QN, Del Vecchio, i cdr: «Nessun adeguamento economico» e collaboratori «pagati pochi euro a pezzo»

Il Quotidiano Nazionale è arrivato oggi in edicola con una nuova veste. È il primo segno visibile del cambio di proprietà perfezionato a maggio, quando Leonardo Maria Del Vecchio, attraverso LMDV Capital, ha rilevato l’80% di Editoriale Nazionale, la società che pubblica anche il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno. A Roma il debutto è stato accompagnato da un evento al quale hanno partecipato, tra gli altri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente del Senato Ignazio La Russa. Nello stesso giorno il coordinamento dei Comitati di redazione del gruppo ha diffuso una denuncia sulle condizioni di lavoro dei giornalisti: salari fermi da oltre dieci anni, straordinari non pagati, organici insufficienti e una cinquantina di precari.
Qn Del Vecchio, il «patto con i lettori» presentato a Roma
La formula scelta per presentare il quotidiano è un «patto con i lettori liberi di darci torto». Del Vecchio ha riassunto così la propria scelta imprenditoriale: «Punto sull’editoria». Accanto al linguaggio del rilancio, la giornata ha messo in luce anche l’altra faccia dell’operazione, quella di chi il giornale lo produce ogni giorno.
Giornalisti Qn, la denuncia dei cdr su salari e straordinari
I Comitati di redazione (cdr), le rappresentanze sindacali interne dei giornalisti, rivendicano il lavoro svolto nei mesi della transizione. «Ancora una volta una rivoluzione è stata fatta grazie all’impegno e alla qualità delle nostre redazioni e dei nostri giornalisti che in questi mesi si sono impegnati senza risparmiarsi per rilanciare le testate dopo anni di drammatico immobilismo», scrivono. E aggiungono: «Non ci siamo opposti ai nuovi progetti e anzi abbiamo collaborato quotidianamente».
Il nodo è il riconoscimento economico. Secondo i cdr, «la nuova proprietà non ha concesso nessun adeguamento economico alla redazione» e i salari «continuano a essere fermi a oltre dieci anni fa». Il blocco dipende dal mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro giornalistico, una condizione che riguarda l’intero settore. Gli straordinari, «tanti in questi mesi, non sono pagati». I giornalisti inquadrati con gli articoli 2 e 12 del contratto, cioè collaboratori fissi e corrispondenti, hanno «retribuzioni basse e inadeguate», mentre i collaboratori esterni «vengono pagati pochi euro a pezzo».
Editoriale Nazionale, cinquanta precari su 260 giornalisti
I cdr forniscono anche i numeri dell’organico. Su circa 260 giornalisti assunti con contratto di lavoro subordinato, quello previsto dall’articolo 1, una cinquantina si trova ancora in condizione di precarietà, alcuni da anni. Restano in sospeso anche i colleghi destinati al prepensionamento, che attendono ancora di conoscere il proprio futuro.
Ieri, alla vigilia dell’uscita, il sistema editoriale, la piattaforma informatica su cui si scrivono e si impaginano gli articoli, è andato ripetutamente in tilt, sia nelle sedi centrali sia nelle redazioni di provincia. I cdr segnalano turni e orari non definiti e l’introduzione della nuova grafica «senza numeri zero, manuali e formazione adeguata». I numeri zero sono le edizioni di prova che un giornale realizza prima del lancio. Tutto questo, scrivono, ha «inevitabilmente caricato di lavoro aggiuntivo il corpo redazionale», ritenuto ancora inadeguato nei numeri, «soprattutto al desk», il settore che cura titoli, impaginazione e chiusura delle pagine. Le testate, sostengono, «sono in edicola e online grazie al volontariato» e all’impegno di giornalisti che arrivano «da anni di sacrifici e tagli».
Del Vecchio e la «valorizzazione delle persone», le promesse di maggio
Al momento del passaggio di proprietà, Del Vecchio aveva indicato tra gli obiettivi dell’operazione gli investimenti nell’innovazione, il rafforzamento della qualità editoriale e la «valorizzazione delle persone». I cdr ricordano di aver chiesto segnali concreti prima del 5 novembre, «ma la proprietà ha evidentemente ritenuto di non farlo, anzi rappresentando all’esterno situazioni non corrette». Ora chiedono che gli impegni annunciati si traducano in atti.
Del Vecchio editore, cosa comporta il controllo di un grande quotidiano
Del Vecchio, figlio del fondatore di Luxottica, porta nell’editoria capitali che provengono da una storia industriale e finanziaria. Con la maggioranza di Editoriale Nazionale controlla una testata nazionale e tre quotidiani fortemente radicati a Bologna, Firenze e Milano, una delle reti di informazione locale più estese del Centro-Nord.
In operazioni di questo tipo la questione dell’indipendenza si pone sul piano strutturale, al di là delle intenzioni dichiarate. Chi detiene la proprietà decide risorse, nomine dei direttori e priorità di investimento. Il «patto con i lettori» è un impegno sulla linea editoriale: la sua tenuta si misurerà anche sulla distanza che la testata saprà mantenere dagli interessi economici del suo azionista. La presenza della premier e del presidente del Senato al lancio dà la misura del peso politico che accompagna oggi la proprietà dei grandi giornali.
La denuncia dei cdr sposta l’attenzione su come vengono distribuite le risorse dentro il gruppo. «Chiediamo che finalmente ci sia un riconoscimento concreto del nostro impegno e che le risorse non siano destinate solo ad alcune figure apicali e alle cosiddette “firme prestigiose”», concludono i rappresentanti dei giornalisti.