Truppe cinesi addestrate in Russia, e truppe russe in Cina: la contro-NATO che preme sull’Europa dell’Est. L’apocalisse è una valutazione sobria e moderata.

Oltre 550 soldati cinesi hanno completato programmi di addestramento presso istituti militari russi. In senso inverso, più di 180 militari russi hanno seguito corsi analoghi in Cina nel solo novembre 2025. Lo ha reso noto l’intelligence militare ucraina (HUR), che ha confermato come questi scambi non siano episodici ma rappresentino ormai una «pratica consolidata» di internship bilaterali tra le forze armate delle due potenze.
I dati sono stati resi pubblici nei giorni scorsi e fotografano una realtà che molti governi occidentali hanno preferito a lungo minimizzare: Russia e Cina non stanno semplicemente cooperando in campo economico o diplomatico. Stanno costruendo un sistema militare integrato, con formazione congiunta, dottrina condivisa e trasferimento sistematico di know-how operativo. Una contro-Nato che già ora preme alle porte dell’Europa dell’est. E che, tra le altre cose, sta pianificando la distruzione di Starlink.
Cosa si insegna, e dove
I dettagli dei programmi fanno capire di cosa si tratta davvero. I soldati russi formati in Cina hanno studiato l’uso dei droni, la guerra elettronica, la difesa aerea, l’ingegneria militare e persino la protezione radiologica, chimica e biologica. I cinesi formati in Russia hanno acquisito l’esperienza di combattimento che Mosca ha maturato sul campo in Ucraina: tattiche di fanteria corazzata, uso dei droni FPV a fibra ottica, tecniche anti-drone, costruzione di mine e sminamento.
Non è teoria militare. È la guerra che si combatte adesso, travasata direttamente da un esercito all’altro.
Un accordo bilaterale firmato il 2 luglio 2025 da alti ufficiali russi e cinesi a Pechino ha formalizzato parte di questi scambi, vietando esplicitamente qualsiasi copertura mediatica e stabilendo che nessuna terza parte dovesse essere informata. Il programma è stato approvato personalmente dal ministro della Difesa russo Andrei Belousov con un decreto interno dell’agosto 2025. La delegazione russa era guidata da un generale colonnello, vicecomandante delle forze di terra.
L’Alta Rappresentante UE per la politica estera Kaja Kallas ha dichiarato a metà giugno che Bruxelles ha verificato in modo indipendente che l’addestramento ha effettivamente avuto luogo. La Germania ha convocato l’ambasciatore cinese. Pechino ha risposto definendo le accuse «del tutto infondate» e ribadendo la propria «neutralità».
La contro-NATO che si forma a est
Proviamo a guardare il quadro nella sua interezza, perché i media mainstream tendono a presentare ogni singolo episodio come un fatto isolato, quando invece si tratta di tessere di un mosaico preciso.
Da un lato abbiamo la NATO: un’alleanza militare occidentale che si estende da ovest verso est, fino ai confini della Russia, con basi, missili e infrastrutture che negli ultimi anni si sono progressivamente avvicinate a Mosca.
Dall’altro lato sta emergendo qualcosa di speculare e opposto: un blocco informale ma sempre più operativo, composto da Russia e Cina — con Iran come satellite produttore di droni — che spinge da est verso ovest. La Cina ha già installazioni e presenze militari in diversi paesi dell’Europa orientale, attraverso accordi di cooperazione, infrastrutture portuali e logistiche, e ora programmi di addestramento militare condivisi con la Russia che combatte proprio su quel confine.
Come ha osservato Christopher Walker del Center for European Policy Analysis, questi regimi «non hanno bisogno di una struttura formale come la NATO per cooperare efficacemente». Si forniscono reciprocamente capacità di supporto su base continuativa — in campo economico, energetico, militare e informativo — con una flessibilità che paradossalmente li rende più agili di un’alleanza burocratizzata.
L’assenza di un Trattato del Nord Atlantico firmato a Pechino non deve ingannare: la sostanza c’è. Putin e Xi si sono incontrati, in persona o virtualmente, circa 70 volte dall’inizio del mandato del leader cinese nel 2012. La loro non è un’intesa tattica. È una visione condivisa del mondo, orientata a indebolire gli Stati Uniti e l’Occidente.
L’elefante nella stanza: la Cina non è neutrale
Pechino continua a presentarsi come mediatore di pace nel conflitto ucraino. Ma i fatti raccontano un’altra storia: droni cinesi disponibili per i russi e per nesun altroi, linee di produzione di droni sul territorio russo con tecnici cinesi presenti, fornitura sistematica di beni a doppio uso che alimentano la macchina bellica di Mosca, e ora centinaia di soldati che si formano vicendevolmente sulle tecnologie di guerra più avanzate.
Un funzionario europeo ha detto con chiarezza che l’UE deve smettere di guardare alla Cina «esclusivamente attraverso la lente economica», definendola un «abilitatore decisivo della guerra della Russia».
Scenario: se si arrivasse allo scontro totale
Proviamo a immaginare cosa accadrebbe se questa logica di escalation arrivasse al punto di rottura. Da un lato, la NATO con le sue basi sparse dall’Atlantico ai Paesi baltici. Dall’altro, un blocco Russia-Cina con arsenali nucleari combinati tra i più potenti del pianeta, un esercito cinese che ha triplicato le proprie capacità negli ultimi vent’anni, esperienza di combattimento reale acquisita in Ucraina, tecnologia dei droni all’avanguardia, e una sponda iraniana già collaudata nella fornitura di armamenti.
Non si tratterebbe di una guerra convenzionale. Si tratterebbe di uno scontro tra le due coalizioni più armate della storia umana, su un teatro — l’Europa orientale — già devastato da anni di conflitto. Il termine «apocalisse» non è retorica: è la valutazione sobria di cosa succederebbe se i meccanismi di deterrenza cedessero.
Eppure l’Occidente continua a ragionare per comparti stagni: la Cina è una questione commerciale, la Russia è una questione militare, l’Iran è una questione regionale. Walker ha ragione quando dice che questa frammentazione analitica è un lusso che le democrazie non possono più permettersi.
L’asse che preme da est verso ovest esiste. Si addestra. Si coordina. E aspetta.