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Patriot all’Ucraina, vendita Usa da 2,1 miliardi: pagheremo noi

500 intercettori PAC-3 MSE firmati Lockheed Martin. Nessun dollaro americano: pagano Germania, Norvegia, Canada e il prestito Ue
Byoblu·31 ottobre 2026
Esteri — Byoblu

Il Dipartimento di Stato americano ha approvato oggi la possibile vendita all’Ucraina di 500 missili intercettori Patriot, nella versione PAC-3 MSE, per un valore stimato di 2,1 miliardi di dollari. Washington ha chiarito che l’operazione sarà finanziata interamente da partner e alleati di Kiev: Canada, Germania e Norvegia, insieme a fondi provenienti dal prestito che l’Unione europea ha concesso all’Ucraina. «Nessun fondo americano è coinvolto in questa vendita», si legge nella nota ufficiale. Il principale contraente sarà Lockheed Martin. Il risultato è un’equazione semplice: l’industria americana fattura, i bilanci europei pagano.

Vendita Patriot all’Ucraina, cosa prevede la commessa da 2,1 miliardi

Il pacchetto comprende i 500 missili PAC-3 MSE (Missile Segment Enhancement), la versione più recente dell’intercettore del sistema Patriot, insieme a pezzi di ricambio classificati e non classificati e a servizi di supporto logistico e tecnico. Diviso per il numero dei missili, il valore complessivo supera i 4 milioni di dollari a pezzo, ricambi e assistenza compresi.

Il Patriot è considerato l’unica arma realmente efficace contro i missili balistici che la Russia lancia sulle città e sugli impianti energetici ucraini. Per questo Kiev lo considera la priorità assoluta della propria difesa aerea.

Il Dipartimento di Stato ha motivato il via libera con la formula di rito: la vendita, sostiene, «sosterrà gli obiettivi di politica estera e di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, migliorando la sicurezza di un Paese partner che rappresenta una forza di stabilità politica ed economica in Europa».

Si tratta di un’autorizzazione. La fase contrattuale e i tempi di produzione e consegna restano da definire.

Chi paga i Patriot: Canada, Germania, Norvegia e il prestito europeo

Secondo la nota americana, l’Ucraina coprirà l’acquisto con i contributi di Canada, Germania e Norvegia, versati attraverso un programma statunitense denominato Jumpstart, e con fondi nazionali alimentati dal prestito di sostegno dell’Unione europea.

Quel prestito vale 90 miliardi di euro. Proprio oggi il Canada, al termine di un vertice di due giorni a Montréal, ha annunciato l’intenzione di partecipare, senza precisare con quali modalità.

La struttura del finanziamento europeo spiega perché il conto ricade sui contribuenti del continente. Il prestito poggia su debito raccolto sui mercati e garantito dal bilancio comunitario. L’Italia figura tra i principali contributori di quel bilancio. Una parte dei Patriot destinati a Kiev passa dunque, per via indiretta, anche dalle finanze italiane, in una fase in cui le risorse per la spesa interna restano scarse.

Zelensky e i ritardi del Pentagono sulle consegne

L’approvazione arriva dopo settimane di pressioni. Volodymyr Zelensky aveva denunciato in questi giorni un’attesa di quasi un mese per il via libera americano, mentre la Russia intensificava gli attacchi contro infrastrutture civili e centrali energetiche. Il presidente ucraino ha chiesto più volte di accelerare le consegne prima dell’inverno e ha accusato apertamente il Pentagono di frenare la consegna di intercettori già acquistati da altri Paesi per conto di Kiev, chiamando in causa il segretario alla Guerra americano.

«I nostri soldati sono stati molto forti quest’anno. Cerchiamo davvero di costruire uno scudo di difesa aerea per proteggere i civili, ma c’è sempre un grande deficit di missili Patriot e di altri sistemi di difesa aerea», aveva dichiarato Zelensky alla televisione americana NBC due settimane fa.

Diversa la versione del comandante supremo delle forze alleate in Europa, il generale Alexus Grynkewich: «Tutto è stato consegnato; anzi, un nuovo lotto è arrivato appena la settimana scorsa. Non entrerò nei dettagli su quantità o tipi di missili, ma le forniture proseguono».

Sullo sfondo restano i rapporti tesi tra Kiev e la Casa Bianca. Donald Trump ha inasprito di recente le critiche a Zelensky, descrivendolo come un ostacolo alla fine della guerra. L’Ucraina ha inoltre lamentato una lunga interruzione di Starlink, il servizio satellitare di Elon Musk, ripristinato insieme alla variante militare Starshield dopo che Trump aveva fatto sapere di aver chiesto a Musk di riattivarlo.

Ucraina e Russia, i Patriot arrivano nel giorno del G20 di Atlanta

L’annuncio coincide con la riunione dei ministri degli Esteri del G20 ad Atlanta, in Georgia. La presenza del capo della diplomazia russa, Sergej Lavrov, ha suscitato riserve tra gli europei, ma ha anche segnalato il disgelo tra Washington e Mosca. Lavrov ha riferito di un colloquio con il segretario di Stato Marco Rubio: «Sì, abbiamo avuto una conversazione soddisfacente, anche se breve, perché lui, per ragioni comprensibili, ha molti impegni come padrone di casa». Tuttavia, a causa della presenza di Lavrov, una ultima ora qui su Byoblu vi ha raccontato ieri che i paesi del G20 non hanno voluto fare la tradizionale foto di famiglia.

L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha risposto con un secco «no» alla domanda se Lavrov avesse mostrato aperture al negoziato, aggiungendo che il ministro russo aveva «avanzato molte menzogne, molte tesi false». Lavrov, dal canto suo, ha previsto che la guerra proseguirà e potrebbe intensificarsi. Il consigliere del Cremlino Jurij Ušakov ha accusato Kiev di ignorare la richiesta di Trump di sospendere gli attacchi contro le raffinerie russe, mentre il portavoce Dmitrij Peskov ha sostenuto che quei raid non compromettono i colloqui di pace a tre.

Domani Zelensky sarà a Istanbul da Recep Tayyip Erdoğan, che si è detto pronto a sostenere la ripresa dei negoziati tra Mosca e Kiev.

Patriot e riarmo europeo, il modello che conviene a Washington

La formula adottata dall’amministrazione Trump segna un passaggio netto rispetto agli anni dei grandi pacchetti di aiuti gratuiti. Gli Stati Uniti continuano a fornire le armi, ma le vendono, e a pagarle sono gli alleati. La commessa sostiene la produzione di Lockheed Martin e mette al riparo il contribuente americano, mentre l’onere si sposta sui bilanci europei e canadesi.

Lo stesso schema si ripete altrove nel continente. La Polonia ha annunciato che ospiterà un centro di manutenzione per i sistemi Patriot, mentre la Danimarca ha acquistato missili a lungo raggio da un’azienda norvegese e da una americana per rafforzare la deterrenza verso la Russia, che ha già minacciato conseguenze.

Ogni nuova fornitura allunga la capacità di resistenza di Kiev e, insieme, la durata di un conflitto che Mosca dichiara di voler proseguire. Ma l’inverno è alle porte, la rete elettrica ucraina è sotto attacco, e questi Patriot non si sa quando mai dovrebbero arrivare.

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