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Zelensky sfida Trump sul diesel: ripartono gli attacchi alle raffinerie

Dopo tre giorni di pausa chiesta da Washington, Kiev torna a colpire. Pesano le accuse sull’intelligence, Starshield limitato e l’intesa Usa-Mosca.
Byoblu·15 ottobre 2026
Esteri — Byoblu

Volodymyr Zelensky ha annunciato la fine della moratoria sugli attacchi alle raffinerie russe, sfidando apertamente Donald Trump. La Casa Bianca aveva chiesto a Kiev di fermarsi per consentire a Mosca di esportare più diesel sui mercati mondiali, compresi gli Stati Uniti. «Il blocco è finito. Abbiamo chiuso», ha dichiarato il presidente ucraino in un’intervista rilasciata a Londra al Financial Times e pubblicata oggi. Nella notte, secondo il governatore della regione di Ryazan, Pavel Malkov, un attacco di droni ha provocato un incendio in una raffineria della compagnia statale Rosneft, a sud-est di Mosca. Un funzionario ucraino ha rivendicato il raid come ritorsione per i bombardamenti russi sulla rete energetica ucraina.

Zelensky contro Trump, la tregua energetica durata tre giorni

La pausa era cominciata domenica scorsa, quando Trump ha dichiarato in modo unilaterale un cessate il fuoco energetico. Lo stesso fine settimana il presidente americano aveva chiesto che Zelensky lasciasse l’incarico. Kiev ha sospeso i raid per tre giorni, mentre la Russia continuava a colpire centrali e sottostazioni ucraine.

Nella notte tra martedì e mercoledì Mosca ha lanciato decine di missili balistici contro le infrastrutture energetiche: a Kiev 600.000 persone sono rimaste senza elettricità. Secondo Zelensky, nell’ultima settimana gli attacchi russi hanno ucciso più di cento civili. Questa notte, ha riferito la compagnia energetica statale Naftogaz, è stato colpito anche un impianto di produzione di gas a est della capitale, che ha dovuto interrompere le attività.

Intelligence e Starshield, la leva americana su Kiev

L’Ucraina aveva accettato la richiesta di Washington anche per timore di perdere le informazioni di intelligence con cui allerta la popolazione prima degli attacchi aerei. Zelensky sostiene che questo timore si sia concretizzato comunque: in settimana Kiev non avrebbe ricevuto alcun preavviso sui lanci di missili balistici.

Il presidente ucraino riferisce che ufficiali americani avrebbero detto ai loro omologhi: «Se non vi fermate, bloccheremo l’intelligence». In seguito l’interruzione sarebbe stata presentata come un guasto tecnico. Zelensky respinge questa versione: «Non era un problema tecnico, era una scelta». Il presidente Trump e altri funzionari statunitensi negano di aver ridotto la condivisione di informazioni e di aver minacciato di farlo.

Ieri, inoltre, le forze ucraine hanno perso parte dell’accesso a Starshield, la versione militare di Starlink pagata dal Pentagono e decisiva per le comunicazioni al fronte. Il servizio sarebbe stato limitato per i dispositivi in movimento oltre le 100 miglia orarie, circa 160 chilometri orari, con effetti anche sugli attacchi a media distanza contro obiettivi militari russi. Elon Musk ha precisato che Starshield è «di proprietà e sotto il controllo del governo degli Stati Uniti» e che i limiti di velocità o di utilizzo sono decisi dalle forze armate americane e, in ultima istanza, dal presidente. Oggi l’ufficio di Zelensky ha comunicato che il servizio è stato ripristinato. Il ministero della Difesa ucraino stava ancora verificando la piena connettività dei dispositivi in movimento.

Musk è intervenuto anche sul piano politico. Su X ha scritto: «Questo massacro continuerà. È ora che Zelensky se ne vada». Zelensky ha liquidato le richieste di dimissioni come «retorica» che, a suo giudizio, rafforza soltanto Vladimir Putin.

Il diesel russo, Trump e le elezioni di midterm

La settimana scorsa Trump ha annunciato un accordo con Putin per importare diesel russo negli Stati Uniti nei prossimi mesi. Il Tesoro americano ha poi revocato le sanzioni sull’export di gasolio di Mosca introdotte nel 2022 per ridurre le risorse destinate alla guerra. I volumi restano incerti: alcune ricostruzioni parlano di milioni di tonnellate, altre di centinaia di migliaia. L’obiettivo dichiarato di Washington è contenere i prezzi dei carburanti, che minacciano le prospettive dei repubblicani alle elezioni di metà mandato di novembre.

Secondo alcune ricostruzioni, durante un vertice a Miami tra negoziatori statunitensi, ucraini ed europei gli Stati Uniti avrebbero proposto anche di scongelare una parte degli asset sovrani russi bloccati in Europa. I fondi sarebbero confluiti in un veicolo finanziario sotto supervisione americana, per rilanciare i negoziati. I Paesi europei avrebbero respinto la proposta.

Zelensky ha commentato l’intesa sul diesel: «Gli affari tra Stati Uniti e Russia sono interessanti. La domanda sarà quando arriverà il prossimo. Sicuramente sarà il gas». Ha poi attribuito a Trump un’attrazione per i leader che restano al potere per decenni, definendo Putin «il vero male». «Come può Trump essergli amico? Penso sia un errore», ha aggiunto. Kiev sarebbe disposta a sospendere di nuovo gli attacchi solo in cambio di altri intercettori Patriot di fabbricazione americana, che Zelensky considera il «minimo».

Europa divisa sui raid alle raffinerie russe

I leader europei riuniti oggi a Bruxelles hanno in larga parte sostenuto la decisione ucraina. Il primo ministro estone Kristen Michal ha auspicato che le raffinerie russe vengano «ridotte in pezzi» il prima possibile, perché con l’energia Mosca finanzia la guerra. Il premier olandese Rob Jetten ha definito l’accordo sul diesel «ridicolo»: a suo dire non inciderà sui prezzi mondiali e servirà soltanto a riempire le casse di Putin. Ha votato fuori dal coro il primo ministro bulgaro Rumen Radev: «Non sostengo attacchi contro nessuna raffineria».

Zelensky, che ieri a Londra ha incontrato re Carlo e il primo ministro britannico Andy Burnham, interverrà domani davanti ai capi di Stato e di governo dell’Unione. Chiederà sanzioni più incisive contro Mosca e un’erogazione più rapida dei fondi europei.

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