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Fuga dall’AI a Wall Street, in Asia e in Europa. Trump accusa i dem: “uno dei giorni peggiori della storia”.

Dopo la vittoria democratica alle elezioni di midterm crollano i titoli dei chip: Tokyo e Seul perdono il 6%, Taipei entra in mercato orso.
Byoblu·06 novembre 2026
Economia — Byoblu

Il sell-off dei titoli legati all’intelligenza artificiale partito giovedì da Wall Street ha travolto oggi le Borse asiatiche e si è esteso, in forma più contenuta, all’Europa. All’origine c’è la vittoria dei democratici alle elezioni di metà mandato di martedì, che ha tolto ai repubblicani di Donald Trump il controllo del Congresso. I mercati temono che la nuova maggioranza rallenti la costruzione dei data center, i grandi impianti di calcolo su cui poggia il boom dell’AI. Tokyo e Seul hanno chiuso con perdite vicine al 6%. Giovedì il Nasdaq 100, l’indice dei principali titoli tecnologici americani, aveva lasciato sul terreno il 6,4%.

Wall Street, la giornata nera dei titoli AI

Giovedì l’S&P 500 ha chiuso in calo del 4,4% e il Dow Jones del 3,4%. Il Nasdaq Composite, l’indice più ampio della Borsa tecnologica, ha ceduto il 5,5%: è il peggior risultato giornaliero dall’aprile 2025, quando Trump annunciò i dazi globali. In una sola seduta le azioni americane hanno bruciato circa 3.200 miliardi di dollari di capitalizzazione.

I colpi più duri hanno riguardato i produttori di semiconduttori. Nvidia ha perso oltre il 9%, pari a più di 400 miliardi di dollari di valore di mercato. Micron, specializzata in memorie, è scesa di oltre il 17%. L’indice dei semiconduttori di Filadelfia si avvia alla peggiore settimana dall’aprile 2025, con un calo di circa il 16%.

Data center, perché il voto di midterm spaventa i mercati

In un primo momento gli investitori avevano accolto con favore l’esito del voto, nella speranza che una Camera e un Senato a guida democratica spingessero la Casa Bianca a chiudere la guerra con l’Iran. Poi l’attenzione si è spostata sull’intelligenza artificiale.

I data center sono diventati un tema elettorale in tutto il Paese. Divorano energia, richiedono investimenti enormi e incontrano l’opposizione di elettori di entrambi gli schieramenti, anche per il loro impatto ambientale. Molti candidati vincenti hanno promesso di frenarne l’espansione. Il senatore progressista Bernie Sanders ha chiesto una moratoria nazionale sulle nuove costruzioni.

Michael Hewson, di MCH Market Insights, ha indicato tra i timori degli operatori anche il risultato in Texas, che ha alimentato il sospetto che la politica locale possa prendere di mira Tesla e SpaceX per il sostegno di Elon Musk a Trump.

Trump accusa gli elettori del crollo di Borsa

Giovedì sera il presidente ha commentato la seduta sul suo social Truth. «Il mercato azionario è crollato oggi perché i Dumocrats hanno avuto un grande martedì. Che tristezza, potete prendervela solo con voi stessi!», ha scritto, storpiando il nome del partito avversario.

In un secondo messaggio ha parlato di «uno dei giorni peggiori della storia» causato dai risultati elettorali. «I vostri 401(k) sono quindi scesi», ha aggiunto, riferendosi ai piani pensionistici integrativi investiti in Borsa da milioni di americani. «Ricordate, non sono stati i repubblicani, sono stati i Dumocrats. Non temete, però: presto, in un modo o nell’altro, saremo più grandi e più forti che mai».

Il voto di martedì ha però premiato i democratici anche sul fronte del carovita, alimentato in parte dal conflitto con l’Iran. Il presidente che aveva promesso di chiudere le guerre si ritrova punito dagli elettori per il costo di una guerra, e ora indica in quegli stessi elettori i responsabili delle perdite in Borsa.

Borse asiatiche, Tokyo e Taipei in mercato orso

In Asia il ribasso si è concentrato sui mercati più esposti ai semiconduttori. Il Nikkei 225 di Tokyo ha chiuso a 57.434 punti, in calo del 5,96%, la peggiore seduta dall’aprile 2025. L’indice ha così perso il 20% dal picco di giugno ed è entrato in bear market, il «mercato orso», come si definisce tecnicamente una discesa di almeno il 20% dai massimi. Stessa sorte per il Taiex di Taipei, dominato dal colosso dei chip TSMC: -4,5% in giornata e -20% dal picco di ottobre.

