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Cronaca

Cos’è la “polvere di scimmia”, detta anche “polvere di zombie”.

Lo scorso 25 agosto la polizia ha trovato 30 grammi di Mdphp, metanfetamine e oltre 7mila euro. Lui in carcere, la 41enne comasca ai domiciliari.
Byoblu·27 settembre 2026
Cronaca — Byoblu

Trenta grammi di Mdphp, la droga sintetica chiamata «monkey dust» o polvere di scimmia, insieme a metanfetamine e a più di 7mila euro in contanti. È quanto la Polizia di Stato ha trovato lo scorso 25 agosto nella stanza di un bed and breakfast di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. Sono stati arrestati un 32enne residente a Merate, in provincia di Lecco, e una donna di 41 anni originaria di Como. L’accusa è detenzione di sostanze stupefacenti. I fatti risalgono a un mese fa.

Il filo che porta a Torino

Il nome della polvere di scimmia è comparso in queste settimane anche in un caso di cronaca nera molto più grave: la morte di Fabio Colapietro a Torino. Le cronache la descrivono come un omicidio seguito dallo smembramento del corpo, e Byoblu se ne è occupato qui.

La scena è un appartamento di via Gulli, casa di una docente di 46 anni. Dalla sera di domenica 20 settembre a martedì 22 vi si svolge un festino a base di droghe. I presenti sono quattro: la padrona di casa, Keith Butig, persona transgender di 22 anni, il 26enne Matheus De Oliveira Morando e lo stesso Colapietro. Secondo le ricostruzioni, Colapietro era amico della docente e avrebbe fornito la droga agli altri.

Il racconto arriva dalla confessione di De Oliveira Morando. L’ha riferita il suo avvocato, Wilmer Perga, durante l’udienza di convalida del fermo davanti al giudice per le indagini preliminari Antonio Borretta. In questa fase è il magistrato che controlla le indagini, verifica la regolarità del fermo e decide le misure. Secondo il difensore, nell’appartamento si consumavano «crack, Lsd, funghi allucinogeni, hashish, droga dello stupro». I presenti, ha detto, «hanno cominciato a consumare ogni tipo di sostanza, il giorno e la notte». Quando le scorte stavano finendo, Colapietro sarebbe uscito e tornato circa due ore dopo con nuove dosi. Stando alle ricostruzioni, tra le sostanze trovate nella casa ci sarebbe stato anche l’Mdphp.

Poi la lite. Al 26enne, appena sveglio, avrebbero detto che Colapietro gli aveva forse rubato 50 euro. «Ne nasce una lite in cui tutti si sono picchiati, quindi Colapietro cade e muore», è la versione riferita dall’avvocato.

La polvere di scimmia è una delle molte sostanze presenti in quella casa. Nessun accertamento reso noto finora ha stabilito chi l’abbia assunta, in che quantità, né se abbia avuto un ruolo nella violenza. Le cause della morte non sono ancora del tutto chiarite. La confessione è la versione di una delle parti, e per tutti vale la presunzione di innocenza. Il collegamento tra l’Mdphp e il caso di Torino, per ora, si ferma alla sua presenza sulla scena.

A Sesto San Giovanni la stessa sostanza è emersa in un contesto diverso: un sequestro durante una perquisizione.

Il blitz nel B&B di Sesto San Giovanni

A intervenire sono stati gli agenti del commissariato milanese Monforte Vittoria. Secondo la ricostruzione, l’operazione è partita da una segnalazione confidenziale sulla presenza sospetta della coppia nella camera. I due avevano prenotato la stanza per un lungo soggiorno: fino alla fine di settembre secondo una ricostruzione, fino alla fine di agosto secondo un’altra.

Durante la perquisizione sono emersi 30 grammi di Mdphp e un quantitativo di metanfetamine che le cronache locali indicano in 13 o in 15 grammi. Nella stanza c’era anche il denaro, oltre 7mila euro in contanti. Da dove arrivi quella somma lo dovranno chiarire le indagini. Finora nessuno ha stabilito che si tratti del ricavato di un’attività di spaccio, anche se la suddivisione in dosi ha fatto ipotizzare agli investigatori che la sostanza fosse destinata alla vendita.

La convalida a Monza: lui in carcere, lei ai domiciliari

Dopo l’arresto, i due sono comparsi davanti al Tribunale di Monza per l’udienza di convalida. In questo passaggio un giudice verifica, entro tempi brevi, che l’arresto eseguito dalla polizia sia legittimo e decide se servano misure cautelari in attesa del processo. Il giudice Carmelo Di Paola ha convalidato entrambi gli arresti.

