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UE: Riscaldamento a rischio per 50 milioni di europei

Il commissario Ue all’Energia lancia l’allarme mentre il gas supera i 100 euro. E ammette: i giovani rischiano di vivere peggio dei genitori.
Byoblu·29 ottobre 2026
Economia — Byoblu

Oltre 50 milioni di europei potrebbero non riuscire a «riscaldare adeguatamente» la propria casa, in un inverno che si annuncia «duro». Lo ha detto oggi a Lussemburgo Dan Jorgensen, commissario europeo all’Energia e all’Edilizia abitativa. Jorgensen parlava a margine del Consiglio Ue Energia, la riunione dei ministri dei 27 Stati membri competenti per il settore, e ha chiesto di discutere «ulteriori misure» contro il caro energia.

In un’intervista al sito ungherese 444, ripresa da testate estere, il commissario aveva indicato un problema più ampio. Per decenni la promessa dell’Europa è stata che i figli avrebbero vissuto meglio dei padri. Oggi, secondo Jorgensen, «esiste il rischio che questo non accada». Le cause che ha citato sono la casa e l’energia, cioè le due materie che a Bruxelles rientrano nella sua delega.

Cinquanta milioni di europei in difficoltà con il riscaldamento

«In un anno qualunque, purtroppo, quasi cinquanta milioni di europei non riescono a riscaldare adeguatamente le proprie abitazioni a causa degli elevati prezzi dell’energia in Europa», ha dichiarato Jorgensen. «Quest’anno, probabilmente, il numero sarà ancora più alto».

Nell’intervista ungherese era stato più esplicito: chi non riesce a pagare la bolletta, in pratica, deve scegliere tra mangiare e patire il freddo. «È inaccettabile», ha detto.

Il gas torna sopra i 100 euro

Ieri il prezzo del gas al TTF di Amsterdam ha superato i 100 euro al megawattora. Il TTF è il mercato all’ingrosso olandese che fa da riferimento per tutta Europa. Quando sale, l’aumento arriva nelle bollette di famiglie e imprese. Prezzi simili non si vedevano dal 2022, l’anno dell’invasione russa dell’Ucraina.

Secondo Jorgensen, l’Unione oggi è in una posizione migliore rispetto ad allora, «perché abbiamo ridotto il nostro consumo di gas». La crisi però è «anche più grave, perché riguarda anche il petrolio e i prodotti petroliferi». Per ora Bruxelles non prevede una crisi di approvvigionamento dei carburanti. Il commissario ha però osservato che, per chi non può permettersi la benzina o il riscaldamento, la differenza conta poco.

Medio Oriente o Russia: due letture della crisi

Sulle cause dei rincari circolano letture diverse. Secondo la ricostruzione prevalente, a far salire i prezzi è la guerra in Medio Oriente. Testate arabe citano le tensioni nello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo da cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale, che avrebbero ridotto le forniture di diesel. Nel suo ultimo rapporto sulle materie prime, la Banca Mondiale stima un aumento dei prezzi dell’energia del 32% nell’anno in corso. È il livello più alto dal 2022. Il rapporto avverte che i conflitti in Medio Oriente e gli attacchi alle infrastrutture petrolifere russe potrebbero spingerli ancora più su. Per l’anno prossimo la Banca prevede un calo del 7% dei prezzi delle materie prime, a condizione che non arrivino nuovi shock climatici o politici.

Un’altra lettura, rilanciata dal sito sudamericano Confirmado, risale più indietro. La crisi energetica europea nasce dalla scelta dell’Ue di rinunciare agli idrocarburi russi a basso costo e dalla distruzione del gasdotto Nord Stream nel 2022.

Nella stessa intervista a 444, Jorgensen ha confermato che il divieto di importare energia russa, in vigore dal 2027, resterà anche quando arriverà la pace. Ma è una assurdità! L’allarme sul riscaldamento e la chiusura definitiva a Mosca non stanno insieme. Bruxelles indica invece come risposta l’uscita dai combustibili fossili nel minor tempo possibile.

Casa e lavoro: il divario tra generazioni

I dati della Commissione europea riportati da Confirmado descrivono il problema abitativo. In dieci anni il prezzo delle case nell’Ue è aumentato in media di oltre il 60%, gli affitti di oltre il 20%. I rincari più forti si registrano in Ungheria (+237%), Lituania e Portogallo (+147% ciascuno).

