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La guerra del grano tra Russia e Ucraina che nessuno racconta. E chi ci rimette.

Dopo gli attacchi dei droni ucraini a porti e navi, Mosca carica frumento sulle rotte artiche. Rotte alternative anche per Kiev, a costi molto più alti
Byoblu·01 novembre 2026
Economia — Byoblu

La Russia, primo esportatore mondiale di frumento, ha cominciato a spedire grano dall’Artico. Mercoledì scorso una nave portarinfuse ancorata a Murmansk ha iniziato a caricare 29.500 tonnellate di frumento per un carico di prova destinato al Nord Africa. Lo ha comunicato il canale Telegram del porto. Per l’operazione sono stati adattati impianti che di solito movimentano fertilizzanti. È il primo carico di questo genere. La deviazione verso il Circolo polare nasce dalla campagna di droni con cui l’Ucraina ha quasi chiuso a Mosca le rotte del Mar Nero e del Mar d’Azov. Anche Kiev, colpita dagli attacchi russi ai porti di Odessa, cerca vie alternative. Il risultato è un mercato rovesciato: gli importatori pagano di più e gli agricoltori dei due Paesi incassano sempre meno.

Grano russo a Murmansk: oltre tremila chilometri di ferrovia

Il progetto era stato anticipato il 22 settembre da The Moscow Times. Il primo carico doveva comprendere 40.000 tonnellate provenienti dal territorio di Stavropol, nel sud del Paese, da trasportare in treno per più di 3.000 chilometri. Murmansk è il principale porto russo libero dai ghiacci oltre il Circolo polare artico. Finora serviva soprattutto a esportare carbone, fertilizzanti e legname.

L’Artico è l’ultima tappa di una riconversione più ampia. Nel Baltico, a Ust-Luga, il terminal privato Ultramar, specializzato in fertilizzanti minerali, è stato adattato al grano e ha già ricevuto via ferrovia 260.000 tonnellate dirette in Egitto e Arabia Saudita. A San Pietroburgo il grano passa ora anche da due terminal, Modul e LShMZ, che in origine non erano destinati a questo tipo di merce.

Gli esportatori sperimentano anche altre soluzioni. Alcune navi risalgono dal Mar d’Azov il fiume Don e attraversano il canale Volga-Don fino al Caspio, verso acquirenti iraniani. Secondo fonti ucraine, dall’inizio dell’annata agricola 2026-27 l’Iran è diventato il primo compratore di grano russo. Altri operatori caricano il cereale in container per trasferirlo dai vagoni alle navi in terminal privi di impianti per le rinfuse. Per sostenere la redditività di queste rotte più costose, Mosca ha sospeso fino a fine anno la tassa sulle esportazioni di grano.

Mar Nero, i droni ucraini contro porti e flotta ombra

Dal 2022 il Mar Nero è uno dei fronti della guerra. All’inizio dell’invasione su larga scala Mosca bloccò i porti ucraini. Seguì l’accordo sul grano mediato da Turchia e Nazioni Unite, da cui la Russia è uscita nel 2023. Fino a quest’estate, però, il commercio russo di cereali era rimasto quasi indenne.

A luglio Kiev ha lanciato l’Operazione Molochka contro la cosiddetta flotta ombra russa, cioè le navi dalla proprietà opaca usate da Mosca anche per aggirare le sanzioni. Secondo le forze armate ucraine, le unità colpite sostenevano la logistica militare russa. Al 10 luglio risale lo stop alla navigazione nel canale Don-Azov deciso dalle autorità russe. Entro l’8 agosto, stando alle Forze dei sistemi senza pilota ucraine, i droni avevano colpito 218 navi: 134 nel Mar d’Azov e 84 nel Mar Nero. In estate hanno sospeso l’attività anche i tre terminal granari di Novorossijsk, il principale scalo russo per il frumento.

Secondo un’analisi dell’emittente agricola statunitense Farm Progress, gli attacchi di agosto hanno distrutto oltre il 90% della capacità russa di esportare grano da Mar Nero e Mar d’Azov. A settembre il territorio di Krasnodar, la principale regione agricola della Russia, ha dichiarato lo stato di emergenza perché non riusciva più a esportare il raccolto.

Esportazioni di grano russo ai minimi da sedici anni

I numeri danno la misura del colpo. Secondo Rusagrotrans, società russa di trasporto ferroviario, tra luglio e settembre le esportazioni di frumento sono calate del 38% rispetto all’anno precedente, nonostante un raccolto migliore. Le stime dell’Unione russa dei cereali parlano di volumi ai minimi da sedici anni fra agosto e settembre. In quelle settimane le spedizioni di frumento sono scese a 347.000 tonnellate a settimana, un quarto del ritmo abituale.