Le misure sono state diverse. Per il 32enne il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere. Hanno pesato i precedenti. L’uomo era già stato arrestato a giugno, anche allora per reati legati agli stupefacenti secondo una delle fonti, ed era sottoposto all’obbligo di firma: doveva presentarsi periodicamente alle forze dell’ordine. Per la 41enne il giudice ha disposto gli arresti domiciliari a Como. La convalida riguarda la regolarità dell’arresto e non stabilisce alcuna colpevolezza. Per entrambi vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Che cos’è la polvere di scimmia

L’Mdphp appartiene alla famiglia dei catinoni sintetici. Sono molecole prodotte in laboratorio, parenti chimiche del catinone, lo stimolante naturale contenuto nelle foglie di khat, un arbusto diffuso nel Corno d’Africa e nella penisola arabica. Agiscono sul sistema nervoso centrale in modo simile alle anfetamine. La sostanza si presenta come una polvere bianca o marroncina e può essere fumata, sniffata o iniettata.

Gli effetti descritti nei casi di cronaca sono euforia, agitazione che può durare fino a sei ore, tachicardia, convulsioni, allucinazioni e paranoia. Nei casi più gravi si arriva a psicosi acute e comportamenti aggressivi. La sostanza può creare una forte dipendenza. Gli effetti a lungo termine sul cervello sono ancora oggetto di studio.

Il richiamo principale è il prezzo. Nel Regno Unito, dove circola da anni, la stampa britannica parla di circa 20 euro al grammo. Costa poco produrla, costa poco comprarla e lo sballo dura più a lungo di quello di altre sostanze.

Il mito dello «zombie»

In Italia la droga viene chiamata anche «polvere di zombie». Alcune ricostruzioni le attribuiscono insensibilità al dolore e una forza fisica fuori dal comune. Chi si occupa di dipendenze nel Regno Unito ridimensiona questa immagine. Nuno Albuquerque, consulente di un centro britannico per il trattamento delle dipendenze, ha spiegato che la sostanza ha iniziato a diffondersi tra il 2017 e il 2018 come alternativa più economica alla cocaina. «È un mito che la polvere di scimmia trasformi le persone in zombie, tuttavia può farle diventare impulsive», ha detto. E ha aggiunto: «I consumatori possono sentirsi come se avessero dei superpoteri e sperimentare un’impennata di adrenalina».

La distinzione conta. Sentirsi invincibili ed esserlo sono cose diverse, e il racconto della «droga dei mostri» rischia di spostare l’attenzione dalla salute di chi la consuma all’allarme sociale. I danni documentati sono concreti: dipendenza, crisi psicotiche, rischi cardiaci. Richiedono servizi sanitari in grado di riconoscerli, oltre al lavoro delle forze dell’ordine.

I casi di polvere di scimmia in Italia

Il sequestro di Sesto non è isolato. Il 19 agosto, a Roma, gli agenti del commissariato San Paolo hanno perquisito verso le 3.30 del mattino l’appartamento di un docente universitario di 41 anni in zona Marconi. Il controllo era partito dal fermo in strada di un presunto acquirente. Nel frigorifero i poliziotti hanno trovato dosi di monkey dust e di crystal meth, cioè metanfetamina in cristalli. L’uomo è accusato di detenzione ai fini di spaccio. Il giudice, in direttissima, ha convalidato l’arresto senza disporre misure cautelari.

A Firenze la polizia ha sequestrato 40 grammi di Mdphp nascosti in un mobile di un’abitazione e ha arrestato un giovane di origine straniera, processato per direttissima. In provincia di Treviso, a Casale sul Sile, i carabinieri hanno denunciato a piede libero due uomini di 49 e 26 anni trovati con alcuni grammi della sostanza durante un controllo. In Veneto il fenomeno era già emerso circa due anni prima a Bassano del Grappa, quando due persone erano finite in ospedale dopo averla assunta.

L’Mdphp compare anche nella vicenda di Fabio Colapietro, morto a Torino dopo un festino durato dal 20 al 22 settembre in un appartamento di via Gulli. Secondo le ricostruzioni, nella casa sarebbe stata trovata anche polvere di scimmia, insieme a un mix di altre droghe. Un 26enne ha confessato di aver partecipato alla lite finale, ma le cause esatte della morte non sono ancora chiarite e non esiste alcun legame accertato tra la sostanza e il decesso.

Un fenomeno ancora limitato

I quantitativi sequestrati finora si misurano in decine di grammi. Le stesse fonti che raccontano questi casi riconoscono che nel nostro Paese la polvere di scimmia non sembra ancora diffusa come nel Regno Unito. I casi di agosto mostrano però un mercato che passa per canali diversi: stanze d’albergo prese per settimane, appartamenti di professionisti, controlli di strada.

Per il 32enne di Merate restano aperti due punti. Le indagini dovranno stabilire l’origine dei 7mila euro sequestrati e se la droga fosse destinata allo spaccio.

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