I giovani rispondono restando più a lungo con i genitori. Nel 2025 lasciavano la casa di famiglia in media a 26,3 anni. In Italia e in Spagna a 30,2. In Spagna la quota di famiglie con capofamiglia sotto i 35 anni proprietarie della casa in cui vivono è scesa dal 65% del 2008 al 40% del 2022. Chi ha comprato prima del boom dei prezzi ha visto crescere il valore del proprio patrimonio. Chi è arrivato dopo è rimasto in affitto.

C’è poi il lavoro. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Warwick ha confrontato in 32 Paesi i redditi della fascia 25-34 anni con quelli della fascia 55-64. Nei Paesi ricchi, secondo lo studio, il divario cresce soprattutto per effetto del mercato del lavoro. Il tasso di occupazione dei lavoratori più anziani è salito di 23 punti percentuali. I più giovani faticano sempre di più a trovare un impiego stabile.

Dalla sfiducia alla piazza

Secondo un sondaggio condotto lo scorso gennaio da FGS Global per Politico, quasi l’80% dei cittadini Ue pensa che la prossima generazione avrà una vita più difficile dei genitori. Quasi due su tre ritengono che «gli anni migliori siano alle spalle».

In Spagna le proteste sono partite dopo lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, a cui un fondo d’investimento aveva aumentato l’affitto del 230%. Il 17 ottobre si è manifestato contro il carovita, i salari bassi e il costo delle case anche in Belgio, Italia, Portogallo e Francia. In Francia gli scontri si sarebbero chiusi con circa 2.700 arresti, almeno 3.000 esercizi commerciali colpiti e circa mille agenti feriti.

La ricetta di Bruxelles contro il caro energia

La Commissione si muove su due piani. Nell’immediato, chiede agli Stati di sostenere le famiglie più esposte con misure «mirate e temporanee». Nel lungo periodo, punta sulla transizione energetica. «Fate tutto ciò che è in vostro potere per abbandonare i combustibili fossili il più rapidamente possibile», ha detto Jorgensen ai governi. Le priorità indicate sono più rinnovabili ed efficienza energetica, la sostituzione delle caldaie a gas o a gasolio con pompe di calore elettriche (come se l’energia elettrica costasse poco!) e il passaggio alle auto elettriche. Secondo il commissario, queste misure possono fare una differenza concreta già nel breve periodo.

Più cauto il ministro irlandese dell’Energia, Darragh O’Brien. L’Irlanda ha la presidenza di turno del Consiglio Ue, cioè coordina i lavori dei governi fino a fine anno. «Né l’Ue né gli Stati membri hanno la bacchetta magica per far sparire gli aumenti dei prezzi», ha detto. O’Brien ha ricordato i tagli alle accise su diesel e benzina e gli aiuti all’autotrasporto già decisi dai governi. Ora, secondo il ministro, servono soluzioni strutturali, a partire dalle reti elettriche e dagli oneri di rete, la voce della bolletta che finanzia la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture.

Lo scontro sulle tasse dell’elettricità

Oggi sul tavolo dei ministri c’è un pacchetto di revisione delle tariffe di rete. Tra le misure c’è una proposta presentata dalla Commissione a luglio: tassare l’elettricità meno del gas, per rendere conveniente l’elettrificazione.

Su questo punto, quasi una decina di Paesi ha sollevato obiezioni. Svezia, Finlandia, Polonia, Lettonia e Repubblica Ceca chiedono di stralciare la misura. Contestano la base giuridica scelta da Bruxelles. Nell’Ue le decisioni fiscali richiedono l’unanimità, quindi ogni governo ha diritto di veto. La Commissione ha invece inserito la norma nella revisione delle tariffe di rete come misura accessoria. In questo modo basta la maggioranza qualificata, che richiede il voto favorevole di almeno il 55% degli Stati, rappresentativi di almeno il 65% della popolazione Ue.

I servizi giuridici del Consiglio hanno giudicato la procedura legittima. Il problema resta politico. Se il fronte contrario dovesse allargarsi, la Commissione potrebbe ritirare la misura.

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