«Il problema principale non è soltanto se riusciremo a deviare un certo volume», ha spiegato Arkadij Zločevskij, presidente dell’Unione russa dei cereali. «La logistica costerà molto di più rispetto alle spedizioni attraverso il bacino Azov-Mar Nero, e qualcuno dovrà coprire la differenza». Secondo le sue stime, entro fine anno i terminal del Baltico potranno compensare al massimo metà dei volumi persi a sud. Intanto le ferrovie sono congestionate e i vagoni si accumulano davanti ai terminal.

Dal 28 ottobre la Russia ha ripreso a concedere i permessi di uscita alle navi cariche di grano nel Mar d’Azov. Entro il 29 ottobre almeno un mercantile aveva già attraversato lo Stretto di Kerč verso il Mar Nero.

Prezzi del grano: rincari per chi compra, perdite per chi coltiva

Sui mercati internazionali l’effetto si è sommato alla siccità. A inizio ottobre il frumento quotato a Chicago con consegna a dicembre aveva guadagnato quasi 1,50 dollari dall’inizio dell’anno. A fine agosto i prezzi mondiali avevano toccato il livello più alto da tre anni. Da allora sono in parte rientrati, perché gli operatori si aspettano che gli acquirenti trovino forniture da altri Paesi. Restano invece alti i noli: secondo l’agenzia Fastmarkets, su alcune rotte del Mar Nero sono più che raddoppiati da metà luglio.

A pagare sono soprattutto i produttori. Nel sud della Russia gli agricoltori, un tempo avvantaggiati dalla vicinanza ai porti, oggi ricevono meno dei colleghi della Russia centrale e del Volga, più vicini ai terminal ancora operativi. «I prezzi interni sono crollati in modo molto brusco ad agosto e settembre», ha detto Andrej Sizov, direttore della società di consulenza SovEcon. Dopo una parziale ripresa restano, secondo lui, «decine di punti percentuali sotto i costi di produzione». Molti non possono permettersi di attendere: «Vendi il grano perché non hai scelta. Ti serve liquidità per le semine invernali, per rimborsare i prestiti, per pagare i dipendenti».

Zločevskij prevede che i costi aggiuntivi ricadranno sugli agricoltori, nonostante gli aiuti pubblici: «Gli esportatori non pagheranno di tasca propria». Le semine invernali sono già in forte ritardo sull’anno scorso. Il rischio, ha avvertito, è di «minare le basi del raccolto del prossimo anno».

Ucraina, porti di Odessa colpiti e rotte del Danubio

Kiev affronta problemi analoghi. I porti dell’area di Odessa, che gestivano circa il 90% delle esportazioni ucraine, sono stati bloccati dagli attacchi russi. Secondo il ministro dell’Agricoltura Taras Vysockyj, le vie alternative, cioè il Danubio e i trasporti su strada e ferrovia attraverso i Paesi Ue confinanti, coprono circa metà dei volumi abituali. Aggiungono almeno 50 dollari a tonnellata ai costi logistici. Nei magazzini dell’entroterra il prezzo del mais è sceso di quasi un quinto in tre settimane. «Devono vendere in perdita, pur di continuare a lavorare», ha detto il ministro. Il raccolto ucraino è al 72% delle superfici, con 41,7 milioni di tonnellate di cereali.

Tregua marittima nel Mar Nero, la diplomazia resta ferma

Le ipotesi negoziali non hanno prodotto risultati. All’Onu il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è detto pronto a una tregua marittima nel Mar Nero. Il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva riferito che entrambe le parti si erano dette interessate a un cessate il fuoco limitato a grano ed energia. La Turchia, già mediatrice nel 2022, ha proposto corridoi sicuri separati per le navi russe e ucraine. Vladimir Putin ha definito la proposta «assurda». Ieri, al G20 dei ministri degli Esteri, Rubio si è detto incerto sulla possibilità di un accordo di pace negoziato.

Intanto la partita si sposta a nord. L’8 ottobre il politico lituano Mindaugas Sinkevičius ha chiesto all’Unione europea sanzioni sul grano russo e il divieto di transito. Il giorno dopo i primi ministri dei tre Paesi baltici hanno firmato una lettera congiunta per portare il tema all’attenzione di Bruxelles. Se la proposta avanzasse, si restringerebbe proprio il corridoio su cui Mosca ha spostato buona parte delle sue esportazioni. Negli Stati Uniti, intanto, gli analisti agricoli guardano alla crisi come a un’occasione per i produttori americani, chiamati a coprire la domanda che il Mar Nero non riesce più a soddisfare. Dopo i 130 miliardi di dollari guadagnati dalle società petrolifere americane proprio in conseguenza della guerra in Iran, e dopo i miliardi in armamenti spesi dalla UE che vanno a finanziare le industrie belliche USA, direi che Trump è l’unico che sta facendo affari d’oro.

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