Milano, scene da ’68 in piazza del Duomo e nel centro. Meloni: manifestare sì, violenza no!
Milano – Il corteo contro il caro vita e i bassi salari convocato a Milano dal movimento «Italia in piazza» si è trasformato oggi pomeriggio in una lunga sequenza di scontri tra gruppi di manifestanti e forze dell’ordine. Gli incidenti sono cominciati nelle vie del centro e sono arrivati fino a piazza del Duomo. Da una parte sono volati pietre, sampietrini, bombe carta e tavolini dei bar. Dall’altra sono partiti cariche, idranti e lacrimogeni. Ci sono fermati e feriti, tra cui un dirigente della polizia colpito alla testa. La Questura non ha ancora diffuso un bilancio ufficiale. Le parole con cui ieri, da Bruxelles, Giorgia Meloni aveva commentato i disordini ai cortei studenteschi, – la partecipazione è gradita, «cosa diversa è la violenza» – , sono tornate di piena attualità.
Milano, il corteo di «Italia in piazza» spezzato in via Broletto
Il concentramento era fissato intorno alle 15 in via Orefici. Il percorso autorizzato passava per piazza Cordusio e via Broletto e doveva concludersi sul piazzale del Cimitero Monumentale. Le stime sulla partecipazione divergono molto: alcune agenzie parlano di circa 5.000 persone, altre di poche centinaia.
La situazione è precipitata poco dopo la partenza, all’incrocio tra via Broletto e via San Tomaso. Un gruppo di manifestanti, molti a volto coperto, ha bersagliato gli agenti con pietre, bottiglie, petardi, bombe carta e tavolini prelevati dai dehors. I reparti mobili hanno risposto con una carica di alleggerimento, la manovra con cui si spingono indietro i manifestanti per allontanarli dal cordone.
Il corteo si è diviso in due tronconi. Una parte è rimasta in via Broletto, chiusa da un dispositivo di polizia che consentiva soltanto di uscire. L’altra si è diretta verso Cordusio e il Duomo. Secondo le ricostruzioni, la componente più pacifica ha proseguito verso il Monumentale, dove la manifestazione doveva chiudersi.
Piazza del Duomo chiusa, cariche in Galleria Vittorio Emanuele II
Nel cuore della città gli scontri sono durati ore. In piazza del Duomo e nella vicina piazza dei Mercanti gruppi di giovani hanno lanciato transenne, bidoni, pietre e un estintore contro gli agenti. Una camionetta dei Carabinieri, rimasta isolata, è stata presa di mira. La polizia ha usato idranti e lacrimogeni per disperdere la folla.
Le immagini mostrano una tattica ripetuta: attacchi rapidi e ritirata immediata, sfruttando l’ampiezza della piazza. In Galleria Vittorio Emanuele II gli agenti hanno caricato un centinaio di ragazzi vestiti di nero. I negozi hanno abbassato le saracinesche, mentre turisti e passanti cercavano riparo sotto i portici o nella stazione della metropolitana. Alcuni giovani hanno preso estintori e manichette dalla metropolitana e li hanno svuotati sulla piazza. Il Duomo è stato chiuso temporaneamente e l’uscita in superficie dalla fermata è stata interdetta. Sono state sfondate delle vetrine.
Tafferugli sono stati segnalati anche tra via San Prospero e piazza Cordusio, in corso Vittorio Emanuele II e verso San Babila. Lungo il percorso risultano danneggiate pensiline dell’Atm, l’azienda dei trasporti milanese, e vetrate di palazzi storici. Sono stati ribaltati anche cantieri e arredi dei bar. Secondo alcune ricostruzioni sarebbe stato incendiato un bagno chimico e alcuni esercizi sarebbero stati saccheggiati.
Fermati e feriti, colpito il dirigente Angelo De Simone
Sul numero dei fermati le cifre non coincidono. Alcune fonti parlano di almeno una decina di persone, altre di alcune decine. Una ricostruzione arriva a cinquanta arresti, un dato che attende la conferma della Questura.
Tra i feriti c’è Angelo De Simone, primo dirigente della polizia e capo del commissariato Garibaldi-Venezia. Un sampietrino lo ha colpito alla testa, provocandogli una profonda ferita. In piazza del Duomo una ragazza è rimasta a terra con una ferita al volto: è stata soccorsa dagli altri presenti e poi da un’ambulanza. Si contano inoltre contusi e feriti lievi tra manifestanti e agenti, causati dai lanci di oggetti e dalle cariche.
