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Assalto liceo Nomentana, nel video: «Registra tutto. Raga, lasciamo aperto il cancello». Indaga la Digos

Ragazzi in nero e a volto coperto lanciano banchi e sedie contro la scuola occupata a Roma. C’è chi parla di raid neofascista, gli investigatori frenano
Byoblu·07 novembre 2026
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Un gruppo di ragazzi vestiti di nero, con il volto coperto da cappucci o caschi, ha preso d’assalto nella notte l’ingresso del liceo scientifico Nomentana di Roma, occupato dagli studenti. Contro il portone sono volati oggetti, un banco e una sedia. Sull’assalto al liceo Nomentana indaga la Digos, la Divisione investigazioni generali e operazioni speciali della Polizia, competente per i reati con possibile movente politico. L’episodio è stato presentato come un’«aggressione neofascista». Gli investigatori, allo stato, non hanno elementi per ricondurlo a una motivazione politica.

Liceo Nomentana, il video dell’assalto notturno

L’azione è stata ripresa in un filmato, circolato anche su Instagram. Le immagini mostrano alcuni giovani che scagliano oggetti contro l’ingresso dell’istituto. In sottofondo si sente una voce: «Registra tutto. Raga, lasciamo aperto il cancello».

Fonti investigative hanno confermato il video e lo stanno usando per ricostruire la dinamica. La frase si presta a letture diverse a seconda di chi l’abbia pronunciata, se uno degli assalitori o uno degli studenti all’interno. In entrambi i casi indica che quei momenti venivano documentati in tempo reale.

Digos, la matrice dell’aggressione al liceo occupato

Gli accertamenti procedono su due fronti: l’identità dei ragazzi ripresi e il movente. Chi indaga non esclude alcuna pista. L’etichetta politica che ha accompagnato la notizia si confronta per ora con la cautela degli inquirenti, per i quali non emergono elementi che attribuiscano al gesto una matrice ideologica.

C’è un precedente recente. Nei giorni scorsi un episodio dai contorni simili era stato segnalato in una scuola di una zona più periferica della città. Lì le verifiche avevano escluso il movente politico: si era trattato di vandalismo, uno dei tanti episodi registrati durante l’ondata di occupazioni che ha attraversato gli istituti romani.

Le letture possibili sono almeno tre. La prima è un’azione di gruppi dell’estrema destra contro la mobilitazione studentesca. La seconda è uno scontro tra fazioni giovanili. La terza è un raid vandalico privo di contenuto politico. Il video e l’identificazione dei partecipanti saranno decisivi per stabilire quale delle tre regga.

Occupazioni a Roma, la protesta e il ricorso alla forza

L’occupazione di una scuola è una forma di protesta discussa. Divide famiglie, dirigenti scolastici e istituzioni e può avere conseguenze legali per chi la promuove. Resta però un’iniziativa collettiva, dichiarata, condotta a volto scoperto da studenti che rivendicano uno spazio di assemblea e confronto.

Lanciare banchi contro un portone, di notte e con il viso nascosto, appartiene a un altro ordine di fatti. È il ricorso alla forza contro persone che si trovano all’interno di un edificio. Quale che sia il giudizio sull’occupazione, la responsabilità della violenza ricade su chi l’ha esercitata.

Assalto notturno, la tattica dell’intimidazione

La scelta dell’orario ha un significato preciso. Di notte i testimoni sono pochi, gli occupanti sono meno numerosi e più esposti, l’oscurità protegge chi agisce. I volti coperti indicano una preparazione e la volontà di sottrarsi all’identificazione.

Indipendentemente dal movente, l’effetto è lo stesso: comunicare agli studenti che l’edificio occupato non è un luogo sicuro. È lo schema classico dell’intimidazione, che mira a svuotare una protesta senza confrontarsi con le sue ragioni. Quando poi l’azione viene filmata e diffusa, il messaggio raggiunge un pubblico molto più ampio di quello presente davanti al cancello.

Violenza nelle scuole occupate, il nodo della prevenzione

L’episodio del Nomentana pone una questione che va oltre il singolo caso. Le occupazioni si ripetono ogni autunno, e con esse i rischi di incursioni dall’esterno. La Digos monitora da tempo gli ambienti giovanili politicizzati, a destra come a sinistra. Il punto è se disponga del personale e dell’intelligence preventiva necessari per intercettare un raid prima che avvenga.

La risposta più immediata, un presidio fisso delle forze dell’ordine davanti alle scuole, avrebbe un costo evidente. Trasformerebbe luoghi di formazione in spazi sorvegliati e renderebbe più difficile proprio l’esercizio di quel diritto di protesta che si vorrebbe tutelare. La prevenzione efficace passa dalla conoscenza del territorio, dal coordinamento con i dirigenti scolastici e da organici adeguati, più che dalla presenza armata agli ingressi.

Per ora gli investigatori lavorano sulle immagini, con l’obiettivo di dare un nome ai ragazzi ripresi nel video e di accertarne le responsabilità per l’assalto al liceo Nomentana.

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