancelliere tedesco

* Emmanuel Macron — presidente della Repubblica francese

* Keir Starmer — primo ministro britannico

La pubblicazione avviene in coincidenza con un messaggio attribuito a Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah ucciso e nuova Guida Suprema dell’Iran dal marzo scorso. «La vendetta è il volere della nostra Nazione e deve assolutamente avere luogo», recita il testo diffuso dall’agenzia iraniana Fars. «Promettiamo di vendicare il tuo sangue puro e il sangue di tutti i martiri di queste due guerre». E ancora, con un avvertimento diretto a chi è in lista: «Questi criminali si porteranno nella tomba il desiderio di una morte tranquilla».

Hamshahri è uno dei principali quotidiani generalisti in lingua persiana ed è di proprietà della municipalità di Teheran: non è quindi una testata indipendente né, formalmente, l’organo ufficiale del governo iraniano. Fondato nel 1992 dall’allora sindaco Gholamhossein Karbaschi, nacque con un’impostazione urbana e relativamente pragmatica; oggi, rispecchiando l’amministrazione conservatrice della capitale, mantiene una linea istituzionale e vicina all’area principalista della Repubblica islamica, soprattutto sui temi di politica estera, Israele e rapporti con l’Occidente. È comunque uno dei giornali più letti del paese.

vendetta teheran meloni

Il contesto: una guerra, una tregua traballante e una Guida nell’ombra

Ali Khamenei è stato ucciso alla fine di febbraio, nel primo giorno di raid condotti congiuntamente da Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica. Da allora l’Iran vive una situazione interna avvolta nel mistero: Mojtaba Khamenei, 56 anni, non si è mai mostrato in pubblico né in video da quando ha assunto la guida del Paese. Si dice che sia rimasto ferito nei primi bombardamenti. Circolano solo messaggi scritti a suo nome.

Intanto la tregua tra Iran e Stati Uniti scricchiola. Washington sostiene che sia già finita; Teheran afferma di aver rispettato gli impegni presi. Delegazioni di entrambi i Paesi si sono recate in Oman per riprendere i negoziati tramite mediatori, ma l’atmosfera è tutt’altro che distesa. Trump ha già fatto sapere che, in caso di attentato alla sua persona, gli Stati Uniti avrebbero «annientato completamente» l’Iran, con «1000 missili pronti al lancio». L’Iran, dal canto suo, avverte che non si sentirà più vincolato dagli accordi se Washington continuerà a violarli.

Perché Meloni? Una domanda non scontata

L’Italia non ha partecipato militarmente ai raid contro l’Iran. Meloni non figura tra i principali artefici della strategia militare che ha portato alla morte di Khamenei. Eppure è lì, in quella lista, in tuta arancione. La sua presenza dice qualcosa su come Teheran legge l’Occidente: come un blocco compatto, dove chi sta con Washington e Tel Aviv — anche solo politicamente — è considerato corresponsabile.E c’è la questione dei 500 aerei che secondo Mark Rutte sarebbero decollati proprio dall’Italia nell’ambito della campagna militare denominata Epic Fury, di cui vi avevo parlato qui.

Sarà anche propaganda. Ma la propaganda, quando viene da chi ha già dimostrato di saper colpire, non è mai solo un manifesto. È un messaggio.

E il messaggio, stavolta, contiene il volto di Giorgia Meloni. Una escalation che non può che protare male ai processi di distensione, e che rischia solo di surriscaldare animi già di per sé roventi, ampliando il consenso dei cittadini occidentali verso un conflitto che si pensava chiuso dopo l’annuncio degli accordi di pace.

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