Putin: esercitazioni NATO nel Baltico rappresentano un’escalation.

Vladimir Putin ha definito oggi un’escalation le esercitazioni militari occidentali nel Mar Baltico e i tentativi di fermare o sequestrare navi russe. Lo ha detto alla sessione plenaria del Valdai Club, il forum annuale che riunisce a Sochi esperti russi e stranieri ed è uno dei canali con cui il Cremlino presenta la propria visione del mondo. «Le esercitazioni nel Mar Baltico, una dopo l’altra, e i tentativi di fermare le nostre navi e imbarcazioni: tutto questo rappresenta l’escalation di cui ho parlato nel mio discorso», ha dichiarato il presidente russo. Nello stesso intervento ha respinto come «assurda» la proposta di sospendere gli attacchi a lunga distanza tra Russia e Ucraina.
Kaliningrad, il punto più caldo del Baltico
Il discorso arriva pochi giorni dopo una lettera inviata da Mosca alla NATO. In quel testo la Russia si diceva pronta a usare «l’intero arsenale» in risposta a esercitazioni che, secondo il Cremlino, avrebbero simulato l’isolamento di Kaliningrad. L’exclave russa è incastonata tra Polonia e Lituania, entrambe Paesi NATO, e ospita la Flotta del Baltico. Con l’ingresso nell’Alleanza della Finlandia nel 2023 e della Svezia nel 2024, il Baltico è circondato quasi interamente da Paesi atlantici. Restano fuori soltanto Kaliningrad e il Golfo di San Pietroburgo.
Putin ha fornito la sua interpretazione della lettera: «Non è una minaccia, ma una risposta a un tentativo di minacciare la Russia». Secondo l’agenzia russa Tass, ha aggiunto che in caso di attacco diretto «diventerebbe inevitabile l’uso da parte russa di tutte le armi disponibili». Ha precisato però che rispondere con tutti i mezzi non significa automaticamente ricorrere all’atomica. Ha anche osservato che «non possiamo essere certi che le principali potenze non impiegheranno armi di distruzione di massa, dobbiamo evitarlo».
Quanto ai «tentativi di fermare le navi», il riferimento più probabile è ai controlli e ai fermi di petroliere che diversi Paesi europei attribuiscono alla cosiddetta flotta ombra, usata per esportare greggio russo aggirando le sanzioni.
La risposta di Bruxelles e Berlino
La Commissione europea ha replicato per bocca del portavoce Christian Wigand: «La Nato ha reagito chiaramente e noi accogliamo con favore tale reazione. Naturalmente condanniamo la retorica nucleare irresponsabile della Russia. Non cadremo nella trappola russa e non amplificheremo le tattiche di Mosca basate su intimidazione e allarmismo».
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha scritto su X: «Non ci lasciamo impressionare dagli attacchi ibridi della Russia. […] In quanto Nato, rispondiamo rapidamente e con chiarezza. Non allentiamo il nostro sostegno all’Ucraina». L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato all’unanimità una risoluzione che chiede agli Stati membri risposte «coordinate ed efficaci» contro quella che definisce la minaccia degli attacchi russi. Pesa anche il caso dell’Estonia: il ministro degli Esteri Margus Tsahkna accusa i servizi russi di aver ordinato un incendio doloso a Tallinn ad agosto. Il Cremlino respinge le accuse.
«Non attaccheremo nessuno, né nel 2030 né nel 2050»
Putin ha detto che la Russia «non ha intenzione di attaccare nessuno, né nel 2029, né nel 2030, né nel 2050». Ha bollato a sua volta come escalation le dichiarazioni di alcuni governi europei che parlano di prepararsi a una guerra con Mosca entro la fine del decennio.
Sull’Ucraina ha ripetuto la tesi del Cremlino: «Non abbiamo cominciato noi la guerra, la guerra è stata cominciata contro di noi». Ha fatto risalire l’origine del conflitto al 2014 e alla destituzione del presidente filorusso Viktor Yanukovich. Ha sostenuto che la Russia è stata messa deliberatamente in condizione di doversi «difendere con le armi» e che i suoi avversari puntavano a infliggerle una «sconfitta strategica».
Sui negoziati, Putin ha detto che Mosca vuole chiudere le ostilità «il prima possibile e attraverso i negoziati». Ha attribuito a Kiev lo stop ai colloqui e ha definito «difficili» le proposte presentate da Donald Trump, senza spiegarne il contenuto. La proposta che ha liquidato come assurda prevedeva lo stop ai raid ucraini sulle raffinerie russe e a quelli russi sulle navi ucraine nel Mar Nero. Le fonti non chiariscono chi l’abbia avanzata.
Le mani tese all’Italia
Un passaggio riguarda direttamente Roma. «Che l’Unione europea duri o meno e che l’Italia rimanga membro non ci riguarda», ha detto Putin, definendo l’Italia «parte del partenariato eurasiatico». Si è detto pronto a un dialogo con l’Ue o con i singoli Paesi «senza condizioni preliminari», a patto che nessuna condizione venga posta neppure dall’altra parte. Ha paragonato il divieto di parlare con Mosca, imposto secondo lui da alcuni leader europei, a «un diktat ancora più severo di quello dell’epoca sovietica».
Il fronte
Sul terreno la guerra non rallenta. A Sumy un attacco russo ha ucciso due persone e ne ha ferite quindici. A Kiev un raid su un distributore di benzina ha provocato due morti e nove feriti. I droni hanno colpito il ponte Pivdennyi sul Dnepr, la prima volta per un ponte della capitale dall’inizio dell’invasione. Il sindaco Vitali Klitschko ha riferito tre attacchi in un giorno. In una scuola del quartiere Solomenskyi è divampato un incendio: oltre cento studenti e sessanta insegnanti si erano già messi al riparo nel rifugio. Kiev, dal canto suo, ha reso pubblica l’Operazione Vivaldi, una controffensiva nel nord della regione di Donetsk, nell’area di Lyman. Putin sostiene invece che l’avanzata russa stia accelerando. All’Onu Volodymyr Zelensky ha chiesto di fermare il leader russo: «Non può vivere senza guerra».
Il contesto
Il conflitto è esploso su larga scala nel febbraio 2022, ma le sue radici risalgono al 2014: la rivolta di Maidan, l’annessione russa della Crimea e la guerra nel Donbass. Gli accordi di Minsk, firmati tra il 2014 e il 2015 per pacificare l’est ucraino, non sono mai stati applicati, e ciascuna parte ne attribuisce la colpa all’altra. Nel 2022 l’ex cancelliera Angela Merkel ha dichiarato che quegli accordi servirono anche a dare tempo all’Ucraina per rafforzarsi. Mosca cita quella frase come prova della malafede occidentale. Il Cremlino indica poi nell’allargamento della NATO verso est la causa strutturale della crisi.
Una spirale in cui ognuno si dichiara in difesa
Resta poi aperta la questione della protezione americana. L’articolo 5 del Trattato NATO impegna ogni alleato ad assistere chi viene attaccato con le azioni che «giudica necessarie», senza imporre un intervento militare automatico. Un’Europa che ha paura di non essere più difesa dagli USA e che alza il tono verso Mosca, lo fa mentre il presidente americano tratta direttamente con il Cremlino. Il contenuto delle «proposte difficili» di Trump, per ora, non è stato reso pubblico.