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Milan-Ferencvaros, ultras al Duomo tra saluti romani e Mussolini. Lo striscione: «We have to defend Europe!»

Centinaia di Green Monsters davanti alla cattedrale prima della gara di Europa League. Lo striscione: «We have to defend Europe!»
Byoblu·05 novembre 2026
Cronaca — Byoblu

Centinaia di ultras ungheresi del Ferencváros hanno passato il pomeriggio di oggi in piazza del Duomo a Milano, poche ore prima della partita di Europa League contro il Milan, in programma alle 18.45 a San Siro (visibile su Sky Sport). Cori, salti, saluti romani. Diversi tifosi indossavano magliette con il volto di Benito Mussolini. Davanti al sagrato della cattedrale è comparso un lungo striscione in inglese: «We have to defend Europe!», dobbiamo difendere l’Europa. Il raduno si è svolto senza scontri. Poi il trasferimento in metropolitana verso lo stadio.

Ultras del Ferencváros al Duomo, chi sono i Green Monsters

Il gruppo protagonista della giornata è quello dei Green Monsters, la componente organizzata di estrema destra della tifoseria del club di Budapest. Nelle prime file sono stati esposti stendardi «Anti LGBTQ» e uno striscione con la scritta «Rispetto, padre», accompagnata dall’immagine di padre Giannicola Maria Simone, parroco di Sant’Alessandro in Zebedia. È il sacerdote milanese che il 17 ottobre aveva mostrato il dito medio ai manifestanti responsabili di tafferugli e devastazioni nel centro della città.

È il dettaglio più eloquente della giornata. Una curva di Budapest conosce la cronaca milanese di tre settimane fa, ne sceglie un protagonista e lo trasforma in un’icona da esibire davanti al Duomo. Segno di una rete di comunicazione che attraversa i confini e che seleziona con cura i propri simboli, anche quando sono locali.

Saluti romani e svastiche: i precedenti della curva di Budapest

La tifoseria del Ferencváros ha una storia disciplinare lunga e pubblica. Nel luglio 2023, dopo la partita contro lo Shamrock Rovers, l’UEFA aveva multato il club per 20mila euro, con la chiusura parziale dello stadio, per comportamenti razzisti dei tifosi. Un’altra sanzione era arrivata nel 2022, dopo le sfide con lo Slovan Bratislava. Nel 2013 alcuni sostenitori avevano esposto uno striscione in omaggio a László Csatáry, criminale di guerra nazista coinvolto nella deportazione degli ebrei, e la federazione ungherese aveva punito la società. Secondo il sito Lower Block, che nel 2025 ha ricostruito diversi episodi, i Green Monsters avrebbero celebrato in più occasioni il compleanno di Adolf Hitler.

Il profilo del gruppo, dunque, era noto a chiunque abbia pianificato la sicurezza della trasferta. Le sanzioni inflitte finora misurano anche il peso della risposta europea: multe nell’ordine delle decine di migliaia di euro e chiusure parziali di settori, a fronte di una militanza che dura da oltre un decennio.

Kubatov, Fidesz e i soldi pubblici dietro il Ferencváros

Dal 2011 il club è guidato da Gábor Kubatov, che da giovane frequentava proprio il settore degli ultras. La sua influenza va oltre lo sport: è stato vicepresidente di Fidesz, il partito di Viktor Orbán, dal 2015 al 2026, oltre che direttore nazionale. Dopo la sconfitta elettorale di aprile ha perso il seggio in Parlamento e gli incarichi di partito, conservando però la presidenza della società.

Il legame con lo Stato passa anche dai bilanci. Secondo un rapporto pubblicato nel 2021, fra il 2011 e il 2019 almeno l’80% delle risorse del club sarebbe arrivato, direttamente o per vie indirette, da fondi pubblici. La curva dei Green Monsters, in altre parole, è cresciuta per anni accanto a una dirigenza saldamente inserita nel potere politico ungherese.

Ordine pubblico a Milano: chi doveva vigilare sulla trasferta

La gestione delle tifoserie ospiti segue in Italia una filiera precisa. L’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, organismo del ministero dell’Interno, valuta il livello di rischio delle partite e può imporre restrizioni alla vendita dei biglietti per il settore ospiti. La questura pianifica poi accoglienza, percorsi e trasferimenti. Il pomeriggio milanese racconta una scelta di contenimento: lasciare che il gruppo occupasse la piazza più sorvegliata della città, evitare il contatto, accompagnare il flusso verso lo stadio.

Evitare scontri in centro è un obiettivo legittimo di ordine pubblico. L’identificazione di chi compie gesti vietati è una questione distinta. La legge Scelba del 1952 punisce le manifestazioni fasciste e la legge Mancino del 1993 quelle discriminatorie. Nel 2024 le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che il saluto romano può costituire reato quando, per il contesto, mette concretamente in pericolo l’ordinamento democratico. Il Daspo, il divieto di accesso alle manifestazioni sportive, è applicabile anche ai tifosi stranieri. Gli strumenti, sulla carta, ci sono.

Milan e UEFA, la responsabilità su chi entra allo stadio

Il regolamento disciplinare dell’UEFA prevede la responsabilità oggettiva dei club per il comportamento dei propri sostenitori. In Italia, inoltre, i biglietti per le partite sono nominativi: chi entra nel settore ospiti di San Siro ha un nome registrato. Il controllo su chi varca i tornelli è quindi possibile. Resta fuori la città, dove la giurisdizione sportiva si ferma e comincia quella dello Stato.

«Defend Europe», lo slogan identitario e i fratelli d’armi delle curve

Lo striscione davanti al Duomo riprende una formula con una storia precisa. «Defend Europe» era il nome della campagna lanciata nel 2017 dai movimenti identitari europei, che noleggiarono una nave per contrastare le operazioni di soccorso ai migranti nel Mediterraneo.

L’iconografia del fascismo italiano funziona da tempo come lingua comune delle curve di estrema destra del continente. Gemellaggi, simboli condivisi, trasferte che diventano occasioni di incontro: una rete che si muove fra stadi di Paesi diversi e che trova sponde anche in diverse curve italiane, dove componenti organizzate di estrema destra sono presenti da anni. Il calcio offre a questi gruppi ciò che la politica spesso non concede: piazze, visibilità e una tolleranza che la cornice sportiva rende più ampia.

Tuttavia, quello che è accaduto oggi pomeriggio merita almeno una riflessione. Una curva sanzionata più volte dall’UEFA, legata ai vertici di un partito di governo e finanziata in larga parte con denaro pubblico, ha potuto esibire i propri simboli e dare attuazione a rituali palesemente contrari alle nostre regole davanti alla cattedrale di Milano per un intero pomeriggio. Se i protagonisti fossero stati partiti politici, gruppi, associazioni o movimenti italiani, le cose sarebbero finite diversamente.

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