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Politica

Vannacci cerca un asse con Steve Bannon e Alexsandr Dugin. Grillo con Musk. Meloni con la Casa Bianca. Il nuovo sovranismo globalista.

Se il sovranismo di qualche anno fa credeva di poter risolvere tutto in casa, quello di oggi ha capito di avere bisogno di fare squadra anche oltre i confini nazionali. Chi sono i candidati emergenti nella corsa ad emulare l’AFD in Italia?
Byoblu·04 ottobre 2026
Politica — Byoblu

Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, lavorerebbe a un asse internazionale che tiene insieme due mondi solo in apparenza lontani. Da una parte c’è Aleksandr Dugin, il filosofo dell’eurasiatismo considerato tra gli ispiratori ideologici del Cremlino (che manda a dire di volere l’Italia nel partenariato). Dall’altra c’è Steve Bannon, l’ex stratega di Donald Trump. Il progetto sarebbe nato in un vertice riservato in Versilia, a casa del coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, ed è emerso oggi. Lo scopo dichiarato è accreditare il partito nel circuito sovranista globale e presentarlo come l’alternativa a Giorgia Meloni. Agli occhi dei vannacciani, la premier è troppo europeista e quindi troppo filo-ucraina.

Il vertice in Versilia: chi c’era

Attorno al tavolo sedeva una decina di persone. All’ordine del giorno c’erano anzitutto i problemi interni: le nomine dei dirigenti regionali e provinciali, in Lombardia e a Milano ma non solo, che hanno scontentato parecchi iscritti. Poi si è parlato di geopolitica.

Per il fronte americano c’era Giovanni Trombetta, un passato nella finanza a New York e legami con la segreteria del vicepresidente JD Vance. A febbraio, all’Hotel Gallia di Milano, aveva incontrato i nazionalisti al seguito di Vance. Per il fronte eurasiatico c’era il «barone nero» Roberto Jonghi Lavarini, esponente della destra lombarda, frequentatore del consolato russo a Milano e vicino a Dugin. Con lui l’avvocato Renato Maturo, ex collaboratore di Ignazio La Russa.

Al tavolo c’era anche la contessa georgiana Lali Panchulidze, vicepresidente di Aristocrazia europea e presidente dell’Acigea. Lei però starebbe ancora valutando l’operato del generale. Al telefono è intervenuto Pietro Veniamin Andrejevich Stramezzi, presidente del circolo Amici della Russia imperiale Terza Roma. Stramezzi vanta contatti con la Duma e con Anton Kobyakov, consigliere di Vladimir Putin. Vannacci si sarebbe limitato a un breve saluto insieme alla moglie, Camelia Mihailescu. La regia era tutta di Simoni.

Le due direttrici: gli ortodossi e l’asse Mosca-Washington

I piani sarebbero due. Il primo è un avvicinamento alla comunità ortodossa in Italia, attraverso l’Unione delle Comunità Cristiane Ortodosse, Copte e Orientali, di cui Panchulidze è portavoce. Il secondo è il ponte tra ultranazionalisti russi e patrioti americani. Con Dugin si vorrebbe già fissare un primo collegamento da remoto.

Il veicolo dovrebbe essere un think tank ufficiale, una sorta di comitato culturale. Tra i promotori viene indicato Onelio Onofrio Francioso. Il modello è l’AfD tedesca, già alleata di Vannacci nel gruppo Europa delle Nazioni Sovrane al Parlamento europeo.

Le crepe in casa: Corona e il vademecum

Mentre si guarda a Mosca e a Washington, il cortile di casa scricchiola. A Marina di Pietrasanta Vannacci ha incontrato Fabrizio Corona per mezz’ora. Prima c’era stato un colloquio con Simoni. L’obiettivo sarebbe rilanciare il consenso sui social, dove la spinta del partito si sarebbe affievolita. Un coordinatore locale l’ha commentata così: «Ci mancava solo questa. Invece di pensare ai territori Vannacci si dà al gossip».

