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Lo sfondo va bene. Cambia solo il titolo. AL SUD SI VIVE MENO PERCHÉ C’È MENO CULTURA – ZECCHI A UNOMATTINA

Il filosofo lega alla cultura il divario di salute tra Nord e Sud. Maria Soave lo corregge in diretta: contano servizi, stipendi, viaggi sanitari.
Byoblu·05 novembre 2026
Salute — Byoblu

Il filosofo Stefano Zecchi ha spiegato in diretta su Rai 1 il divario di salute tra Nord e Sud con la cultura dei cittadini. È accaduto stamattina a UnoMattina News, il programma condotto da Tiberio Timperi e Maria Soave, durante un dibattito su uno studio Istat sull’aspettativa di vita. I due conduttori lo hanno contraddetto subito, indicando servizi, redditi e viaggi sanitari come cause concrete.

Stefano Zecchi a UnoMattina, i dati Istat sul divario Nord-Sud

La grafica in studio riassumeva il quadro: al Nord si vive un anno e mezzo in più che al Sud. Il servizio rilanciava i dati sulla speranza di vita in buona salute, cioè gli anni che una persona può attendersi di vivere senza limitazioni dovute a malattie. In Calabria questa soglia si ferma a 52,6 anni. A Bolzano sfiora i 68. Fra i due estremi del Paese corrono oltre quindici anni di vita in salute.

«Come se lo spiega?», ha chiesto Timperi al suo ospite.

Zecchi e la «propria cultura»: la tesi sull’aspettativa di vita

Zecchi ha proposto come ipotesi «la propria cultura». «Sono convinto che quanto più c’è capacità di comprensione delle situazioni tanto più riesci a difenderti e migliorarti. Per esempio sapere cosa devi mangiare, come puoi curarti, come puoi aggiornarti, studiare», ha detto. Poi, dopo aver ribadito il proprio rispetto per il Meridione, dove «per tanti aspetti si sta magnificamente», ha concluso che «può essere che l’ipotesi sia proprio questa cioè dove c’è più cultura c’è anche più capacità di orientarsi nella propria gestione di vita».

Timperi è intervenuto subito: «Professore, io ho sempre condiviso il suo punto di vista però qui pencoliamo un pochino». Più netta Maria Soave: «Professore, non possiamo dire che al Sud c’è meno cultura, forse c’è più difficoltà in qualche modo. C’è quello che si chiamano i viaggi sanitari, ci sono anche persone che si ammalano e non riescono a star bene, non credo che sia soltanto la cultura e penso ci siano altre ragioni».

Zecchi ha mantenuto la sua posizione. «Quando vi parlo di cultura significa una questione complessiva di valutazione delle situazioni in cui uno vive», ha precisato, aggiungendo che a Bolzano, «vivendo con sensatezza, con razionalità e di buon senso», si vive bene, e che a un certo punto «le scelte diventano anche delle condizioni di vita».

In chiusura Soave ha ripreso la parola: «Al Nord ci sono più opportunità, ci sono stipendi mediamente più alti, spesso servizi sociali più efficienti. Questa non è una condanna per il Sud ma deve essere uno stimolo alle regioni del Sud per correre di più».

Speranza di vita al Sud, le cause materiali del divario

La tesi di Zecchi contiene un elemento noto agli studi di sanità pubblica: il livello di istruzione è uno dei fattori che influenzano la salute. Chi ha studiato di più, in media, fa più prevenzione e si orienta meglio nel sistema delle cure.

Quel livello di istruzione, però, dipende a sua volta da scelte pubbliche: la qualità delle scuole, la diffusione del tempo pieno, l’offerta universitaria, la capacità di trattenere i giovani laureati che da decenni lasciano il Mezzogiorno. E la conoscenza da sola serve a poco quando mancano gli strumenti per metterla in pratica. Sapere che uno screening è utile non accorcia una lista d’attesa di mesi. Sapere cosa mangiare richiede un reddito sufficiente per comprarlo.

I viaggi sanitari citati da Soave sono il segnale più evidente del problema. Quando una cura non è disponibile vicino a casa, i pazienti del Sud si spostano verso gli ospedali del Nord. Le famiglie sostengono spese di viaggio e soggiorno, mentre le regioni di partenza rimborsano le prestazioni a quelle di arrivo, trasferendo risorse dalla sanità meridionale a quella settentrionale.

A questo si aggiungono il lavoro precario e sommerso, redditi più bassi e territori segnati da gravi criticità ambientali, da Taranto alla Terra dei fuochi.

Nord e Sud, la cultura come spiegazione e gli investimenti mancati

Sul piano politico, la lettura culturale sposta l’attenzione dalle istituzioni ai singoli cittadini. Il divario di salute dipende in larga parte da decisioni prese nei palazzi: i criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, che a lungo hanno premiato le regioni con popolazione più anziana; i piani di rientro dal deficit, che per anni hanno bloccato assunzioni e investimenti in diverse regioni meridionali; la carenza di medici e presidi sul territorio.

Le responsabilità delle classi dirigenti locali sono reali e documentate da sprechi, gestioni opache e commissariamenti. Ricondurre tutto alla mentalità dei meridionali, tuttavia, lascia fuori dal discorso la spesa pubblica, che resta la leva su cui la politica può intervenire. Spiegare il divario con la cultura del Sud, in un Paese dove il Nord dispone di servizi sanitari migliori e redditi più alti, finisce per allontanare il tema degli investimenti, l’unico che richiede scelte e risorse.

Il dato Istat che ha aperto il dibattito resta il punto di partenza: in Calabria la vita in buona salute si ferma a 52,6 anni, a Bolzano arriva quasi a 68.

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