— 📻 Radio Byoblu Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter Petizioni 👤 Area utente ♥ Sostieni
Il primo blog di informazione indipendente
Ultim'ora
byoblu
Cronaca

Youssef Siher, procura di Milano rinuncia al ricorso al Riesame

Nessuna impugnazione contro la scarcerazione decisa dalla gip Landoni. Siher resta indagato, l’inchiesta punta su telefono e rete di contatti
Byoblu·08 novembre 2026
Cronaca — Byoblu
🔊 Ascolta l’articolo

La procura di Milano ha rinunciato al ricorso al Tribunale del Riesame contro la scarcerazione di Youssef Siher, il ricercatore trentenne che amministra il gruppo Telegram e la pagina Instagram del Movimento 17 ottobre. La decisione è diventata ufficiale nei giorni scorsi, allo scadere dei dieci giorni previsti dalla legge per impugnare l’ordinanza con cui, il 28 ottobre, la gip (giudice per le indagini preliminari) Tiziana Landoni aveva respinto la convalida del fermo e lo aveva rimesso in libertà. Siher resta indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e per violenza organizzata in occasione di manifestazioni pubbliche. Gli inquirenti hanno scelto di concentrare le risorse sull’indagine, a partire dai dispositivi sequestrati e dalla rete di contatti del ricercatore.

Youssef Siher, perché la gip Landoni lo ha scarcerato

Il fermo era scattato nella notte tra il 24 e il 25 ottobre, in due tempi: prima il fermo preventivo di dodici ore introdotto dal decreto sicurezza, poi quello disposto dai pubblici ministeri. Trascorse le 48 ore previste, la gip ha escluso la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza.

La giudice ha escluso anche le esigenze cautelari, cioè il pericolo di fuga e di reiterazione del reato. Ha quindi respinto il carcere chiesto dalla procura e qualsiasi misura più lieve, dagli arresti domiciliari all’obbligo di firma.

Nell’ordinanza Landoni sostiene che Siher stesse organizzando esclusivamente forme di protesta contro il governo. I suoi messaggi avevano toni duri e un linguaggio volgare, ma secondo la giudice l’indagato non aveva «mai richiamato alla violenza o alle devastazioni» delle giornate del 17 e 18 ottobre. Il punto giuridico decisivo riguarda l’articolo 414 del codice penale, che disciplina l’istigazione a delinquere. Per la gip la norma richiede un pericolo concreto per l’ordine pubblico, e dagli atti raccolti finora quel pericolo non emerge.

Movimento 17 ottobre, la tesi della procura di Milano

I canali del Movimento 17 ottobre sono nati dopo il fine settimana di devastazioni e saccheggi nel centro di Milano. Secondo l’accusa, Siher li avrebbe usati per spingere altre persone a commettere reati contro l’ordine pubblico. In particolare avrebbe alimentato le proteste del 17 e 18 ottobre, incitando a nuovi scontri la sera di domenica 18.

A sostegno della propria impostazione, la procura richiama una sentenza della Cassazione dello scorso gennaio. Secondo quella pronuncia, l’istigazione a delinquere può configurarsi in presenza di un’«efficacia persuasiva tale da suggestionare la sfera volitiva di altre persone così da indurle a commettere» reati.

L’inchiesta è coordinata dal procuratore capo Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi. Sul campo lavorano la Digos e la Polizia postale. Anche la procura di Genova sta svolgendo approfondimenti sulla presunta rete di contatti del ricercatore.

Il telefono di Siher sotto sequestro, indagata anche la moglie

Il cellulare di Siher resta sotto sequestro. Secondo quanto ricostruito, l’indagato non avrebbe fornito il codice PIN agli investigatori, che dovranno quindi ricorrere all’analisi forense per accedere ai contenuti. Le verifiche tecniche riguardano anche il materiale informatico acquisito nel corso degli accertamenti. L’obiettivo è ricostruire comunicazioni e rapporti tra le persone coinvolte.

Nel registro degli indagati figura anche la moglie, Sagia Hammoud, alla quale vengono contestati gli stessi reati del marito. Anche i suoi dispositivi sono oggetto di accertamenti.

Caso Siher, la giudice Landoni sotto tutela dopo le minacce

La scarcerazione ha avuto conseguenze anche per chi l’ha disposta. Dopo l’ordinanza, la gip Landoni è stata bersaglio di insulti e minacce sul web. Su richiesta del presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, la prefettura ha rafforzato le misure di sicurezza attorno alla sua abitazione e nei luoghi che frequenta. Il dispositivo prevede passaggi più frequenti di volanti della polizia e pattuglie dei carabinieri, nella forma della cosiddetta vigilanza generica radiocontrollata. È lo stesso modello adottato per gli obiettivi considerati esposti al rischio terrorismo.

Negli uffici giudiziari milanesi il livello delle offese rivolte alla giudice ha suscitato sconcerto, così come alcune prese di posizione arrivate dal mondo politico. Sulla scelta di non ricorrere al Riesame avrebbe pesato la preoccupazione di riaccendere il clamore mediatico e gli attacchi, più del timore di una nuova bocciatura. Davanti al Riesame avrebbe deciso un collegio di tre giudici anziché un giudice singolo.

Istigazione a delinquere e terrorismo, il nodo giuridico dell’inchiesta

La vicenda ruota attorno a due letture della stessa norma. Per la procura conta la capacità persuasiva delle parole, cioè la loro attitudine a orientare la volontà altrui. Per la gip serve un pericolo concreto e dimostrabile. La differenza decide fin dove si estende la responsabilità di chi amministra un canale di protesta.

La Costituzione stabilisce che la responsabilità penale è personale. Per contestare l’istigazione occorre quindi attribuire all’indagato messaggi propri, capaci di produrre un rischio effettivo. Il clima generato da un gruppo, o i contenuti pubblicati da altri utenti, non bastano. Sul piano cautelare, l’aggravante della finalità di terrorismo applicata a messaggi che la giudice descrive come protesta politica, aspra ma non violenta, è il punto su cui la distanza tra le due valutazioni appare più ampia. A questo si aggiunge la contestazione di violenza organizzata in manifestazioni pubbliche, una fattispecie introdotta di recente.

Con la rinuncia al ricorso, l’ordinanza di Landoni resta l’unica valutazione giudiziaria sul merito degli indizi. Siher è libero e indagato. La procura affida ora le proprie carte all’analisi del telefono e dei dispositivi sequestrati alla coppia, alla ricerca di elementi in grado di rafforzare il quadro accusatorio.

📻 RADIO Caricamento…