Omicidio Torino, i fermati Formichetti, De Oliveira e Butig

Restano in carcere i tre fermati per l’omicidio di Fabio Colapietro, 39 anni, il cui corpo smembrato è stato trovato giovedì notte in un appartamento di via Gulli, nel quartiere Borgo Vittoria, alla periferia nord di Torino. Sono Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, che ha ammesso di averlo ucciso ma sostiene di non averlo voluto; Nicole Formichetti, 47 anni, insegnante e inquilina della casa; Keith Butig, 22 anni. Secondo le ricostruzioni, la morte sarebbe arrivata al culmine di giorni di consumo di droghe e alcol, dopo una lite per 50 euro.
A decidere è stato il gip Antonio Borretta. Il giudice per le indagini preliminari è la figura che, prima di un eventuale processo, controlla il lavoro della procura e decide sulle misure che limitano la libertà degli indagati. Il gip non ha riconosciuto il pericolo di fuga, ma ha ritenuto gli indizi raccolti sufficienti a tenere in cella tutti e tre.
Le indagini sono affidate alla squadra mobile, coordinata dal procuratore capo Giovanni Bombardieri e dalla sostituta procuratrice Lea Lamonaca.
Come è stato trovato il corpo
Tutto parte da una telefonata. Giovedì sera De Oliveira Morando, insieme alla madre, contatta la polizia. È lei a chiedere agli agenti di intervenire, spiegando che il figlio ha fatto del male a qualcuno. Gli agenti raggiungono madre e figlio in un appartamento di Mirafiori, nella zona sud della città. Lì il 26enne dice di aver ucciso un uomo e indica un indirizzo dall’altra parte di Torino: una palazzina di via Gulli.
Nell’appartamento la polizia trova Formichetti. Nel bagno ci sono alcuni coltelli e i resti di un corpo, chiusi in sacchi neri e in secchi, in parte ricoperti da materiale a presa rapida: cemento secondo alcune ricostruzioni, calce secondo altre. Stando a quanto emerso, parte degli organi interni della vittima sarebbe stata abbandonata sulle sponde della Dora, all’altezza di corso Giulio Cesare.
Il festino iniziato domenica 20 settembre
La sequenza ricostruita finora parte domenica scorsa, 20 settembre. Nella casa della docente arrivano De Oliveira Morando e Butig, che abita con la famiglia a poche centinaia di metri. Poco dopo si aggiunge Colapietro, descritto come il galoppino di uno spacciatore che conosceva la professoressa. Avrebbe consegnato la droga e si sarebbe fermato a consumarla.
Il gruppo, secondo il difensore del 26enne, si era conosciuto nel giro della compravendita di stupefacenti. Davanti al gip De Oliveira Morando ha elencato le sostanze assunte: crack, Lsd, funghi allucinogeni, hashish, la cosiddetta «droga dello stupro». Tra le sostanze citate nelle ricostruzioni compare anche l’Mdphp, una droga sintetica conosciuta come «polvere di scimmia», oltre a superalcolici. Il consumo sarebbe andato avanti senza interruzioni fino a lunedì. Quando le dosi sono finite, Colapietro sarebbe uscito per poi rientrare un paio d’ore dopo con una nuova fornitura.
La lite e la morte: la versione di De Oliveira Morando
Da questo punto i racconti diventano confusi e si riempiono di vuoti di memoria. Il 26enne ha parlato di un furto: «Mi aveva rubato 50 euro mentre dormivo. C’è stata una lite e una lotta». Il suo avvocato, Wilmer Perga, ha riferito una versione leggermente diversa: al risveglio gli avrebbero detto che la vittima gli aveva «forse» sottratto 50 euro, e dalla discussione sarebbe nata una colluttazione «in cui tutti si sono picchiati».
Sulla causa della morte non c’è ancora chiarezza. L’accusa ipotizza lo strangolamento. Il gip ha chiesto al fermato se avesse stretto il braccio attorno al collo della vittima. «Non so come l’ho ucciso», ha risposto. E ancora: «Sì l’ho ucciso, ma involontariamente. Certamente non era programmato, era nell’ambito di un litigio durante un’assunzione di droghe da giorni».
Secondo il suo racconto, il gruppo non si sarebbe accorto subito della morte: «Abbiamo provato a rianimarlo per due ore con il massaggio cardiaco». Poi la decisione di far sparire il corpo. «Volevamo gettare i pezzi nel fiume», ha detto, descrivendo una partecipazione collettiva: «Siamo usciti a comprare i sacchi e la calce». Il legale ha elencato gli acquisti fatti nei giorni successivi: telo, sacchi, candeggina, guanti, coltello, cemento. Come sia avvenuto lo smembramento e come siano stati raggiunti gli argini del fiume, forse con l’auto della docente, resta da accertare.
Giovedì sera il 26enne se ne va: «Sono scappato da quella casa, volevo andarmene. Non ce la facevo più e ho chiamato mia madre».
Chi sono i tre fermati
Nicole Formichetti
Ha 47 anni, è originaria di Rieti e insegna italiano all’istituto Tommaso d’Oria di Ciriè, comune a nord di Torino. Dall’inizio dell’anno scolastico non si era presentata in classe: risultava assente giustificata per «problemi personali». Secondo i primi accertamenti avrebbe costruito in città un’ampia rete di contatti con spacciatori e consumatori. È accusata di favoreggiamento, cioè di aver aiutato l’autore a sottrarsi alle indagini, e di occultamento di cadavere. Davanti al giudice non ha parlato. I suoi avvocati, Alessandro Bellina e Chiara Romano, dicono che «in questo momento è sconvolta».
Christian Matheus De Oliveira Morando
Ha 26 anni ed è accusato di omicidio e occultamento di cadavere. Da qualche tempo, secondo quanto riferito, sarebbe stato senza fissa dimora. Il suo difensore lo descrive come confuso e incapace di ricordare i passaggi decisivi.
Keith Butig
Ha 22 anni ed è di origini filippine. Le ricostruzioni la descrivono come una giovane transgender. È accusata di favoreggiamento e occultamento di cadavere, e respinge entrambe le contestazioni. «Io non ho partecipato al delitto e neanche allo smembramento. Ero chiusa in una stanza in preda a una crisi. Ho solo comprato dei sacchi neri», ha dichiarato. Il suo avvocato, Francesco Rotella, precisa che l’omicidio non le viene contestato. Butig, secondo il legale, sapeva cosa era successo ed è rimasta nell’appartamento per due giorni. Poi sarebbe fuggita e avrebbe vagato per circa un giorno e mezzo prima di tornare dalla famiglia, dove è stata fermata. La sua versione diverge da quella del 26enne, che parla di una lite con il coinvolgimento di tutti i presenti e di un’azione comune dopo la morte.
Cosa resta da chiarire
La vittima viveva nell’hinterland torinese. Alcune fonti indicano Settimo Torinese come comune di residenza, altre Chivasso.
Gli investigatori, che hanno ascoltato anche altre persone che frequentavano l’appartamento, devono ancora stabilire diversi punti. Il primo è la causa esatta della morte. Poi il giorno e l’ora in cui è avvenuta, i rapporti reali tra i tre indagati e il ruolo di ciascuno, sia nella lite sia nelle fasi successive. Sono questi gli elementi su cui si giocherà la posizione processuale di Formichetti e Butig, che negano di aver partecipato allo smembramento, e quella di De Oliveira Morando, che sostiene di aver ucciso senza volerlo.