Reintegro dei medici “no vax”: marcia indietro. La maggioranza ora frena. E indovinate di chi c’è lo zampino?

Doveva essere una passeggiata. È diventata una corsa a ostacoli con il traguardo che si allontana ogni giorno di più. L’emendamento di Fratelli d’Italia che consentirebbe ai sanitari radiati durante la pandemia di chiedere la reiscrizione all’albo — presentato da Alice Buonguerrieri e approvato in commissione Affari sociali alla Camera — è finito in stallo. Il disegno di legge sulle professioni sanitarie, nel quale la norma è confluita, è uscito dall’ordine del giorno della commissione, e nelle prossime ore l’Ufficio di presidenza deciderà se rimetterlo in calendario o congelarlo fino a dopo l’estate.
Il Colle osserva, la maggioranza si divide
Il motivo dello stop è presto detto: nella maggioranza ci sarebbero crepe evidenti. Forza Italia in commissione ha votato l’emendamento, ma sui vaccini ha da sempre posizioni distanti da quelle dell’ala più critica di Fratelli d’Italia, e in questi giorni tace. E poi c’è il convitato di pietra: il Quirinale. Subito dopo il via libera in commissione, dal Colle sarebbero partite richieste di informazioni al ministero della Salute, anche per capire se la norma nasca da un’iniziativa parlamentare o da una scelta condivisa dal governo. Il messaggio, filtrato da ambienti parlamentari, è netto: se la legge arriverà con dentro quell’emendamento, la promulgazione di Sergio Mattarella non è affatto scontata.
Dentro il governo, poi, la faglia passa per il ministero stesso. Il via libera all’emendamento lo ha dato il sottosegretario di FdI Marcello Gemmato, mentre il ministro Orazio Schillaci avrebbe inizialmente espresso parere negativo, prima che il testo venisse modificato su suggerimento del ministero della Giustizia. Non esattamente un quadro di compattezza.
Ordini dei medici sulle barricate
La Federazione degli Ordini dei medici parla senza giri di parole di “delegittimazione” del ruolo degli Ordini e di “un affronto alle vittime del Covid e ai 383 medici e odontoiatri che hanno perso la vita continuando a curare”. Il presidente Filippo Anelli aggiunge un argomento pratico: l’emendamento rischia di affondare l’intera legge sulle professioni sanitarie, che contiene misure attese dalla categoria come lo scudo penale, con la punibilità del professionista solo per colpa grave. Anche la Società Italiana di Medicina Interna ha espresso “meraviglia e preoccupazione”.
Sul fronte politico, le opposizioni attaccano. I senatori del Pd hanno presentato un’interrogazione a Schillaci, prima firmataria l’ex ministra Beatrice Lorenzin (quella dell’epidemia di morbillo in tv, dopo avere concordato con Washington i 12 vaccini ai bambini), che parla di “una scelta grave, che non risponde ad alcuna necessità del Servizio sanitario nazionale” e chiede al ministro “di uscire dall’ambiguità”. Per la dem Ilenia Malavasi la norma è “un affronto alla scienza e a chi non c’è più”; la pentastellata Mariolina Castellone chiede a Giorgia Meloni e a Schillaci di “dire da che parte stanno” (ma si ricorda, lei, che i Cinque Stelle facevano campagna elettorale per l’abolizione della legge Lorenzin? Boh…).
Una battaglia simbolica su dieci persone
Ed eccoci al punto che nessuno mette davvero al centro: la norma riguarderebbe una decina di professionisti in tutto. Dieci. E la legge già oggi consente ai radiati di chiedere la reiscrizione dopo cinque anni. Tradotto: si sta combattendo una guerra di trincea parlamentare, con tanto di moral suasion del Quirinale e ddl congelato, per una misura dalla portata pratica minima e dal peso simbolico massimo. Da una parte chi vuole chiudere i conti con la stagione degli obblighi e delle radiazioni, dall’altra chi vi legge il tentativo di riscrivere la memoria della pandemia. Entrambi, va detto, si giocano la partita più sull’identità che sulla sostanza.
Se il testo arriverà in aula, per togliere la norma servirà un emendamento soppressivo, che Fratelli d’Italia potrebbe persino presentare da sola: una retromarcia in piena regola per rassicurare il Colle in vista della promulgazione. Nel frattempo i medici temono che il loro scudo penale, quello sì atteso da un’intera categoria, resti appeso al destino di dieci reintegri.I poliziotti hanno lo scudo penale, i medici vogliono lo scudo penale. Sapete cosa? Lo voglio anche io: scrivere liberamente è uno sporco lavoro e costa tantissimo, ma qualcuno dovrà pur farlo.
Cinque anni dopo la pandemia, il Parlamento italiano riesce ancora a paralizzarsi sul Covid. Non su come rafforzare la sanità pubblica, non sulle liste d’attesa, non sui medici che mancano nei pronto soccorso. Su dieci reiscrizioni all’albo. Se questa è la priorità della politica, forse il paziente da curare non è nelle corsie degli ospedali: siede nei banchi delle commissioni parlamentari.