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Meta, «collasso demografico»: molte meno persone fra 50 anni. Per questo serve l’IA

Il capo dei dati Alex Schultz dice che per contrastare gli effetti del calo delle nascite serve più IA, mentre Meta studiava di ridurre fino al 60% alcuni team.
Byoblu·05 novembre 2026
Economia — Byoblu

Alex Schultz, chief data officer di Meta, cioè il dirigente responsabile della strategia sui dati del gruppo che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, ha legato ieri a Londra il calo delle nascite alla corsa all’intelligenza artificiale. Intervenendo al Future of AI summit organizzato dal Financial Times, ha sostenuto che un imminente «collasso demografico» rende indispensabile l’intelligenza artificiale. «Abbiamo un disperato bisogno di più produttività», ha detto. L’intervento arriva mentre Meta cerca altri 95 miliardi di dollari per finanziare i suoi investimenti nell’IA. Nello stesso anno l’azienda ha tagliato circa un decimo dei dipendenti e ha valutato scenari di riduzione del personale fino al 60% in singoli team.

Meta e il «collasso demografico»: le parole di Schultz a Londra

Secondo Schultz, la diminuzione della natalità porterà il mondo ad avere «molte meno persone fra cinquant’anni». «Il mondo nel suo insieme non sta riflettendo abbastanza su questioni come il collasso demografico», ha dichiarato. Poi ha posto il tema dell’assistenza: «Come ci prenderemo cura degli anziani? Come faremo a sfruttare al meglio il numero di persone presenti sulla Terra?».

Il quadro demografico richiamato dal dirigente ha basi concrete. Le stime citate al summit indicano che la popolazione mondiale potrebbe raggiungere il picco già nel 2064, mentre quella in età lavorativa si ridurrà più in fretta per effetto della maggiore longevità e delle culle vuote.

Meta e la produttività dell’IA: i numeri forniti da Schultz

Per sostenere la tesi, Schultz ha descritto l’uso dell’IA dentro l’azienda. Nel data warehouse di Meta, l’archivio centrale dei dati, gli agenti automatici risolvono oggi oltre il 10% delle attività di monitoraggio degli allarmi senza intervento umano. Il dirigente ha parlato di strumenti che eliminano «tutte le mansioni più ingrate» degli ingegneri del software e che fanno risparmiare «un sacco di tempo» agli avvocati, usati per prevedere le domande in aula.

Lo stesso Schultz ha però ammesso dei limiti. Alcuni lavoratori, ha detto, stanno «bruciando token senza un valore evidente», cioè consumano capacità di calcolo senza risultati utili. Nel suo team, meno della metà delle persone usa la tecnologia in modo efficace. Ha infine respinto i timori di disoccupazione di massa: «Avere strumenti non elimina i posti di lavoro, li trasforma». A suo giudizio, l’aumento di produttività potrebbe anche creare nuove occupazioni.

Meta, i licenziamenti e il piano «Project OT»

La rassicurazione sull’occupazione si scontra con la storia recente dell’azienda. Secondo documenti interni ottenuti ad agosto da Reuters, all’inizio dell’anno Mark Zuckerberg aveva avviato una riorganizzazione chiamata «Project OT». L’obiettivo era trasformare Meta in un’impresa costruita attorno all’IA, con agenti automatici incaricati di gran parte del lavoro quotidiano e team ridimensionati. Gli scenari più drastici prevedevano tagli fino al 60% del personale in singoli gruppi, in due ondate.

Meta ha confermato di aver valutato quei piani. L’azienda ha precisato che la quota del 60% riguardava ipotesi limitate a team specifici e non un obiettivo per l’intera società, e che alcune misure non sono state attuate. A maggio, comunque, Meta ha licenziato circa il 10% dei dipendenti e ha spostato migliaia di lavoratori su attività legate all’IA. La seconda ondata di tagli, prevista per novembre, è stata cancellata.

I dati interni riportati da Reuters ridimensionano anche le promesse di efficienza. Le modifiche al codice delle piattaforme e delle infrastrutture interne sono aumentate del 220% in un anno. Quelle che si sono tradotte in nuove funzioni o miglioramenti sono cresciute solo del 36%. Nello stesso periodo gli incidenti tecnici e di sicurezza gravi sono saliti del 40%, e il tempo necessario a gestirli è aumentato in modo sensibile. A giugno Zuckerberg ha riconosciuto in un memorandum interno gli errori commessi nella transizione all’IA. In seguito ha ammesso che gli agenti automatici progrediscono più lentamente del previsto.

Meta, 95 miliardi di debito e la ricerca del consenso pubblico

Il contesto finanziario spiega il peso politico del discorso. Meta insegue OpenAI, Anthropic e Google e ha già speso miliardi di dollari. Il mese scorso Zuckerberg ha dichiarato che il nuovo modello, Muse Wonder, ha raggiunto la «frontiera» dei concorrenti. L’assistente Muse, lanciato a settembre, conta milioni di download. La settimana scorsa è arrivato l’annuncio della nuova raccolta da 95 miliardi, mentre crescono i dubbi sulla sostenibilità di una spesa di queste dimensioni.

C’è poi il fronte del consenso. Negli Stati Uniti la rabbia delle comunità locali contro i data center per l’IA è stata indicata fra le ragioni della sconfitta di diversi candidati repubblicani uscenti alle elezioni di metà mandato di martedì. Lo stesso Financial Times ha letto l’uscita di Schultz come parte di uno sforzo dei leader tecnologici per convincere un pubblico scettico.

Fuori dagli Stati Uniti la notizia ha avuto letture diverse. A Taiwan la stampa ha messo in evidenza la contraddizione fra un’azienda che invoca l’IA contro la carenza di manodopera e la stessa azienda che studia i licenziamenti. La stampa finanziaria cinese ha ripreso soprattutto l’allarme sul vuoto di forza lavoro. In Germania i siti specializzati hanno inquadrato la frase come una prospettiva manageriale sull’efficienza dei costi.

Collasso demografico e IA: chi incassa la produttività

Il calo delle nascite è un fenomeno documentato. L’uso che ne fa Schultz sposta però il discorso su un altro piano. Presentata come risposta all’invecchiamento della popolazione, l’automazione appare come un servizio alla collettività. Le scelte di Meta raccontano altro: tagli al personale, riorganizzazioni pensate per ridurre i team e investimenti finanziati a debito in una competizione per il controllo del mercato.

L’argomento demografico ha anche un effetto regolatorio. In una fase in cui le comunità locali contestano i data center e i governi discutono limiti all’IA, legare questa tecnologia alla cura degli anziani rende ogni vincolo un ostacolo al welfare futuro. Il dibattito si allontana così dalle domande più concrete: chi controlla i sistemi, chi ne paga i costi energetici e sociali, chi trattiene i margini.

Pensioni e assistenza agli anziani si finanziano con salari, contributi e tasse. Un aumento di produttività che riduce il costo del lavoro e accresce i profitti di poche piattaforme non alimenta quei sistemi in modo automatico. Su questo punto il discorso di Schultz a Londra non ha offerto soluzioni. Dentro Meta, intanto, il codice prodotto è più che triplicato, mentre le nuove funzioni sono cresciute di poco più di un terzo e gli incidenti gravi del 40%.

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