Poi c’è il caso del vademecum anti-LGBT di Futuro Nazionale. Si tratta di un documento intitolato «Note di linguaggio», che sarebbe circolato nelle chat degli iscritti milanesi. Contiene tredici domande scomode dei giornalisti e altrettante risposte preconfezionate. L’autore sarebbe Francesco Cosimato, generale di brigata in congedo e presidente del Centro Studi Sinergie, descritto anche lui come vicino a Dugin. Tra i passaggi riportati c’è questo: l’omosessualità sarebbe «una condizione personale, non un diritto». Sulla Russia, ai militanti si suggerirebbe di dire che non apprezzano «la propaganda putiniana». Poi però dovrebbero dedicare il resto della risposta a smontare quella occidentale. Sul documento e sul programma del partito si allunga anche l’ombra di un’indagine della procura militare di Roma, aperta dopo la denuncia di un sindacato.

Bannon con Vannacci, Musk con Grillo?

Come già riportato su queste pagine, Andrea Stroppa ha incontrato qualche giorno fa Beppe Grillo all’Hotel Forum di Roma. Stroppa è indicato dalla stampa italiana come l‘uomo di Elon Musk in Italia. Si parla anche di un possibile investimento di Musk in un movimento «del futuro» di cui il fondatore dei Cinque Stelle sarebbe promotore e ispiratore.

L’America insomma non parla all’Italia con una voce sola. L’amministrazione Trump, con Vance in prima fila, dialoga con Palazzo Chigi. Meloni resta l’interlocutrice istituzionale, allineata a Washington sulla sostanza dei dossier che contano. Steve Bannon cercherebbe invece una sponda più radicale, ed è tentato da Vannacci, che potrebbe considerare un candidato adatto. Il mondo tecnologico e libertario di Musk, infine, potrebbe puntare su un outsider capace di parlare a un elettorato trasversale e disilluso, come quello che fu di Grillo. Bannon e Musk, del resto, si sono scontrati pubblicamente più di una volta: il divorzio tra populismo identitario e tecnodestra è una frattura reale del fronte MAGA.

Il nuovo sovranismo globalista.

Vannacci intercetta una domanda reale, quella di chi non accetta la linea di Bruxelles sull’Ucraina e vede un deficit democratico nelle istituzioni europee. È uno spazio che Giorgia Meloni, prudente e misurata sul fronte interno (dato il ruolo istituzionale), ha lasciato scoperto. E per questo i sondaggi stimano Futuro Nazionale più o meno all’8%. Salvini, dal canto suo, che a Vannacci ha dato un ruolo, a Bruxelles, per poi vedersi abbandonato, è legato al Governo dalla vice-presidenza del Consiglio dei Ministri, ruolo che gli impone di essere misurato per non mettere in fibrillazione l’intera maggioranza e la tenuta del Governo a rischio. Affronta un Congresso a breve, ma potrebbe tornare sulla scena con forza, riprendendosi i punti ceduti al Generale, non appena la campagna elettorale sarà ai blocchi di partenza. Anche la Lega del resto, che con le sue due anime (quella sovranista e quella di governo) sa parlare con Bruxelles ma anche con Mosca, è un candidato naturale a rappresentare le istanze delle nuove destre emergenti in Italia e a raccogliere la recrudescente ondata sovranista europea, che anche in Italia sembra avere la possibilità di divampare.

Insomma, se il sovranismo di qualche anno fa credeva di poter risolvere tutto in casa, quello di oggi ha capito di avere bisogno di fare squadra anche oltre i confini nazionali, per sconfiggere gli eredi di quell’internazionale progressista che, attraverso i suoi think thank, i suoi gangli di potere incistiti in tutti gli apparati istituzionali, finanziari e burocratici, sanno benissimo coordinarsi e che da tempo imprimono al mondo una direzione famelica, guerrafondaia e predatoria, mascherata da socialismo peloso.

L’autunno sarà cruciale per definire strategie ed alleanze, anche internazionali.

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