Chi sono i manifestanti di «Italia in piazza»
Il movimento si definisce apartitico, non fa riferimento a sigle sindacali e ha lanciato la mobilitazione attraverso i social. Le sue parole d’ordine sono caro vita, stipendi bassi, sanità e sicurezza. Il primo post del profilo ufficiale risalirebbe al 4 ottobre: si tratta quindi di una sigla nata da meno di due settimane.
Secondo le prime cronache dalla piazza, il nucleo più violento in Duomo era composto soprattutto da ragazzi molto giovani provenienti dalle periferie, più che da gruppi organizzati di black bloc. Alcuni sventolavano bandiere albanesi in solidarietà con la rivolta in corso a Tirana. Tra i cori si è sentito «Tout le monde déteste la police», slogan delle piazze francesi, dove oggi le proteste contro il carovita hanno portato a centinaia di arresti.
Caro vita, scontri anche a Torino e Bologna
Milano è stata la piazza più tesa, ma non l’unica. A Torino il corteo si è mosso verso la stazione di Porta Nuova, dove una quindicina di persone ha assaltato la libreria della stazione. Ci sono stati poi lanci di bottiglie, sassi e sedie in via Po e in piazza Castello, a cui la polizia ha risposto con lacrimogeni e idranti. A Bologna gli scontri sono avvenuti davanti alla stazione, con sette fermati, e alcune scritte sono comparse sui muri della Basilica di San Petronio. A Genova circa duecento persone hanno sfilato senza incidenti.
Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha chiesto ai giovani di essere «i primi a isolare chi usa una manifestazione come pretesto per sfogare la propria rabbia». Ha aggiunto che il corteo non gli risultava autorizzato. Nelle stesse ore, a Roma, la CGIL manifestava in piazza. Dal palco il segretario Maurizio Landini ha annunciato che il 20 novembre il sindacato proclamerà lo sciopero generale.
Meloni da Bruxelles: mobilitazione sì, violenza no
Le parole della presidente del Consiglio risalgono a ieri, al termine del Consiglio europeo. Rispondeva a una domanda sugli scontri del «No Meloni Day», la giornata di protesta studentesca contro la politica scolastica del governo. «Sono sempre contenta quando c’è la mobilitazione», ha detto Meloni, ricordando di aver organizzato lei stessa decine di manifestazioni. «Cosa diversa è la violenza, cosa diversa sono le bombe carta, cosa diversa è aggredire le forze dell’ordine».
Il Presidente del Consiglio ha rimproverato ai leader dell’opposizione l’assenza di una condanna esplicita. Ha citato i «17-18, credo» agenti rimasti feriti nella giornata. Poi, precisando di non voler polemizzare, ha rivolto un appello a tutti i partiti perché ci siano «manifestazioni numerose, numerosissime, partecipatissime, bellissime, senza violenza».
Dopo i fatti di oggi il confronto si è inasprito. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ha accusato Schlein, Fratoianni, Bonelli e Conte di un «silenzio ambiguo». Matteo Salvini ha rilanciato la proposta della Lega: una cauzione personale a carico di chi organizza un corteo, con l’obbligo di rispondere direttamente dei danni. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha definito «comprensibili» le ragioni della protesta e «ingiustificabili» le violenze. Ha poi avvertito che la politica può scegliere tra strumentalizzare «alla ricerca di consenso elettorale» e affrontare «con saggezza» un momento difficile. Il Sindacato autonomo di polizia (Sap) parla di servizi di ordine pubblico ormai «molto rischiosi», al termine dei quali si fa sistematicamente la conta dei feriti.
Caro vita e ordine pubblico, il nodo dei salari resta aperto
Nella stessa conferenza stampa Giorgia Meloni ha rivendicato l’accordo appena chiuso con la Commissione europea sul decreto bollette, presentato come uno strumento per ridurre il peso del gas sul prezzo dell’elettricità.
I segnali di malessere sociale però si moltiplicano: autotrasportatori in protesta per il caro gasolio, lavoratori dell’ex Ilva, studenti, ora una sigla nata sui social che porta in piazza migliaia di persone sotto la bandiera dei salari. Il dibattito delle prossime ore rischia di concentrarsi sulle condanne mancate e sulle cauzioni. Sullo sfondo resta la domanda di reddito che ha riempito le strade, a cui finora nessuno schieramento ha dato risposte all’altezza. E soprattutto, sullo sfondo resta la guerra, che potrebbe presto bussare alle nostre porte se le politiche europee continuano in questa logica insensata di autoisolamento.
Nei prossimi giorni è atteso il bilancio definitivo della Questura su fermati e feriti, insieme alle prime identificazioni dei responsabili. Il 20 novembre la mobilitazione sul costo della vita tornerà in piazza con lo sciopero generale della CGIL.