A Seul il Kospi è arrivato a perdere quasi il 9% in apertura ed è sceso sotto i 5.000 punti per la prima volta da febbraio. La caduta ha fatto scattare il circuit breaker, il meccanismo automatico che sospende le contrattazioni, per 20 minuti. L’indice ha poi chiuso a -6,02%. Da inizio anno resta in rialzo di oltre il 20%, ma dal record di quasi 9.400 punti toccato a giugno ha perso quasi la metà del valore. SK Hynix e Samsung Electronics, i due maggiori produttori mondiali di chip di memoria, hanno ceduto rispettivamente il 10,8% e il 6,4%.

Il governo sudcoreano ha convocato una riunione d’emergenza con le autorità di vigilanza e la banca centrale. Il ministro delle Finanze Lee Hyoung Il ha definito solidi i fondamentali dell’economia e si è detto pronto a nuove misure in caso di ulteriore volatilità.

A Tokyo SoftBank, che detiene circa il 13% di OpenAI, ha perso il 10,4%. «Non c’è nessun posto dove nascondersi», ha commentato Hao Hong, responsabile degli investimenti del fondo Lotus Asset Management. «Credo che la correzione sia tutt’altro che finita».

Europa, il ribasso si allarga oltre la tecnologia

L’Europa, priva dei giganti tecnologici che dominano Wall Street e le piazze asiatiche, ha retto meglio. Giovedì lo Stoxx Europe 600 aveva perso appena lo 0,4%. Oggi ha aperto in calo dell’1,5%, per poi assestarsi intorno a -1%. Il dato più significativo riguarda però l’ampiezza del ribasso: oltre il 90% dei titoli dell’indice era in rosso. Commercio al dettaglio e sanità perdevano circa il 2%, più della tecnologia, scesa di meno dell’1%. ASML, il gruppo olandese che produce i macchinari per fabbricare i chip, cedeva appena lo 0,3%.

«La revisione al ribasso dell’AI si è trasformata in una riduzione generalizzata del rischio», ha osservato Florian Ielpo, gestore multi-asset di Lombard Odier.

Petrolio e Iran, perché i titoli di Stato non fanno da rifugio

Di norma, nelle fasi di panico, gli investitori comprano titoli di Stato, considerati un porto sicuro. Questa volta la fuga verso la sicurezza è stata modesta. Il rendimento del Treasury decennale americano è rimasto al 4,83%, quello del Bund tedesco è sceso di appena 0,03 punti al 3,22%. Il rendimento si muove in direzione opposta al prezzo: se cala poco, significa che la domanda di titoli è rimasta debole.

A frenare gli acquisti è il petrolio. Il Brent, il riferimento internazionale, era sceso fino a 93,22 dollari al barile dopo il voto, sull’onda delle speranze di pace con l’Iran, ed è poi risalito fino a 99,50 dollari. Peter Schaffrik, stratega di RBC Capital Markets, ha spiegato che i prezzi di petrolio e gas pesano sulle obbligazioni perché sono «il fattore determinante per le banche centrali»: più energia cara significa più inflazione e meno spazio per tagliare i tassi. Raymond Cheng, di Standard Chartered, ha ricordato che l’esito della crisi dipende in larga parte dalla Casa Bianca: «Il grande fattore di incertezza è lo stesso presidente Trump».

Il dollaro si è rafforzato di circa lo 0,4% contro le principali valute. Il rame, sempre più legato alle prospettive dei data center, perdeva l’1,3% a Londra, a 13.663 dollari la tonnellata, avviato alla peggiore settimana da marzo.

Bolla AI, i futures segnalano una tregua a Wall Street

I futures, i contratti che anticipano l’andamento della Borsa, indicavano stamattina un’apertura in rialzo, con il Nasdaq 100 a +1,5% e l’S&P 500 a +0,4%. Nvidia guadagnava il 3,4% negli scambi prima dell’apertura, Micron il 7,6%. Giovedì, però, i futures non avevano lasciato presagire il crollo, arrivato solo a seduta iniziata.

Il voto ha accelerato un processo già in corso. I grandi produttori americani di semiconduttori avevano toccato i massimi all’inizio di ottobre, quelli delle memorie già a giugno. È il terzo scossone sui titoli tecnologici nel giro di poche settimane. Tra gli operatori circolano da tempo i timori su un debito strutturato in forme sempre più complesse, su ricavi ancora incerti e su schemi di finanziamento circolare tra le stesse aziende del settore.

Il voto di martedì ha messo in evidenza quanto i record di Wall Street dipendessero da una sola scommessa e dalla tolleranza politica verso un’infrastruttura costosa e contestata. «Sembra del tutto eccessivo», ha detto Neil Wilson di Saxo Markets, «ma la natura di questo mercato, in cui si vende tutto, impone di aspettare prima un po’ di stabilità». Il prossimo banco di prova arriva oggi pomeriggio con i dati sull’occupazione negli Stati Uniti.

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